I consumi continuano a trainare la crescita della ricchezza nazionale (Pil) e gli investimenti delle imprese sono in ripresa. Lo afferma l’Istat nella nota mensile sulla situazione economica del Paese relativa al mese di maggio. Ma le buone notizie si fermano qui. L’Istat infatti prevede un rallentamento a breve dell’economia italiana e deflazione dietro l’angolo. “Poiché le attese delle imprese e gli ordinativi della manifattura registrano alcuni segnali di debolezza”, si legge nella nota, “l’indicatore anticipatore segna un’ulteriore discesa, suggerendo il rallentamento nel ritmo di crescita nel breve termine”.
Lo scarso dinamismo dell’economia, causa della deflazione, è principalmente dovuto ai prezzi negativi o prossimi allo zero previsti per i mesi estivi, in un contesto internazionale che non presenta particolari mutamenti sostanziali. Un’inversione di tendenza potrebbe verificarsi in autunno quando i consumi nazionali interni (se in ripresa), spingeranno i prezzi verso l’alto.
La prospettiva che i consumi rappresentino il principale motore della crescita del Paese, non convince del tutto le associazioni dei consumatori. “Questa ripartenza,” segnalano da Unione Nazionale Consumatori, “riguarda solo quel 50% di famiglie che, anche durante la crisi, riusciva comunque ad arrivare a fine mese oppure quei pochi che hanno trovato lavoro, secondo gli ultimi dati Istat 215 mila nuovi occupati in un anno. Sono ancora fermi, invece, i consumi di quel 50% della popolazione in difficoltà”.
“Ecco perché questa spinta, che come dice anche l’Ocse è il driver della crescita, va incoraggiata con politiche fiscali mirate a sostenere il reddito disponibile del ceto medio e dei meno abbienti, che hanno una maggiore propensione marginale al consumo. Solo così avremo una ripresa degna di nota e la spesa delle famiglie potrà aumentare oltre gli zero virgola”, ha aggiunto il segretario nazionale UNC, Massimiliano Dona.
Altri commenti arrivano da Federconsumatori e Adusbef, secondo le quali “è necessario che il Governo prenda in mano la situazione e si decida a trasformare in una svolta concreta i timidi segnali provenienti dal sistema economico”, dichiarano Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti. “In tal senso è urgente e indispensabile capire che il lavoro è il vero problema del Paese e che bisogna attuare, in maniera determinata e perentoria, quel Piano Straordinario per il Lavoro che invochiamo da tempo, convogliando su di esso tutte le risorse”. Un piano che punti su sviluppo tecnologico e la ricerca; realizzazione di opere di messa in sicurezza di scuole e ospedali; la modernizzazione di infrastrutture, reti e trasporti; l’avvio di un programma per lo sviluppo e la valorizzazione dell’offerta turistica nel nostro Paese.
Il rilancio dell’occupazione consentirebbe, secondo l’opinione delle due associazioni, una redistribuzione dei redditi ed una ripresa della domanda interna in grado di dare nuove prospettive all’economia, di dare stabilità a vigore agli incerti andamenti che ancora la caratterizzano. “Dare un’occupazione ai giovani senza lavoro, non lo dimentichiamo, significa dare ossigeno alle famiglie che attualmente rappresentano il vero sistema di welfare, con una spesa di circa 400-500 euro al mese per mantenere figli e nipoti disoccupati. Dare risposte e opportunità a questi giovani e a queste famiglie significa voler davvero cambiare marcia e innestare i presupposti per una vera, concreta, strutturale ripresa del nostro sistema economico”.


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