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Da oggi la Giornata di raccolta del farmaco. In aumento la povertà sanitaria

Da oggi al 14 febbraio è la Giornata di raccolta del farmaco, che invita a donare un farmaco da banco a chi ne ha bisogno. La povertà sanitaria non è una novità, è un’emergenza che si prolunga da anni, ma la pandemia ha aggravato la difficoltà di chi non può curarsi e comprare medicine. Secondo il Rapporto sulla povertà sanitaria diffuso a dicembre dello scorso anno, circa 600 mila persone povere non possono comprare medicinali e rispetto al 2020 la povertà sanitaria è aumentata di oltre il 37%.

Giornata di raccolta del farmaco

Si rinnova così, da oggi e fino al 14 febbraio, la Giornata di raccolta del farmaco organizzata dal Banco Farmaceutico. In 5 mila farmacie in tutta Italia (si possono cercare qui) sarà possibile comprare un farmaco da banco da donare a chi ne ha bisogno.

«C’è un’emergenza che, con o senza Covid, si protrae da anni (e col Covid si è aggravata): si tratta delle persone in condizione di povertà sanitaria. Nel 2021, erano 600.000, e hanno chiesto aiuto alle realtà assistenziali per farsi curare, (163.000 persone in più del 2020, pari al +37%)», dicono dal Banco Farmaceutico.

 

 

Povertà sanitaria in aumento

Nel 2021, almeno 597.560 persone povere non hanno potuto acquistare i medicinali di cui avevano bisogno. Sono oltre 163 mila persone in più rispetto al 2020. C’è stato un aumento di oltre il 37% dei cittadini in povertà sanitaria, dovuto alla pandemia che ha provocato un tsunami sulla salute e sul reddito di tantissimi cittadini.

È quanto emerge dal 9° Rapporto Donare per curare – Povertà Sanitaria e Donazione Farmaci realizzato da OPSan – Osservatorio sulla Povertà Sanitaria (organo di ricerca di Banco Farmaceutico).

«Nonostante il forte universalismo del nostro Servizio Sanitario Nazionale, il 42,2% della spesa farmaceutica è a carico delle famiglie, che nel 2020 (ultimi dati disponibili) hanno speso 8,7 miliardi di euro su un totale di 20,5 miliardi».

Chi è povero può destinare alla spesa sanitaria poco più di 10 euro euro contro i 60 di chi non ha problemi economici. È meno di un quinto.

«Chi è povero ha in media un budget sanitario pari a 10,25 euro, meno di 1/5 (17%) della spesa sanitaria di chi non è povero (60,96 euro mensili) – evidenzia l’ultimo Rapporto sulla povertà sanitaria – Per le famiglie povere, inoltre, ben il 62% della spesa sanitaria (6,37 euro) è assorbita dai farmaci e solo il 7% (0,75 euro) è dedicata ai servizi dentistici. Questo determina esiti problematici, poiché ai servizi dentistici si ricorre spesso in funzione preventiva oltre che terapeutica. Le famiglie non povere, invece, destinano il 43% del proprio budget sanitario mensile (25,94 euro) all’acquisto di medicinali e il 21% ai servizi dentistici (12,6 euro)».

Curarsi è un investimento in denaro per tutti, e la spesa sanitaria copre più o meno il 2% della spesa totale per i consumi sia fra chi ha difficoltà economiche sia fra chi non ha problemi. Quello che fa la differenza, ovviamente, è la cifra in denaro che si può destinare alla spesa sanitaria: oltre 60 euro per chi non è in povertà, una decina di euro per chi è in difficoltà.

Risparmiare sulle cure

Molte famiglie sono comunque costrette a risparmiare sulle cure e questo è un fatto trasversale, che riguarda poveri e non, oltre il 15% delle famiglie in Italia.

Secondo il rapporto sulla povertà sanitaria, «le difficoltà riguardano tutti i residenti, poveri e non poveri: nel 2020 il 15,7% delle famiglie italiane (4 milioni 83 mila famiglie, pari a 9 milioni 358 mila persone) ha risparmiato sulle cure, limitando il numero delle visite e degli accertamenti o facendo ricorso a centri diagnostici e terapeutici più economici. Hanno fatto ricorso a una di queste strategie 33 famiglie povere su 100 e 14 famiglie non povere su 100».

La crisi economica legata alla pandemia ha aggravato questa dimensione della povertà e ha spinto in una situazione di marginalità ancora maggiore chi si trovava in una condizione di fragilità e indigenza.


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