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Shrinkflation, l’Antitrust vuole vederci chiaro. Consumatori: meno prodotto allo stesso prezzo, è un doppio danno (foto pixabay)

L’Antitrust sta monitorando il fenomeno della shrinkflation o “sgrammatura” dei prodotti, quella tecnica di marketing con cui le aziende riducono la quantità di prodotto nelle confezioni mantenendo i prezzi sostanzialmente invariati. L’annuncio viene dal Direttore generale per la tutela del consumatore Giovanni Calabrò, in audizione alla Commissione d’inchiesta sulla tutela dei consumatori.

La shrinkflation, ha detto Calabrò, «è un fenomeno relativamente nuovo in Italia. È una tecnica di marketing del tutto legittima, purché siano rispettate alcune condizioni. Noi ci occupiamo dell’aspetto della trasparenza. Con la shrinkflation le aziende riducono la quantità di prodotto nelle confezioni dei prodotti di largo consumo, quelle che troviamo sugli scaffali dei supermercati, mantenendo sostanzialmente invariati i prezzi».

Le associazioni dei consumatori hanno monitorato il fenomeno e hanno presentato delle segnalazioni.

«Noi siamo verificando – prosegue Calabrò – se possa rilevare o meno ai fini dell’applicazione del Codice del consumo, in particolare in tema di pratiche commerciali scorrette».

Quello che rileva, spiega ancora il direttore generale, non è tanto la riduzione del prodotto in sé ma gli aspetti legati alla trasparenza, perché la riduzione di contenuto deve essere immediatamente percepibile dal consumatore sull’etichetta del prodotto.

 

Le parole del consumatore: Shrinkflation
Le parole del consumatore: Shrinkflation

 

Shrinkflation, il fenomeno e i consumatori

Shrinkflation” è una parola inglese che viene dall’unione di shrinkage (contrazione) e inflation (inflazione), un fenomeno che consiste nella riduzione delle confezioni (o della quantità al loro interno) di prodotti di largo consumo, mantenendo però lo stesso prezzo. Si parla anche di sgrammatura dei prodotti.

Riguarda soprattutto prodotti comuni, un pacco di biscotti, la confezione di un detersivo, una tavoletta di cioccolato e quant’altro. Famoso è il caso della riduzione della riduzione della barretta di cioccolato di Toblerone qualche anno fa.

Le associazioni dei consumatori sono tornate a segnalare questo fenomeno durante il periodo pasquale, quando si sono “ristrette” alcune confezioni di colomba che non pesavano affatto 1 kg da tradizione ma solo 700/750 grammi. Con prezzo invariato e forse anche la confezione, o forse con un packaging rinnovato che può aver distratto il consumatore.

Anche qui ricade infatti la questione della trasparenza: quanto sia consapevole il consumatore della quantità di prodotto minore che finisce nel suo carrello della spesa. Quello che rileva è dunque la consapevolezza del consumatore di fronte a un’operazione che potrebbe rimanere poco visibile, perché magari accompagnata da un restyling del prodotto o perché il prezzo di biscotti, fazzoletti, cioccolato o quello che sia non cambia o perché, semplicemente il consumatore è più attento al fattore prezzo assoluto rispetto al peso effettivo del prodotto e al rapporto prezzo/kg.

 

colomba
Attenzione, si è ristretta la colomba, Fenomeno shrinkflation

 

La shrinkflation e le segnalazioni dei consumatori

L’annuncio dell’Antitrust che ci saranno verifiche sulla shrinkflation è accolto con favore dalle associazioni dei consumatori, che avevano mandato esposti e fatto segnalazioni su diversi prodotti.

Per il Codacons, che aveva inviato segnalazioni anche alle procure, il fenomeno «determina una inflazione occulta a danno dei consumatori e svuota i carrelli della spesa – dice il presidente Carlo Rienzi – Attendiamo ora i risultati delle verifiche dell’Autorità e invitiamo gli utenti a prestare la massima attenzione in fase di acquisto e a controllare sempre confezioni, pesi, etichette e prezzi in modo da difendersi da tale odiosa pratica».

L’Unione Nazionale Consumatori ricorda di aver segnalato una serie di prodotti che mascheravano l’aumento di prezzo attraverso la tecnica di marketing della shrinkflation in un esposto dell’8 aprile. A finire nel mirino dell’associazione le colombe pasquali da 750 grammi, le mozzarelle da 100 grammi invece che da 125, il caffè da 225 al posto di quello da 250 grammi, la pasta non nei formati consolidati da 500 grammi e da 1 Kg, il con 20 bustine invece di 25 e innumerevoli altri prodotti.

Dice Massimiliano Dona, presidente dell’UNC: «La sgrammatura dei prodotti è antica, ma con la crisi attuale e gli aumenti dei costi di produzione delle aziende, dovuti ai rincari energetici di luce e gas, le segnalazioni dei consumatori si erano moltiplicate e le tecniche delle aziende si sono fatte sempre più insidiose».

«È scorretto, però, diminuire il quantitativo interno di un prodotto mantenendo la confezione della stessa grandezza, oppure ridurre di pochi grammi il peso rispetto a quelli tradizionali e consolidati da decenni – prosegue Dona – così come è ingannevole nascondere il peso anomalo nella parte nascosta della confezione, quella inferiore, scrivendolo a caratteri minuscoli tra decine di altre scritte, costringendo il consumatore ad organizzare una caccia al tesoro per trovarlo. Ora speriamo che l’Antitrust condanni queste aziende e non si limiti alla moral suasion».

Shrinkflation svuota i carrelli

«Finalmente qualcosa si muove sul fronte dell’inflazione occulta determinata dalla pratica sempre più diffusa di ridurre le quantità dei prodotti lasciando intatti i prezzi – dice il presidente Assoutenti Furio Truzzi – Un fenomeno che incide in modo pesante sulle tasche dei consumatori e, attraverso la riduzione delle quantità contenute nelle confezioni dei beni, svuota i carrelli fino al -30%».

Per l’associazione la shrinkflation causa un “duplice danno” ai consumatori. «Da un lato porta di fatto ad un aumento del prezzo del singolo prodotto interessato, perché il consumatore paga lo stesso prezzo ma porta a casa meno. Dall’altro – spiega Truzzi – obbliga le famiglie ad effettuare con più frequenza la spesa, perché una confezione che contiene meno prodotto termina prima, con effetti diretti sui bilanci familiari. Ben venga quindi l’indagine dell’Antitrust, perché un simile fenomeno potrebbe costituire una pratica commerciale scorretta a danno dei consumatori».


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Sabrina Bergamini
Sabrina Bergamini
Giornalista professionista. Responsabile di redazione. Romana. Sono arrivata a Help Consumatori nel 2006 e da allora mi occupo soprattutto di consumi e consumatori, temi sociali e ambientali, minori, salute e privacy. Mi appassionano soprattutto i diritti e i diritti umani, il sociale e tutti quei temi che spesso finiscono a fondo pagina. Alla ricerca di una strada personale nel magico mondo del giornalismo ho collaborato come freelance con Reset DOC, La Nuova Ecologia, Il Riformista, IMGPress. Sono laureata con lode in Scienze della Comunicazione alla Sapienza con una tesi sul confronto di quattro quotidiani italiani durante la guerra del Kosovo e ho proseguito gli studi con un master su Immigrati e Rifugiati. Le cause perse sono il mio forte. Ho un libro nel cassetto che prima o poi finirò di scrivere. Hobby: narrativa contemporanea, fotografia, passeggiate al mare. Cucino poco ma buono.

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