Il 6 agosto è ripreso il servizi dei buoni pasto Qui!Group per i dipendenti. Lo aveva annunciato all’inizio del mese il Ministro per la Pubblica Amministrazione, Giulia Bongiorno. Il caos dei buoni pasto di Qui!Group ha trovato quindi una soluzione, almeno per i dipendenti pubblici che rischiavano rimetterci 140 euro al mese, una cifra che per chi guadagna meno, rappresenta circa il 10% dello stipendio, a causa del rifiuto degli esercenti di accettare i ticket della società che non li rimborsava da tempo.

Proprio il fronte degli esercenti resta ancora aperto: nelle regioni interessate dal problema ci sono ancora diverse migliaia di imprese che devono recuperare dall’azienda emettitrice di ticket cifre che molte volte arrivano a superare i 50mila euro – e in alcuni casi i 100mila – per un totale di almeno 32 milioni di euro non rimborsati. Ammanchi importanti, che pesano sui bilanci degli esercenti: molti rischiano di chiudere e di mandare a casa i lavoratori. A lanciare l’allarme i pubblici esercizi di Fiepet Confesercenti.

Qui!Group detiene circa il 20% del mercato dei buoni pasto in Italia, per un giro d’affari di circa mezzo miliardo di euro. Le sue annose difficoltà nei rimborsi agli esercenti si sono progressivamente intensificate fino alla crisi, con conseguente risoluzione del contratto da 390 milioni con Consip per fornire Qui! Ticket ai dipendenti della Pubblica Amministrazione in Val d’Aosta, Piemonte, Liguria, Lombardia e Lazio. 

La crisi dei buoni pasto Qui! rischia di far abbassare la saracinesca a centinaia di imprese nelle regioni interessate. Con gravi conseguenze anche sull’occupazione, se si pensa che in media un pubblico esercizio in media ha tra i 3 ed i 4 dipendenti. Dobbiamo far presto e, soprattutto, non lasciare soli gli operatori, che su questi ticket hanno già pagato l’IVA”, spiega Giancarlo Banchieri, presidente nazionale di Fiepet Confesercenti, che chiede l’apertura di un tavolo di crisi per risolvere il problema causato da un appalto pubblico e per definire il perimetro del debito verso gli esercenti e assicurare i pagamenti.

“Scriveremo al Ministro dello Sviluppo Economico, Luigi Di Maio, per chiedere un tavolo con tutti i soggetti interessati: associazioni di categoria, regioni, Consip e Qui!Group. La Regione Piemonte ci ha già detto sì, ma l’emergenza è ormai di dimensioni nazionali. Dobbiamo trovare una soluzione per la salvaguardia dei crediti dei pubblici esercizi che permetta loro di recuperarli integralmente e in tempi rapidi. È l’unico modo per evitare che siano le imprese ed i lavoratori a pagare il prezzo finale di questo caos. Ma dobbiamo anche immaginare regole diverse per evitare che situazioni come queste si ripetano”.

Giusta la richiesta di un tavolo di crisi, ma il tavolo deve vedere anche la partecipazione del ministro per la Pubblica Amministrazione, Giulia Bongiorno, degli esercenti, dei sindacati e delle associazioni di consumatori”, afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.

“Infatti, non va affrontato solo il problema degli esercenti che non hanno più ricevuto i rimborsi, ma anche quelli dei dipendenti di Qui Group e quello dei lavoratori-consumatori che hanno buoni basto di Qui! Group inutilizzabili o che hanno smesso di riceverli, pur avendone diritto”, conclude Dona.

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Elena Leoparco
Elena Leoparco
Non sono una nativa digitale ma ho imparato in fretta. Social e tendenze online non smettono mai di stuzzicare la mia curiosità, con un occhio sempre vigile su rischi e pericoli che possono nascondersi nella rete. Una laurea in comunicazione e una in cooperazione internazionale sono la base della mia formazione. Help Consumatori è "casa mia" fin dal praticantato da giornalista, iniziato nel lontano 2012.

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