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(Foto di StockSnap da Pixabay)

La povertà alimentare è un fenomeno sempre più ampio, profondo e invisibile perché coinvolge anche tante persone fragili che non rientrano nelle statistiche ufficiali sulla povertà ma tagliano le spese sul cibo. Condizioni di deprivazione alimentare colpiscono in Italia quasi 6 milioni di persone, con un aumento preoccupante fra quanti non risultano formalmente poveri.

ActionAid ha pubblicato il rapporto “Fragili equilibri”, una nuova indagine sulla povertà alimentare in Italia, che accende i riflettori su una realtà ampia, trasversale e in gran parte sommersa: oltre 4 milioni di famiglie risultano oggi a rischio povertà alimentare. In un contesto di rincari generalizzati – nel 2023 i prezzi dei prodotti alimentari sono cresciuti del 9,8% – il cibo diventa la prima voce di spesa su cui si taglia. È una scelta obbligata che genera esclusione non solo tra i più poveri, ma anche tra lavoratori e famiglie con redditi medi.

Povertà alimentare, “non è solo un piatto vuoto”

La povertà alimentare, spiega ActionAid nel rapporto, “non riguarda solo le persone in condizioni di grave indigenza, ma coinvolge in misura crescente anche famiglie che, pur non rientrando nelle soglie ufficiali di povertà, vivono situazioni di precarietà lavorativa, abitativa ed esistenziale. In questi contesti, il cibo diventa spesso la prima voce su cui risparmiare: uno spazio di rinuncia, di compromesso forzato e, talvolta, di vera e propria privazione.”

La povertà alimentare “non è solo un piatto vuoto” ma significa anche “non essere liberi di scegliere cosa mangiare, quando, come e con chi”. È un vuoto di cibo e di relazioni sociali.

ActionAid mette insieme diversi indicatori di povertà alimentare che comprendono il digiuno e la preoccupazione di non avere cibo a sufficienza, la possibilità di permettersi un pasto proteico ogni due giorni e quella di condividere un pasto almeno una volta al mese con amici o parenti, più la spesa per i consumi alimentari.

Aumentano gli invisibili

Il quadro evidenzia che nel 2023 più di 5,9 milioni di persone in Italia sono in una condizione di deprivazione alimentare materiale o sociale, con un aumento di circa 680 mila persone rispetto all’anno precedente. Aumenta soprattutto la fascia “invisibile”, composta da chi non rientra nelle soglie Istat di povertà, ma non riesce comunque a mangiare in modo adeguato.

«La povertà alimentare è strettamente connessa alla fragilità economica, ma non si esaurisce in essa – spiega Roberto Sensi, Responsabile Programma povertà alimentare per ActionAid Italia – Pensiamo ad esempio che solo il 40% di chi sperimenta deprivazione alimentare è ufficialmente classificato come povero secondo le soglie ISTAT, a conferma di una crescente vulnerabilità che colpisce anche fasce della popolazione escluse dalle misure pubbliche di sostegno».

Le differenze in Italia

Questa povertà alimentare non riguarda solo la quantità di cibo; comprende la rinuncia a qualità e varietà, a pasti regolari e al valore sociale del mangiare insieme.

L’Italia risulta ancora divisa in due, con le situazioni più critiche nel Mezzogiorno: la Campania conta 877.000 persone in difficoltà, la Puglia 721.000, la Calabria 503.000, la Sicilia 540.000. La povertà alimentare però non risparmia il Nord: in Lombardia sono oltre 714.000 le persone in difficoltà, in Veneto oltre 396.000, nel Lazio 745.000.

In termini percentuali, la Calabria ha l’incidenza più alta (31,7%), seguita da Puglia (21,3%) e Campania (18,4%). La Lombardia registra l’8,3%, il Lazio il 15,2%. Nel 2023 c’è una generale inversione di tendenza e la deprivazione materiale aumenta in tutte le macroaree d’Italia.

Le persone più esposte a povertà alimentare sono quelle fra i 35 e i 44 anni di età, fascia in cui si concentrano responsabilità economiche e familiari, spesso senza una sufficiente stabilità. Ancora: disoccupati, lavoratori precaeri, chi vive in affitto a prezzi di mercato, famiglie numerose, monogenitoriali o unipersonali, persone con background migratorio.

I comportamenti di consumo: tagliare sul cibo

Questo tipo di povertà alimentare non si misura solo in base al reddito. ActionAid valuta anche i comportamenti di consumo delle famiglie quando la spesa per il cibo è inferiore alla media nazionale. In testa c’è la Sardegna dove il 27,2% delle famiglie è sotto la soglia. Seguono Molise (24,6%), Calabria (21,9%) e Puglia (20,6%). Al Nord, i valori sono più contenuti, ma anche qui si registrano inaspettate criticità: in Trentino-Alto Adige (21%) e in Lombardia (17,7%).

Significa che le famiglie sono sempre più costrette a risparmiare sul cibo. In media, secondo l’Istat nel 2023 il 15,6% delle famiglie italiane – oltre 4 milioni di nuclei – risultava a rischio povertà alimentare, ovvero con una spesa per il cibo inferiore alla media nazionale.

Di fronte a tutto questo ActionAid chiede non solo azioni emergenziali come la distribuzione gratuita di beni di prima necessità, ma una strategia integrata di azione.

«Non basta aumentare gli aiuti – spiega Sensi – Serve un sistema pubblico fondato su giustizia sociale, universalismo e partecipazione. Riconoscere il diritto a un’alimentazione adeguata significa uscire dalla logica dell’emergenza e affrontare le cause strutturali del problema. Solo così sarà possibile progettare politiche più eque, inclusive e capaci di restituire dignità e autonomia alimentare a tutte e tutti».

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