No Pos? E io non pago. L’UNC lancia la protesta TePOSsino! (fonte immagine Pixabay)

No Pos? E io non pago!  O meglio: mi rilasci una ricevuta con l’importo non pagato e io pagherò, dopo. I Consumatori scendono sul piede di guerra in tema di Pos e soglie di pagamento senza carta. E l’Unione Nazionale Consumatori lancia la protesta TePOSsino! per rivendicare che il consumatore non è obbligato ad avere soldi contanti per pagare beni o servizi.

Se il taxi o il ristorante non accettano la carta per importi inferiori a 60 euro, o 40 euro, o quello che verrà deciso, «potremo non pagare, saldando il debito in un secondo momento», spiega il presidente dell’UNC Massimiliano Dona.

No alle soglie sui Pos

Punto di partenza: no alle soglie sui pagamenti con Pos.

Dice Dona: «No a qualunque soglia, né 60 né 40, né 10 euro. Sarebbero una palese una violazione degli impegni del Pnrr. Vogliamo sperare che la Commissione europea non faccia una cosa all’italiana, trovando un compromesso al ribasso pur di non scontentare il nuovo Governo. Se questo Esecutivo vuole aiutare i commercianti non deve far altro che rinnovare il credito d’imposta al 100% che c’era fino 30 giugno, magari riservandolo a chi ha ricavi o compensi inferiori a 200 mila euro».

Nel frattempo l’associazione ha deciso di lanciare una campagna di protesta dal nome evocativo: TePOSsino.

La protesta dei consumatori: TePOSsino

«In ogni caso – annuncia Dona – noi abbiamo lanciato la protesta TePOSsino! No Pos? E io non pago! Il consumatore, infatti, non è obbligato ad avere il contante, visto che l’art. 69 della manovra toglie le multe ma non l’obbligo di accettare i pagamenti effettuati attraverso carte di pagamento. Quindi, se dopo aver preso il taxi o mangiato al ristorante, dovessero rifiutare la nostra carta di credito potremo non pagare, saldando il debito in un secondo momento. Basterà farsi rilasciare una ricevuta con scritto corrispettivo non incassato o comunque una nota con l’importo da pagare e la modalità di pagamento. Insomma, No Pos, no party!».

Le “regole” della protesta: cosa devono sapere i consumatori

Come deve comportarsi il consumatore alle prese con l’eventuale rifiuto di accettare la carta? E cosa deve sapere? L’associazione ricorda quello che bisogna tenere a mente in caso di rifiuto di pagamenti elettronici e le “regole” per aderire alla protesta. Riportiamo di seguito i consigli dell’UNC.

1) Fino a quando la manovra non entrerà in vigore, ossia fino al 31 dicembre 2022, in caso di mancata accettazione della carta anche per importi inferiori a 60 euro, ad esempio per il famoso caffè, potrete chiamare i vigili, la guardia di finanza o comunque le forze dell’ordine per far applicare la sanzione prevista: 30 euro + il 4% del valore della transazione rifiutata.

2) Dal 2023, invece, potrete sempre chiede di pagare con carta, ma in caso di rifiuto non potrete far sanzionare il trasgressore per importi sotto i 60 euro, pur in presenza di una violazione della normativa.

3) Tutti devono sempre accettare pagamenti con carta di pagamento: baristi, pizzaioli, idraulici, elettricisti, falegnami, muratori, avvocati, architetti, tassisti, giornalai, insomma esercenti, commercianti e professionisti. E’ prevista una sola eccezione: i tabaccai. Una determinazione dell’Agenzia delle accise, dogane e monopoli del 24 ottobre 2022 prevede che i “rivenditori di generi di monopolio nonché i titolari di patentino non sono soggetti all’obbligo di accettare forme di pagamento elettronico relativamente alle attività connesse alla vendita dei generi di monopolio, valori postali e valori bollati“. Attenzione, quindi, non possono rifiutare il pagamento elettronico se vi stanno vendendo altro.

4) Oggettiva impossibilità tecnica. Se il commerciante ha il Pos fuori uso per un guasto tecnico o se il terminale non ha linea, non è passibile di sanzione. Ovviamente il guasto deve essere oggettivo, e quindi va dimostrato dall’esercente.

5) Chi vende prodotti e presta di servizi, anche professionali, è obbligato ad accettare i “pagamenti effettuati attraverso carte di pagamento, relativamente ad almeno una carta di debito e una carta di credito e alle carte prepagate“. Almeno, vuol dire che potrebbero accettare un solo circuito e una sola tipologia di carta di debito (per esempio il bancomat), restringendo così la possibilità per gli utenti di pagare in modo elettronico.


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