Stop pesticidi, Legambiente: solo il 54,8% dei campioni risulta senza residui

Stop pesticidi, Legambiente: solo il 54,8% dei campioni risulta senza residui

Stop pesticidi, Legambiente: solo il 54,8% dei campioni risulta senza residui

Secondo il rapporto “Stop pesticidi” di Legambiente, la frutta si conferma la categoria più colpita: oltre il 70,3% dei campioni contiene uno o più residui. Da segnalare l’uva da tavola, le pere e i peperoni. Tra gli alimenti trasformati, il vino e i cereali integrali sono quelli con maggiori percentuali di residui permessi

Sono aumentati i campioni di prodotti alimentari con tracce di pesticidi, raggiungendo quota 44,1%: è quanto emerge dal rapporto “Stop pesticidi, realizzato da Legambiente, in collaborazione con Alce Nero, per fare il punto sui fitofarmaci presenti negli alimenti che ogni giorno arrivano sulle nostre tavole.

Al centro dell’indagine 4.313 campioni di alimenti di origine vegetale e animale, compresi i prodotti derivati da apicoltura di provenienza italiana ed estera, analizzati nel 2021. Nonostante la bassa percentuale di campioni irregolari, quindi con principi attivi oltre le soglie consentite, pari all’1% (in lieve diminuzione rispetto all’anno precedente), Legambiente evidenzia che solo il 54,8% del totale dei campioni risulta senza residui di pesticidi. Mentre, lo scorso anno, la rilevazione aveva raggiunto quota 63%.

A destare preoccupazione, dunque, è il 44,1% di campioni in cui sono state trovate tracce di uno o più fitofarmaci, tra monoresiduo (14,3%) e multiresiduo (29,8%), seppur nei limiti di legge. 90 le sostanze attive rintracciate, tra cui un campione di uva con 14 residui, uno di pere con 12 residui, uno di peperoni con 10 residui. Dai dati EFSA – sottolinea l’associazione – risulta campionata anche una fragola proveniente dall’Unione europea con 35 diversi residui.

Stop pesticidi, la frutta si conferma la categoria più colpita

Tra i pesticidi più presenti – spiega Legambiente – troviamo (in ordine decrescente): Acetamiprid, Boscalid, Fludioxonil, Azoxystrobina, Tubeconazolo e Fluopyram. L’associazione segnala anche i residui di Thiacloprid rinvenuti in 2 campioni di miele, in 1 pesca e in 1 mela; mentre tracce di residui di Imidacloprid sono stati rinvenuti in 34 campioni tra albicocche, arance, banane, carciofi, mandarini, peperoni, uva e pomodori.

In entrambi i casi, si tratta di fitofarmaci revocati dal mercato dal 2020. A destare preoccupazione anche i residui di DDT in 2 campioni di derivazione animale (tessuto adiposo di cavallo e di bovino). In riferimento al biologico, il 91,1% dei campioni risulta regolare e senza residui. Inoltre, non risultano inoltre presenti campioni con tracce multiresiduali. Per quanto riguarda, invece, i campioni con un solo residuo, la percentuale si attesta intorno al 5,4%, dato probabilmente legato al cosiddetto effetto deriva dovuto a coltivazioni convenzionali limitrofe, spiega Legambiente.

Per quanto riguarda i prodotti più colpiti, in linea con il trend degli anni passati, troviamo la frutta al primo posto, con almeno uno o più residui nel 70,36% dei campioni contro il 28,27% senza residui. Le tipologie più colpite sono pere, uva e pesche. Nel 91,67% dei campioni di pere analizzati, ad esempio, sono stati rilevati fino a 22 diverse categorie di fitofarmaci tra cui Acetamiprid (14,2%) e Boscalid (12,5%), percentuali rimaste invariate dal 2020.

