“Mi chiamo Giorgina, sono siriana e sono in Italia da due anni con mio marito e miei due figli. Sette anni fa avevamo una vita normale, poi con la guerra abbiamo perso tutto. Siamo scappati prima in Libano e da lì siamo partiti per l’Italia. Siamo stati fortunati perché abbiamo conosciuto l’opportunità dei corridoi umanitari e abbiamo evitato il viaggio via mare”. “Quando vedi i tuoi figli che vivono la guerra”, continua Giorgina, “i morti davanti a te, quando capisci che non ci sarà più un futuro, non hai altra scelta che andare via, non importa quanto sia pericoloso il viaggio”.

È la testimonianza di una dei (pochi) migranti che hanno potuto avere un passaggio sicuro verso l’Europa grazie al lavoro di associazioni e organizzazioni non governative, come la Comunità di Sant’Egidio e la Chiesa valdese in Italia, che aprono rotte sicure per i richiedenti asilo e i rifugiati. Una goccia nel mare che si scontra con una realtà in cui la solidarietà e il soccorso stanno invece diventando un reato più che una virtù.

I ripetuti fallimenti e le enormi difficoltà dei governi nazionali a trovare una soluzione per la gestione dei flussi migratori hanno spinto nella direzione di proporre alla Commissione Ue un’Iniziativa dei Cittadini Europei che porti ad intervenire su alcuni punti fondamentali. “Welcoming Europe. Per un’Europa che accoglie” (questo è il nome dell’ICE presentata questa mattina a Roma*) intende infatti ribadire con forza tre pilastri fondamentali:

  1. Salvare vite non è reato: Si propone di riformare la direttiva c.d. “facilitazioni” 2002/90/CE – che definisce il favoreggiamento dell’ingresso, del transito e del soggiorno illegali – per impedire la criminalizzazione di atti umanitari da parte di volontari e attivisti nei confronti dei migranti come sempre più spesso accade.
  2. Liberi di accogliere i rifugiati: Si propone di modificare il Regolamento n. 516/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio, che istituisce il FAMI (Fondo Asilo, migrazione e integrazione), per incrementare i fondi, modificare il sistema di finanziamento e allargare ad attori della società civile la possibilità di fare da sponsor per l’ingresso in Europa di rifugiati.
  3. I diritti umani sono inviolabili: è necessario proteggere le vittime di abusi e rafforzare i meccanismi di tutela e di denuncia nel caso di abusi, sfruttamento e violazioni dei diritti umani, in particolare nella gestione delle frontiere esterne.

Per portare tutto questo davanti alla Commissione così che presentare un atto legislativo in materia servono un milione di firme in almeno 7 paesi membri. È possibile firmare online ma le organizzazioni promettono che a breve saranno messi a punto eventi appositi anche per informare i cittadini nelle piazze.

Mi auguro che questa iniziativa non abbia solo conseguenze pratiche ma che abbia anche un effetto culturale”, ha commentato Emma Bonino, senatrice di + Europa.

“Ci sentiamo ripetere che l’Europa non c’è. Proviamo invece a vedere se c’è qualche passo in avanti per l’assunzione di responsabilità in un clima, anche nel nostro Paese, non favorevole”, prosegue Bonino. “In questo momento fragile del nostro Paese, tutti vogliono mettere paletti. Uno dei paletti potrebbe essere la deriva spettacolare al reato di clandestinità prima, poi di solidarietà, e chissà forse arriveremo al reato di povertà. Questa estate abbiamo assistito a una criminalizzazione dei salvataggi in mare, le ong si sono ritrovate con un danno reputazione ed economico importante. Faremo il possibile e l’impossibile per fare in modo che questa iniziativa abbia successo”.

*In Italia l’Iniziativa è promossa da: Radicali Italiani, Legambiente, FCEI, Cnca, Fondazione Casa della Carità, Oxfam, Comitato Verità e Giustizia per i Nuovi Desaparecidos del Mediterraneo, AOI, Agenzia Scalabriniana per la Cooperazione e lo sviluppo, ActionAid, Comitato Verità e Giustizia per i Nuovi Desaparecidos del Mediterraneo, A Buon Diritto, Acli, Arci, Baobab Experience, CILD. 

Notizia pubblicata il 19/04/2018 ore 17.19

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Elena Leoparco
Elena Leoparco
Non sono una nativa digitale ma ho imparato in fretta. Social e tendenze online non smettono mai di stuzzicare la mia curiosità, con un occhio sempre vigile su rischi e pericoli che possono nascondersi nella rete. Una laurea in comunicazione e una in cooperazione internazionale sono la base della mia formazione. Help Consumatori è "casa mia" fin dal praticantato da giornalista, iniziato nel lontano 2012.

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