Il codice della strada “impone la diminuzione della velocità in prossimità dell’incrocio e l’arresto dell’auto” anche con il giallo. Non si può “qualificare come ingiusto un arricchimento” delle casse comunali “fondato sul provento di infrazioni al codice della strada da parte di cittadini imprudenti” multati perché passati con il rosso. Lo si legge nelle motivazioni della sentenza con cui il Tribunale di Milano ha assolto 6 imputati, tra cui il sindaco di Segrate, nel processo sui T-red, i semafori intelligenti ribattezzati “vampiri rossi”. Codacons: “Tesi campata in aria”.
I giudici spiegano anche perché quei semafori – finiti nell’occhio del ciclone per il tempo ritenuto troppo breve tra il giallo e il rosso – erano in realtà regolari e anche omologati dal ”competente ufficio del Ministero dei Trasporti”. Il collegio, inoltre, chiarisce che col giallo bisogna fermarsi e si può attraversare, ”solo nel caso eccezionale in cui l’arresto possa costituire pericolo”. Ne consegue, scrivono i giudici, che le tesi dell’accusa ”sull’elevato numero di contravvenzioni legato a un tempo di latenza troppo ristretto” tra il giallo e il rosso ”finiscono per tutelare i conducenti imprudenti”.
Per il Codacons, al di là delle singole responsabilità personali sulle quali non intende pronunciarsi, “la tesi dei giudici è campata in aria”. Il Codice della strada, infatti, non parla di casi eccezionali o di pericolo, ma solo di sufficiente sicurezza. L’art. 41, comma 10, stabilisce, infatti,  che “durante il periodo di accensione della luce gialla, i veicoli non possono oltrepassare gli stessi punti stabiliti per l’arresto, di cui al comma 11, a meno che vi si trovino così prossimi, al momento dell’accensione della luce gialla, che non possano più arrestarsi in condizioni di sufficiente sicurezza; in tal caso essi devono sgombrare sollecitamente l’area di intersezione con opportuna prudenza”.
Considerato che il tempo di reazione per un conducente attento e pronto è di circa un secondo, durante il quale, se uno viaggia anche solo a 50 Km/h, percorre 15 metri, portandosi quindi in prossimità del semaforo e che se si aggiunge lo spazio di frenatura un veicolo in perfetta efficienza percorre in totale 28 metri prima di potersi definitivamente fermare, è evidente che far durare il giallo pochi secondi significa non consentire agli automobilisti di fermarsi in sufficiente sicurezza. “Ecco perché parlare addirittura di conducenti imprudenti, è dir poco irrispettoso per chi è stato incastrato dai vampiri. Peraltro la tesi contrasta con quella di chi aveva annullato migliaia di multe accogliendo le tesi dei consumatori e che, guarda caso, è preposto a decidere sulle violazioni al codice della strada”.

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Marco Fratoddi, giornalista professionista e formatore, insegna Scrittura giornalistica al Dipartimento di Lettere e Filosofia dell’Università di Cassino dove ha centrato il proprio corso sulla semiotica della notizia ambientale e le applicazioni giornalistiche dei nuovi media. È direttore responsabile del periodico culturale "Sapereambiente", ha contribuito a fondare la “Federazione italiana media ambientali” di cui è divenuto segretario generale nel 2014. Collabora con il Movimento difesa del cittadino come caporedattore del progetto "Io scrivo originale" per l'educazione alla legalità nelle scuole della Campania, partecipa come direttore artistico all'organizzazione del Festival della virtù civica di Casale Monferrato (Al). E' stato Direttore editoriale dell’Istituto per l’ambiente e l’educazione Scholé futuro-Weec network di Torino, ha diretto dal 2005 all’ottobre 2016 “La Nuova Ecologia”, il mensile di Legambiente, dove si è occupato a lungo di educazione ambientale e associazionismo di bambini. Fa parte di “Stati generali dell’innovazione” dove segue in particolare le tematiche ambientali e le attività di comunicazione. Fra le sue pubblicazioni: Salto di medium. Dinamiche della comunicazione urbana nella tarda modernità (in “L’arte dello spettatore”, Franco Angeli, 2008), Bolletta zero (Editori riuniti, 2012), A-Ambiente (in Alfabeto Grillo, Mimesis, 2014).

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