Finora l’infezione dal salmonella causata dal latte in polvere prodotto in Francia ha colpito 39 bambini di età inferiore a un anno: 37 in Francia, un caso in Spagna e uno, probabile, in Grecia. Al 15 gennaio il latte in polvere contaminato richiamato dalla francese Lactalis è stato distribuito in 13 paesi europei – Belgio, Bulgaria, Cipro, Repubblica Ceca, Francia, Grecia, Irlanda, Olanda, Romania, Slovenia, Slovacchia, Spagna e Regno Unito) e in 54 paesi terzi. Assente dunque l’Italia. Questo l’ultimo aggiornamento sul focolaio infettivo diffuso dall’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa).

Insieme al Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc) l’Autorità ha infatti diffuso una valutazione rapida del focolaio infettivo. Si tratta di una misura che fornisce una panoramica della situazione in termini di salute pubblica e individua il veicolo alimentare che ha causato le infezioni. Un modo per prevenire l’ulteriore diffusione del contagio, anche perché nel caso di focolai di origine alimentare che interessino più Paesi, il coordinamento a dimensione UE è fondamentale.

Il ritiro e il richiamo del latte in polvere per neonati ridurrà “significativamente” il rischio che altri bambini vengano infettati da Salmonella Agona, affermano le due istituzioni dopo aver eseguito una valutazione rapida del focolaio. “Un focolaio di S. Agona legato al consumo di latte in polvere per neonati è in corso in Francia dall’agosto del 2017. Finora l’infezione ha colpito 37 bambini di età inferiore a un anno in Francia – scrive l’Efsa –  L’analisi del sequenziamento dell’intero genoma (WGS) ha confermato che un caso in Spagna è strettamente connesso al focolaio francese. Un caso probabile è stato individuato in Grecia. L’ultimo caso è stato notificato il 2 dicembre 2017”.

Efsa ed Ecdc “raccomandano che le autorità competenti degli Stati membri interessati continuino a condividere informazioni sulle indagini epidemiologiche, microbiologiche e ambientali e ad emanare apposite notifiche tramite il “sistema di allarme rapido per alimenti e mangimi” (RASFF) e il “sistema di allerta precoce e reazione” (EWRS)”. In ogni caso ci sono altre misure da prendere per prevenire infezioni durante la somministrazione di latte in polvere sia nei neonati sia in chi se ne prende cura. “Gli Stati membri – si legge nel documento – dovrebbero prendere in considerazione l’eventualità di fornire al pubblico le seguenti raccomandazioni: non usare alcuno dei latti per neonati implicati nel focolaio; lavarsi le mani prima e dopo la preparazione del biberon; non preparare i biberon in anticipo e gettare il contenuto se non consumato entro due ore”.

 

Notizia pubblicata il 19/01/2018 ore 10.42

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Sabrina Bergamini
Sabrina Bergamini
Giornalista professionista. Responsabile di redazione. Romana. Sono arrivata a Help Consumatori nel 2006 e da allora mi occupo soprattutto di consumi e consumatori, temi sociali e ambientali, minori, salute e privacy. Mi appassionano soprattutto i diritti e i diritti umani, il sociale e tutti quei temi che spesso finiscono a fondo pagina. Alla ricerca di una strada personale nel magico mondo del giornalismo ho collaborato come freelance con Reset DOC, La Nuova Ecologia, Il Riformista, IMGPress. Sono laureata con lode in Scienze della Comunicazione alla Sapienza con una tesi sul confronto di quattro quotidiani italiani durante la guerra del Kosovo e ho proseguito gli studi con un master su Immigrati e Rifugiati. Le cause perse sono il mio forte. Ho un libro nel cassetto che prima o poi finirò di scrivere. Hobby: narrativa contemporanea, fotografia, passeggiate al mare. Cucino poco ma buono.

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