Olio di girasole, nei prodotti arrivano gli oli vegetali alternativi: soia e colza (foto pixabay)

L’olio di girasole scarseggia e costa caro, i produttori si adeguano e lo sostituiscono con altri oli vegetali. C’è l’olio di soia, che compare nella maionese. C’è l’olio di colza. Qualcuno segnala il ritorno in grande stile dell’olio di palma, che è stato sostituito in moltissimi prodotti alimentari col vanto “senza olio di palma”. Qualche giorno fa il Fatto alimentare si è soffermato sulla segnalazione di una lettrice: la maionese Calvè Classica sostituisce l’olio di girasole con l’olio di soia (e sembra cambiare gusto, almeno a detta della lettrice). Sul vetro del vasetto della maionese classica è stampata la nota “con olio di soia”. Cosa sta succedendo? Che al posto del girasole, caro e scarso, arrivano oli vegetali alternativi.

Oli vegetali alternativi, la comunicazione di Calvè

In effetti sul proprio sito, Calvè elenca tutti i prodotti che possono risentire della carenza di olio di girasole e della sostituzione con altri oli vegetali – pratica che sin dalla primavera era apparsa necessaria per l’industria alimentare alle prese con le ripercussioni della guerra in Ucraina, da dove arriva gran parte del girasole.

Sul proprio sito, Calvè spiega: «A seguito dell’attuale crisi internazionale e della conseguente carenza di olio di girasole, in alcuni dei nostri prodotti potremmo essere costretti a sostituire questo olio con altri oli vegetali. Tutte le modifiche verranno fatte nel rispetto delle linee guida delle Autorità nazionali competenti e non comporteranno alcun rischio per la salute, la qualità e la sicurezza dei nostri prodotti».

La pagina si apre poi sui diversi prodotti che potrebbero subire modifiche.

Alla maionese classica si legge: «A seguito della carenza di olio di girasole potremmo essere costretti a sostituire quest’olio con l’olio di soia. Tale modifica non comporta alcun rischio per la salute, la qualità e la sicurezza del prodotto. In particolare, come noto, la soia è un allergene, ma durante il processo di raffinazione dell’olio ne vengono estratte tutte le proteine (che sono gli agenti responsabili delle reazioni immunitarie verso la soia). Pertanto, l’olio di soia impiegato è sicuro e adatto al consumo, anche da parte di persone allergiche a tale ingrediente. L’informazione relativa all’olio presente nella specifica ricetta, verrà opportunamente indicata sulle etichette impresse sulle confezioni dei prodotti, in lista ingredienti oppure mediante adesivo/inkjet nel rispetto delle indicazioni diramate dalle Autorità nazionali competenti».

Una indicazione simile – “A seguito della carenza di olio di girasole potremmo essere costretti a sostituire quest’olio con altri oli vegetali (soia, colza)” – compare anche su altri prodotti.

 

olio di girasole
Olio di girasole, Mise autorizza cambiamenti in etichetta (fonte foto: Mise)

 

Oli vegetali, la nuova etichettatura

La questione più generale attiene evidentemente alla carenza di olio di girasole e alla sua sostituzione con altri oli vegetali. Questa pratica del resto era già stato annunciato a marzo, quando il Ministero della Salute aveva diramato una circolare con le indicazioni per la sostituzione dell’olio di girasole e la sua indicazione in etichetta – “Misure temporanee eccezionali – etichettatura prodotti contenenti olio vegetali in sostituzione dell’olio di semi di girasole”.

Il Ministero dello Sviluppo economico ha dunque autorizzato le aziende alimentari a sostituire in etichetta l’olio di girasole con un altro olio a cause delle difficoltà di approvvigionamento dovuta alla guerra in Ucraina. La circolare permette all’industria alimentare italiana di poter utilizzare eccezionalmente le etichette e gli imballaggi già in possesso, sostituendo l’olio di girasole con altri oli vegetali nella lista degli ingredienti dei prodotti.

L’olio di semi di girasole, ricorda il Ministero nella circolare, è la base essenziale di molti prodotti alimentari quali biscotti, maionese, creme spalmabili, pasta ripiena, sughi, fritture, tonno. Stiamo dunque parlando di un ingrediente usato nella preparazione industriale di una lunga lista di prodotti alimentari.

Le etichette, spiega la circolare, possono essere aggiornate con  sticker da applicare sull’etichetta indicando la modifica e con la possibilità di inserire la dicitura generica di oli e grassi vegetali seguita dalle origini vegetali che possono essere presenti – girasole, palma, mais, soia.

«Transitoriamente, in vista dell’adeguamento progressivo delle etichette, i produttori, nel rispetto della sicurezza e della corretta informazione dei consumatori potranno prevedere l’introduzione, attraverso il getto d’inchiostro o altri sistemi equivalenti (es. sticker adesivi), di una frase che indichi quali oli e/o grassi siano stati impiegati in sostituzione dell’olio di girasole, segnalando l’eventuale presenza di allergeni – si legge nella circolare – I claims che indicano la presenza o assenza di determinati oli vegetali o claims comparativi, in caso di sostituzione dell’olio di girasole, dovranno essere opportunamente modificati, eventualmente tramite etichettatura aggiuntiva o altra analoga modalità, per garantire la corretta informazione dei consumatori».

 

Presenza olio di colza, etichettatura segnalata dal Codacons

 

Olio di colza e non solo, Codacons contro la circolare

È una misura che non piace al Codacons.

Per abbattere i costi legati all’olio di girasole e sopperire alla carenza di materia prima le aziende alimentari stanno ricorrendo ad altri oli vegetali o all’olio di colza, dice l’associazione, indicando la novità in etichetta con un adesivo o uno stampato a inchiostro ma con una indicazione che «spesso è posta lontano dalla lista degli ingredienti e non immediatamente individuabile dai cittadini in fase di acquisto», dice l’associazione.

Il Codacons contesta la legittimità della circolare, che disciplina e consente queste modalità. E annuncia di aver «diffidato il Mise ad annullare la circolare dello scorso marzo, chiedendo allo stesso dicastero e a quello della Salute di accertare la corretta applicazione della normativa sull’etichettatura».


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Sabrina Bergamini
Sabrina Bergamini
Giornalista professionista. Direttrice di Help Consumatori. Romana. Sono arrivata a Help Consumatori nel 2006 e da allora mi occupo soprattutto di consumi e consumatori, società e ambiente, bambini e infanzia, salute e privacy. Mi appassionano soprattutto i diritti, il sociale e tutti quei temi che spesso finiscono a fondo pagina. Alla ricerca di una strada personale nel magico mondo del giornalismo ho collaborato come freelance con Reset DOC, La Nuova Ecologia, Il Riformista, IMGPress. Sono laureata con lode in Scienze della Comunicazione alla Sapienza con una tesi sul confronto di quattro quotidiani italiani durante la guerra del Kosovo e ho proseguito gli studi con un master su Immigrati e Rifugiati. Le cause perse sono il mio forte. Hobby: narrativa contemporanea, cinema, passeggiate al mare.

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