La crisi sta mettendo in ginocchio le maggiori economie europee e l’Italia è sicuramente tra i paesi che più stanno soffrendo la ricaduta recessiva, il feroce credit crunch e la bassa redditività: tra i vuoti di domanda, che si aggiungono a quelli già scavati dalla crisi nel 2008-2009, e il credit crunch che fa mancare l’ossigeno al manifatturiero italiano, il Paese ha un grande bisogno di una politica industriale strategica per uscire dalla crisi. E’ il messaggio forte e chiaro che arriva dal Centro Studi di Confindustria, secondo cui l’Italia per produzione manifatturiera è scivolata in ottava posizione, dietro India, Brasile e Corea del Sud.
Mentre i paesi emergenti accelerano e occupano quote di produzione e di commercio globali, nei paesi della UE-15 si osserva una relazione diretta tra calo dell’attività industriale e vuoti nella domanda interna. Emblematico il caso italiano dove gli spazi lasciati dalla flessione della produzione non sono stati occupati da maggiori importazioni. E a tutto questo si aggiungono gli ultimi eventi sismici che hanno colpito un’area ad altissima vocazione manifatturiera e cruciale per lo sviluppo industriale del Paese, rendendolo ancora più impegnativo. Al momento è minacciata la stessa sopravvivenza di alcune parti importanti dell’industria italiana.
Tra i dati diffusi ieri dalla Corte dei Conti e questi di oggi di Confindustria c’è poco da stare tranquilli. “Con il potere di acquisto ridotto ormai allo stremo e con i livelli elevatissimi raggiunti dalla tassazione era più che ovvio che i consumi si sarebbero ridotti drasticamente, comportando una diminuzione delle entrate – dichiarano Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti, Presidenti di Federconsumatori e Adusbef – Bisognava, come abbiamo rivendicato in molte occasioni, varare misure più equilibrate, e non colpire così pesantemente il potere di acquisto.”
Secondo le Associazioni questi sono i risultati della politica depressiva attuata finora e non si può assolutamente proseguire in questo senso. La prima cosa da non fare è aumentare l’IVA al 23% ed al 12% che avrebbe ulteriori effetti deleteri per la nostra economia, riducendo ancora i consumi e mettendo sempre più in difficoltà la produzione, l’occupazione e i conti pubblici. 
L’unico modo per risollevare l’economia è puntare sullo sviluppo e sulla crescita, attraverso investimenti per lo sviluppo tecnologico e per la ricerca, oltre che una seria operazione di rilancio del potere di acquisto delle famiglie a reddito fisso – ribadiscono Lannutti e Trefiletti che continuano a chiedere di non colpire ulteriormente le famiglie, ma combattere gli sprechi in tutti i versanti, da quello politico a quello istituzionale, tassando di più i grandi patrimoni, le rendite e le transazioni finanziarie.
 


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1 thought on “Italia indietro, Confindustria: superata da India, Brasile e Corea del Sud

  1. Non c’è da meravigliarsi! Questi sono i risultati della politica protezionistica delle lobby e privilegi.A quando i tagli alla spesa pubblica con la quale siamo fra le prime nazioni al mondo?
    Siamo i primi solo nelle posizioni negative e il GOVERNO TECNICO temporeggia a prendere provvedimenti per aiutare le industrie italiane.
    Sono certo che l’Italia andrà in default

Parliamone ;-)

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