Spreco alimentare, chi segue una dieta sana getta via meno cibo (Foto di stokpic da Pixabay)

Chi segue le linee guida per una sana alimentazione è anche più bravo a non sprecare cibo. Butta via meno cibo, è in grado di programmare meglio la spesa, mangia meglio e aiuta anche il pianeta. Sono i risultati cui giunge uno studio del Crea Alimenti e Nutrizione sul legame fra cultura della sostenibilità alimentare e ambientale.

I dati sono stati diffusi oggi, in occasione della Giornata nazionale di prevenzione dello spreco alimentare del 5 febbraio. Domanda di partenza: come mangia chi spreca meno cibo? Ha provato a rispondere il progetto FAO WASTE, finanziato dal Ministero dell’Ambiente, ideato e coordinato dall’Osservatorio sulle eccedenze, recuperi e sprechi alimentari del CREA Alimenti e Nutrizione, con un’indagine-studio sul rapporto tra gli indicatori AIDGI (Adherence to Italian Dietary Guidelines Index, indice che misura quanto vengono seguite le raccomandazioni nutrizionali) e HFWBs (Household Food Waste Behaviours, indice che misura quanto i comportamenti dei consumatori sono attenti alla riduzione e prevenzione dello spreco alimentare).

Come mangia chi spreca meno cibo?

La ricerca ha condotto un’indagine su un campione rappresentativo della popolazione per capire se esiste una correlazione fra i comportamenti dei consumatori volti alla riduzione dello spreco alimentare e le scelte dei consumatori nell’adottare sane abitudini alimentari.

Ebbene: più alta è l’aderenza alle linee guida nutrizionali e più alto è il punteggio che misura l’attenzione allo spreco alimentare domestico (Sustainable choices: The relationship between adherence to the dietary guidelines and food waste behaviors in Italian families”).

La più alta aderenza alle linee guida nutrizionali corrisponde a una prevalenza di intervistati che è stato maggiormente in grado di programmare la spesa e l’uso del cibo, di valutare meglio le quantità di cibo da cuocere, evitare acquisti impulsivi, sapere quale cibo c’è in dispensa, riutilizzare gli avanzi, valutare la sicurezza alimentare, saper prolungare la shelf-life di un prodotto e cucinare con creatività. Invece la metà del campione con aderenza più bassa alle raccomandazioni nutrizionali non ha ricevuto alcuna educazione sullo spreco alimentare.

Dai risultati dello studio, condotto dalle ricercatrici del CREA, Laura Rossi e Federica Grant, su un campione di 2869 maggiorenni in leggera maggioranza femminile (52%), è emerso dunque che “circa il 30% degli italiani mostra una scarsa adesione alle raccomandazioni nutrizionali, il 21,5% medio-bassa, il 25,5% bassa e il 24% elevata. Tra i sottogruppi di popolazione, una bassa aderenza è stata riscontrata tra gli uomini (34,4), i giovani (40%) e chi vive in famiglie numerose (42,3%), mentre un’alta aderenza tra le donne (29,6%), i più anziani (34,9%) e chi vive in famiglie con due componenti (29,3%)”.

 

Lo Sprecometro non perdona: “Questa settimana hai sprecato 350 grammi di cibo” (fonte immagine Pixabay)

 

Dieta sana e meno spreco vanno insieme

Un’ analisi più approfondita ha stabilito che esiste un rapporto direttamente proporzionale tra un’elevata conformità alle raccomandazioni (alto AIDGI) e una positiva propensione dei consumatori ad attuare comportamenti che mirano ad una riduzione dello spreco alimentare (alto HFWB).

«In particolare – informa il Crea in una nota – circa il 35-40% del campione con maggiore adesione alle raccomandazioni sembra avere anche elevate abilità nel programmare la spesa e l’utilizzo del cibo, nel valutare bene le quantità da cucinare, nell’evitare acquisti di impulso e nel riciclare gli avanzi, prolungando la shelf-life di un prodotto mediante una cucina creativa. Al contrario, chi ha dimostrato di seguire poco o nulla le raccomandazioni sembra non aver ricevuto alcun tipo di educazione a prevenire lo spreco alimentare».

«Dai dati risulta evidente – dichiara la coordinatrice del progetto Laura Rossi, dirigente di ricerca del CREA Alimenti e Nutrizione – che chi ha a cuore la sostenibilità alimentare e le raccomandazioni nutrizionali è attento anche a quella ambientale e sociale, ma, nel prossimo futuro, è necessario identificare i sottogruppi di popolazione con minore attenzione a questi temi e pensare a campagne di sensibilizzazione tarate ad hoc su di loro per accrescere il tasso di adesione a stili di vita più sani e aumentare la consapevolezza in termini generali di sostenibilità».


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