La resistenza agli antibiotici è un pericolo anche per i neonati. La minaccia alla salute rappresentata dall’antibiotico-resistenza viene denunciata da tempo dall’Organizzazione mondiale della Sanità e viene rilanciata oggi dalla Società italiana di neonatologia, che sottolinea come il rischio sia grave anche in ambito pediatrico e per i pazienti più piccoli. Bisogna agire su due fronti: uso responsabile degli antibiotici e maggior ricerca farmaceutica.

Risale a pochi giorni fa l’ultimo allarme dell’Oms che ha sottolineato la grave mancanza di antibiotici per combattere la resistenza antimicrobica. La maggior parte dei farmaci attualmente in sperimentazione clinica, ha detto l’Oms, sono solo modifiche delle classi esistenti di antibiotici e rappresentano comunque una soluzione a breve termine. Ci sono “poche potenziali opzioni di trattamento per quelle infezioni antibiotico-resistenti individuate dall’OMS come la più grande minaccia per la salute, inclusa la tubercolosi resistente ai farmaci, che uccide circa 250. 000 persone ogni anno”.

La Società italiana di neonatologia, a congresso in questi giorni, cita dati che dicono che ogni anno nel mondo si verificano 700 mila decessi causati da microrganismi multi resistenti. Si stima che dal 2050 i decessi saranno 10 milioni all’anno, superando anche quelli per neoplasie (fonte: The Review on Antimicrobial Resistance, J.O’Neill; Hampton 2015).

Il pericolo investe anche i neonati. “La SIN considera la sempre più frequente presenza di microrganismi multiresistenti un pericolo estremamente grave per i piccoli pazienti, che deve essere affrontato su due fronti: l’impegno delle case farmaceutiche nell’attività di ricerca e il rafforzamento della prevenzione, soprattutto attraverso un uso responsabile degli antibiotici – dice la Società di neonatologia – L’Italia è tra i Paesi più a rischio perché è tra quelli dove c’è un eccessivo uso di antibiotici con conseguente aumento di batteri multi resistenti”.

La scelta di prescrivere o meno gli antibiotici da parte del pediatra può essere difficile, evidenzia la sigla. “È necessario innanzitutto che l’utilizzo degli antibiotici venga attentamente valutato in modo da evitare una eccessiva prescrizione e un uso, a volte, non corretto con conseguente aumento di microrganismi multiresistenti – afferma la Società Italiana di Neonatologia – Specialmente negli ospedali dovrebbero essere attuate tutte le strategie preventive per ridurre il rischio infettivo con particolare attenzione al lavaggio delle mani e all’utilizzo di programmi di “Antibiotic Stewardship”. Su 4 milioni di decessi in epoca neonatale che avvengono ogni anno nel mondo, circa 1,4-1,5 milioni sono causati da patologie infettive spesso causate da microrganismi multi resistenti, ricorda la sigla, che cita soprattutto le segnalazioni di casi di tubercolosi da Mycobacterium tubercolosis resistente ai farmaci finora utilizzati. I dati relativi all’Italia sono del 2015: in quell’anno ci sono stati 3.769 casi di Tbc e i casi di patologia resistente ai farmaci sono stati 81.

Il problema dell’antibiotico-resistenza deve dunque, prima di tutto, essere riconosciuto dai governi e dagli organi di controllo. Dice la SIN: “Il Ministro della Salute Beatrice Lorenzin ha già confermato questa emergenza come una priorità di sanità pubblica, inserendola nel piano nazionale della prevenzione 2014-2018. In secondo luogo bisogna avviare partnership tra pubblico e privato per la scoperta di nuovi antibiotici. Terzo aspetto è la prevenzione delle infezioni con misure igieniche adeguate e l’utilizzo di programmi di Antibiotic Stewardship”.

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