Il decreto sicurezza e immigrazione ha già prodotto i suoi primi “frutti” con la chiusura del CARA di Castelnuovo di Porto. Ma mentre i centri di accoglienza chiudono e i fondi per la gestione della costante emergenza immigrazione si riducono drasticamente, qualcosa si muove già da tempo dietro le quinte. Una rete di holding, società, private equity provenienti dall’Europa del Nord si sta organizzando per “mettere le mani sull’Italia”.
Si tratta di società del mondo finanziario e imprenditoriale impegnate nella gestione dei migranti in diversi paesi Ue.Venendo meno la gestione diretta dello Stato anche in Italia, tali società si apprestano a gestire, in maniera non sempre cristallina, i centri loro affidati. La strategia di business è presto delineata: tagli al personale, ai servizi di integrazione e, all’occorrenza, violazioni dei diritti umani.

Il dossier pubblicato da Valori.it, la redazione legata alla Fondazione Finanza Etica, ha provato a capire in che modo la finanza privata internazionale specula sull’immigrazione. Diciassette articoli ricostruiscono il quadro di interessi che ruotano attorno a quello che a tutti gli effetti può essere definito l’”affare dell’accoglienza”.

Tre solo le holding che al momento gravitano attorno all’Italia, pronte a colmare le lacune che il decreto sicurezza al momento non ha premura di colmare. Si tratta del gruppo privato svizzero ORS, della norvegese Hero e della tedesca Homecare.

Grandi società che, senza gare pubbliche e con un sistema che, pur con costi medi inferiori, farà spendere di più allo Stato. Per i migranti non è previsto alcun obiettivo di integrazione ma un ampia via verso l’esclusione sociale. I centri di accoglienza, nella versione salviniana, saranno sempre più simili a centri di detenzione, all’interno dei quali i migranti attenderanno la conclusione delle lunghe pratiche di identificazione e le sorti che ne conseguono.

Il tutto a fronte di un costo che non sembra affatto ridursi. Infatti, secondo i dati raccolti nel Dossier ed elaborati a partire dai documenti depositati dall’ANCI alla Commissione affari Costituzionali della Camera, nelle strutture del Sistema di Protezione per i Richiedenti Asilo (SPRAR), un migrante costa in media un totale di 6.300 euro per i circa 6 mesi in cui resta nella struttura. In un centro di accoglienza straordinaria (CAS) da 10 a 14 mila.

Diversi punti restano ancora dipinti a tinte fosche e si aspetta che il Governo li chiarisca rispondendo ad una interrogazione parlamentare promossa dall’On. Nicola Fratonianni. Tre le richieste principali: maggiori informazioni sulla partecipazione di ORS Italia nella gestione dei centri; i costi che effettivamente avrà il nuovo sistema e come si intende agire sl terreno dell’affidamento dei centri alle holding della finanza.

 

Notizia pubblicata il 29/01/2019 ore 17.38

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Elena Leoparco
Elena Leoparco
Non sono una nativa digitale ma ho imparato in fretta. Social e tendenze online non smettono mai di stuzzicare la mia curiosità, con un occhio sempre vigile su rischi e pericoli che possono nascondersi nella rete. Una laurea in comunicazione e una in cooperazione internazionale sono la base della mia formazione. Help Consumatori è "casa mia" fin dal praticantato da giornalista, iniziato nel lontano 2012.

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