Nel primo trimestre del 2014 il potere d’acquisto delle famiglie italiane è sceso dello 0,2% in un anno, tenendo conto dell’inflazione. Il reddito disponibile è rimasto invariato sul trimestre precedente ma è aumentato dello 0,6% in un anno. La spesa per consumi finali è aumentata dello 0,2% sia in termini tendenziali che congiunturali. Sono i dati diffusi oggi dall’Istat. Coldiretti: “Per le vacanze gli italiani spenderanno il 25% in meno rispetto al 2008”. Federconsumatori e Adusbef: “Esagerato parlare di ripresa consumi”. Adiconsum: “Necessari interventi di rilancio”.
Cresce leggermente la propensione al risparmio delle famiglie consumatrici che, al netto della stagionalità, è stata pari al 10% nel primo trimestre del 2014, in diminuzione dello 0,2% rispetto al trimestre precedente ma in aumento dello 0,4% rispetto al primo trimestre del 2013. Il tasso di investimento delle famiglie è stato pari al 6,2%, risultando invariato rispetto al trimestre precedente ma in diminuzione dello 0,1% nei confronti del primo trimestre del 2013.
La quota di profitto delle società non finanziarie, pari al 39,2%, è diminuita di 0,5 punti percentuali rispetto al trimestre precedente mentre ha segnato un aumento di 0,3 punti percentuali rispetto al corrispondente periodo del 2013. Il tasso di investimento delle società non finanziarie è sceso al 19,3%, segnando una diminuzione di 0,3 punti percentuali sia rispetto al trimestre precedente, sia nei confronti del corrispondente periodo del 2013.
Secondo Coldiretti l’effetto più immediato della riduzione del potere di acquisto è il taglio del budget delle vacanze estive degli italiani che quest’anno spenderanno il 25% in meno rispetto all’inizio della crisi nel 2008. “La riduzione del potere di acquisto non incide però solo sui momenti di svago ma anche – sottolinea la Coldiretti – sulla vita quotidiana con i consumi alimentari che nel 2014 hanno toccato il fondo e sono tornati indietro di oltre 30 anni. All’inizio del 2014 – sottolinea la Coldiretti – sono ulteriormente crollati gli acquisti delle famiglie che dicono addio dalla pasta (-5%) all’extravergine (-4%), dal pesce (-7%) alla verdura fresca (-4%) nei primi due mesi rispetto allo stesso periodo del  2013 con un taglio medio pari al 2% nella spesa. La spesa alimentare  precisa la Coldiretti –  rappresenta la seconda voce dei budget familiari dopo la casa e ha una incidenza crescente per le classi economicamente piu’ deboli. Un miglioramento – conclude la Coldiretti – è atteso per la seconda parte del 2014 quando si faranno sentire gli effetti strutturali del bonus di  80 euro che avrà i suoi effetti maggiormente sulla spesa delle famiglie.
Secondo Federconsumatori e Adusbef è “decisamente esagerato parlare di ripresa della spesa delle famiglie”, dato che non risulta nemmeno lontanamente dalle loro rilevazioni. Forse una spinta concreta potrebbe arrivare se il Governo ampliasse i benefici del bonus di 80 euro. “Secondo le nostre stime, così formulato, il bonus potrebbe comportare una lieve risalita della domanda di mercato del +0,4%. Stima ridimensionata alla luce della batosta TASI, che in assenza o con detrazioni risibili, comporterà gravissime ricadute per i cittadini, specialmente per 5 milioni di famiglie che non pagavano l’IMU”.
“Se, come auspichiamo, il bonus di 80 euro fosse esteso anche a pensionati, incapienti e famiglie numerose la ripresa si avvicinerà al +0,8 / +0,9%. Ma per imprimere una vera e propria svolta alla domanda interna la parola d’ordine è lavoro – dichiarano Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti, Presidenti di Federconsumatori e Adusbef – Rilanciare l’occupazione, specialmente quella giovanile, è la strada maestra per restituire potere di acquisto delle famiglie (non solo quelle giovani, ma tutte, dal momento che attualmente la mancanza di reddito dei più giovani ricade sui bilanci di genitori e nonni). La ripresa del potere di acquisto, a sua volta, darebbe nuova spinta ai consumi, rimettendo in moto l’intera economia”.
“I dati sul reddito – dichiara Pietro Giordano, Presidente nazionale di Adiconsum – manifestano una sostanziale invariabilità rispetto ai dati precedentemente acquisiti. Ciò riconferma la necessità di interventi che rilancino i consumi. Adiconsum – continua Giordano –  è convinta che l’esperienza sperimentata con la detassazione per interventi di ristrutturazione e di riqualificazione energetica della propria abitazione (65%) e per l’acquisto di mobili ed elettrodomestici (50%) sia uno degli strumenti necessari  per incentivare i consumi nel Paese. Defiscalizzazione che deve essere orientata verso prodotti e servizi che abbiano la caratteristica della sostenibilità ambientale e sociale (ad es. la macchina elettrica o ibrida piuttosto che l’auto a benzina o diesel, la sanità integrativa mutualizzata piuttosto che le cliniche private e costose, ecc.).

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