Lavoro minorile, UNICEF Italia: tra il 2020 e il 2025 più che raddoppiato il numero di minorenni che lavorano (foto Pixabay)
Lavoro minorile, UNICEF Italia: tra il 2020 e il 2025 più che raddoppiato il numero di minorenni che lavorano
Secondo il Rapporto dell’UNICEF Italia sul lavoro minorile in Italia, il numero di minorenni (15-17 anni) che lavorano in Italia è più che raddoppiato, passando da 35.505 a 81.565 unità tra il 2020 e il 2025
Tra il 2020 e il 2025 il numero di minorenni (15-17 anni) che lavorano in Italia è più che raddoppiato, passando da 35.505 a 81.565 unità. I settori predominanti per il lavoro minorile risultano essere il lavoro dipendente (esclusi operai agricoli e domestici) e il settore agricolo: è quanto emerso dal 4° Rapport statistico dell’UNICEF Italia “Lavoro minorile in Italia: rischi, infortuni e sicurezza sui luoghi di lavoro”, presentato in occasione della Giornata mondiale contro lo sfruttamento del lavoro minorile.
Il Report, realizzato nell’ambito delle attività dell’Osservatorio UNICEF per la prevenzione dei danni alla salute da lavoro minorile – coordinato dal Prof. Domenico Della Porta – è stato curato dal “Laboratorio di Sanità Pubblica per l’analisi dei bisogni di Salute delle Comunità” del Dipartimento di Medicina, Chirurgia e Odontoiatria “Scuola Medica Salernitana” – Università degli Studi di Salerno.
In particolare, le posizioni che hanno mostrato incrementi maggiori nel periodo preso in esame sono: dipendenti (esclusi operai agricoli e domestici), collaboratori e professionisti della Gestione separata e gli operai agricoli (Lavoratori dipendenti e indipendenti minorenni 15-17 anni, Fonte INPS).
Osservando la fascia di età entro i 19 anni il numero dei lavoratori è passato dalle 310.400 unità del 2021 alle 427.072 rilevate nel 2024, segnando un incremento complessivo del 37,6%. L’occupazione giovanile si concentra prevalentemente in alcune aree del Paese: la Lombardia guida la classifica con una media di 60.501 occupati, seguita da Veneto (39.138), Emilia-Romagna (34.202), Lazio (29.651) e Puglia (25.625).
Lavoro minorile, le denunce di infortunio
Il Report ha esaminato anche le denunce di infortunio.
Per quanto riguarda i lavoratori entro i 17 anni di età (fascia 15-17 anni) fra il 2020 e il 2024, il dato più basso si registra nel 2020 (5.815) – un dato strettamente condizionato dalla situazione determinata dalla pandemia Covid-19 -, mentre nel 2023 era di 18.820 e 18.617 nel 2024.
Secondo i dati, gli infortuni mortali in occasione di lavoro e in itinere, tra i lavoratori 15-17 anni (Fonte Open Data INAIL), sono stati 7 nel 2024 e 18 complessivamente nel quinquennio 2020-2024.
Rapportando il numero di lavoratori tra i 15 e i 17 anni di età con le denunce pervenute all’INAIL nel periodo corrispondente, emerge un tasso di denunce di infortunio che va dal 16,38% del 2020 al 22,79% del 2024 (a fronte del 43,24% rilevato nel 2019).
Per quanto riguarda, invece, i lavoratori entro i 19 anni di età: nel periodo compreso tra il 2020 e il 2024 a livello nazionale sono state presentate all’INAIL 330.890 denunce di infortunio – stabili rispetto al quinquennio 2019-2023 (330.864). Nello specifico, 205.804 riguardano i minorenni entro i 14 anni di età (+0,7% rispetto al quinquennio 2019-2023) e 125.086 nella fascia d’età 15-19 anni (-1,1% rispetto al quinquennio 2019-2023). Le denunce di infortunio con esito mortale sono state in totale 92 nel periodo analizzato: 14 denunce nella fascia di età <14 e 78 denunce nella fascia 15-19 anni.
“L’articolo 32 della Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza è esplicito nel riconoscere a ogni bambino, bambina, ragazzo e ragazza il diritto “ad essere protetto contro lo sfruttamento economico e a non essere costretto ad alcun lavoro che comporti rischi o sia suscettibile di porre a repentaglio la sua educazione o di nuocere alla sua salute o al suo sviluppo fisico, mentale, spirituale, morale o sociale”. Questo diritto non è negoziabile e i dati che questo Report porta alla luce ci dicono quanto in Italia la distanza tra il suo riconoscimento formale e la sua attuazione concreta sia ancora significativa”, ha dichiarato Nicola Graziano, Presidente dell’UNICEF Italia.
Un focus sulla retribuzione
Per quanto riguarda la retribuzione, l’analisi evidenzia come “il reddito medio settimanale per i lavoratori entro i 19 anni di sesso maschile abbia registrato una progressione costante, salendo dai 300 euro del 2019 ai 335 euro del 2024, segnando l’incremento più significativo nel 2021 con una variazione del +4,6% rispetto all’anno precedente”.
Parallelamente, “la componente femminile ha registrato una variazione più marcata: dopo una contrazione iniziale del -3,3% nel 2019, la retribuzione media è passata da 238 euro nel a 267 euro nel 2024, sostenuta da un sensibile picco di crescita del +10,3% rilevato nel corso del 2021″.
“Analizzando l’intero arco temporale considerato – sottolinea UNICEF Italia – si osserva che lo stipendio femminile ha registrato un incremento complessivo del 12,2%, superando in termini percentuali la crescita del 11,7% rilevata per la controparte maschile. Tuttavia, nonostante questa convergenza relativa, i dati confermano la persistenza di un divario retributivo strutturale, con i redditi maschili che si mantengono stabilmente superiori a quelli femminili“.

