Nel 2016, le famiglie hanno aumentato la spesa per consumi (+1,3%) in misura inferiore rispetto alla crescita del reddito disponibile (+1,6%); di conseguenza, la propensione al risparmio delle famiglie sale all’8,6% (+0,2 punti percentuali). Lo rileva l’Istat che ha diffuso oggi la nota relativa ai “Conti nazionali per settore istituzionale per gli anni 2014-2016”. Il potere di acquisto delle famiglie registra nel 2016 lo stesso tasso di crescita del reddito nominale (+1,6%) in quanto il deflatore dei consumi privati risulta invariato.famigliaA pesare è stata soprattutto la pressione fiscale che ha inciso sul reddito disponibile delle famiglie per il 16,6%.

Le prestazioni sociali nette ricevute dalle famiglie sono cresciute dell’1,4% nel 2016. “Nel dettaglio delle diverse componenti”, si legge nella nota, “si registra un aumento dello 0,8% delle pensioni e delle rendite; le indennità, riferite in particolare a disoccupazione e maternità, crescono del 7,5%, le prestazioni complementari (assegni familiari, assegno di integrazione salariale) dell’1,8% e le misure dirette al sostegno del reddito del 2,7%. In quest’ultima categoria sono inclusi i sussidi che segnano un aumento del 4,2%, dopo essere triplicati nel 2014 e aumentati del 35% nel 2015. I contributi sociali netti versati dalle famiglie crescono nel complesso dell’1,3%: i contributi effettivi e figurativi a carico dei datori di lavoro aumentano dell’1,5%, quelli a carico dei lavoratori dipendenti dello 0,6%, quelli effettuati dai lavoratori autonomi e dalle persone non occupate dell’1,7%”.

Il fatto che la spesa per consumi sia salita in misura inferiore rispetto al reddito disponibile, dimostra che anche le famiglie che riescono ad arrivare a fine mese sono restie a mettere mano al portafoglio, non avendo fiducia nel futuro. L’incertezza per la propria condizione economica ed il rischio di manovre correttive non facilita la ripresa, riducendo la propensione al consumo”, afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.

“Quanto al rialzo del potere d’acquisto, è merito solo della deflazione, che non si registrava dal 1959. La cosa più grave, comunque, è che la situazione peggiora invece di migliorare: la spesa per consumi finali, infatti, scende dal +1,5% del 2015 al + 1,3% del 2016”, conclude Dona.

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