saldi estivi

Lo scontrino dei saldi si fa sempre più ristretto: in cinque anni si è ridotto del 16%. Gli sconti praticati sono invece aumentati, passando da una media del 20-30% a una che si assesta fra il 30 e il 40%, con punte del 50%. I saldi, in tempo di crisi, vedono contemporaneamente una flessione delle spese dei consumatori – abiti e scarpe sono i prodotti che più risentono della contrazione dei consumi – e un aumento degli sconti offerti nei negozi. Il bilancio è di Fismo-Confesercenti a circa una settimana dall’inizio dei saldi estivi.
Quest’anno le promozioni sono partite in sordina: non c’è molta voglia di fare acquisti, e a denunciarlo (con stime diverse) sono stati sia i negozianti sia le associazioni dei consumatori, che hanno previsto un calo di acquisti compreso fra il 7-8% fino a punte del 25% nei piccoli negozi. Dopo la prima settimana di saldi, Fismo-Confesercenti traccia un bilancio: “Crescono sconti e offerte speciali”, sintetizza la sigla.
La ricerca è stata condotta su un panel di negozianti del settore abbigliamento confrontando i dati dell’estate 2007 – prima dell’inizio della crisi economica – con quelli di quest’anno. Ebbene: si nota, afferma Fismo-Confesercenti, “un vistoso aumento dello sconto medio praticato all’inizio della stagione”, e se nel 2007 questo si aggirava intorno al 20%-30%, nell’estate del 2012 il risparmio medio offerto inizialmente agli acquirenti si è assestato tra il 30% e il 40%, con punte anche del 50%. Aumenta anche l’incidenza dei saldi sul fatturato stagionale (segno che chi acquista cerca le promozioni e che i consumi si concentrano quando si può risparmiare), che passa dal 30% del 2007 al 40% di quest’anno.
Negli anni sono aumentate anche le offerte speciali, destinate a pochi capi selezionati: se nel 2007 la punta era del 60%, quest’anno è possibile arrivare a fare acquisti con sconti anche del 70%. In tutto questo, e considerato anche il periodo di austerity e di contrazione economica, che tiene molti consumatori lontani dalle vetrine, si è ridotto l’ammontare dello scontrino, che dal 2007 a oggi è diminuito di poco più del 16%, passando da una spesa media di 200 euro a circa 184 euro.
Del resto, abbigliamento e calzature sono i settori più penalizzati dalla contrazione dei consumi e dal fatto che gli italiani dedicano una parte sempre più esigua del proprio bilancio all’acquisto di vestiti e scarpe: nel 1986, una famiglia vi destinava in media il 10,1% della spesa mensile, ma la riduzione negli anni è stata costante e si è passati dal 6,3% del 2007 al 5,4% del 2011.
Sono aumentate anche le promozioni al di fuori del periodo dei saldi (e questo può spiegare in parte anche la mancanza di file nei negozi): oggi si contano più di 16 giorni l’anno dedicati a questi eventi, nel 2007 ci si fermava a cinque giorni di promozioni extra saldi.


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