 

pesticidi alimenti

 

Nei piccoli frutti, in particolare, si segnala la percentuale più alta di irregolarità (5,9%), a causa del superamento del limite massimo di residuo (LMR). Nel 88,3% dell’uva analizzata è stata rinvenuta la presenza di almeno un pesticida. Un trend in aumento rispetto allo scorso anno (85,7%), con una percentuale di multiresiduo superiore al monoresiduo. Dai risultati ottenuti nella categoria vino, appare evidente come, anche in questo caso, il multiresiduo sia più frequente (42,7%). Le sostanze attive più frequentemente riscontrate sono state: Metalaxyl (12,2%), Dimetomorf (11%), e Fenhexamid (8,9%), contando oltre 50 tipologie differenti di fitofarmaci.

In riferimento alla verdura, invece, il quadro risulta migliore: il 65,5% dei campioni analizzati risulta senza residui, solo il 33,3% dei campioni contiene uno o più pesticidi. Più colpiti i peperoni, con circa 38 categorie di fitofarmaci diverse, tra cui Acetamiprid (11%), Fluopyram e Imidacloprid (entrambi 8,8%), di cui il secondo revocato dal mercato nel 2020, Cypermethrina (5,1%), e con una quantità di multiresiduo superiore al monoresiduo, contando fino ad un massimo di 10 residui nello stesso campione. Ai peperoni seguono i pomodori con il 55% di campioni con almeno un pesticida.

Infine, il 57,9% dei campioni di prodotti trasformati risulta regolare e senza residuo. Il 41,4%, invece, contiene uno o più residui. Per quanto riguarda il miele, nella maggior parte dei campioni non sono stati riscontrati residui (67,5%). 2 campioni sono, invece, risultati irregolari a causa del superamento del limite. I più frequenti pesticidi risultano l’erbicida Glifosato (27,9%), N (2,4 Dimethylphenyl) Formamide (17,6%) e Amitraz (14,7%), raggiungendo in alcuni casi 8 residui presenti contemporaneamente. Legambiente segnala, inoltre, la presenza di due neonicotinoidi: Thiacloprid (revocato dal mercato essendo stato classificato come interferente endocrino) e Acetamiprid, ancora permesso, ma i cui effetti causano pesanti ripercussioni sulla salute delle api.

Le richieste di Legambiente

“Dall’analisi dei dati rilevati – ha dichiarato Angelo Gentili, responsabile agricoltura di Legambiente – emerge chiaramente la necessità di intraprendere la strada dell’agroecologia con ancora più determinazione, mettendo in atto, in maniera convinta e senza tentennamenti, quanto stabilito dalle direttive europee Farm to fork e Biodiversity 2030. Con l’approvazione della legge sul bio indubbiamente è stato fatto un importante passo in avanti. Adesso, serve passare dalla teoria alla pratica, affinché quel traguardo non risulti solo una bandierina, ma un patrimonio per l’intero settore”.

Secondo Gentili “Servono, quindi, meccanismi incentivanti attraverso cui dare gambe e fiato alla transizione, a partire dalla messa a disposizione di risorse. Serve, inoltre, che vengano applicate in maniera stringente le norme, stando alla larga da eventuali ipotesi di deroghe all’utilizzo di specifici fitofarmaci, come purtroppo sta avvenendo con il Glifosato. È, inoltre, di fondamentale importanza approvare il regolamento per l’utilizzo dei fitofarmaci (SUR) presentato lo scorso 22 giugno dalla Commissione europea e che prevede obiettivi di riduzione dell’uso dei pesticidi legalmente vincolanti per gli Stati membri. Occorre infine – ha concluso – aumentare le aree coltivate a biologico, che rappresentano un metodo efficace di ridurre gli input negativi in agricoltura”.


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Scrive per noi

Francesca Marras
Mi sono laureata in Scienze Internazionali con una tesi sulle politiche del lavoro e la questione sindacale in Cina, a conclusione di un percorso di studi che ho scelto spinta dal mio forte interesse per i diritti umani e per le tematiche sociali. Mi sono avvicinata al mondo consumerista e della tutela del cittadino nel 2015 grazie al Servizio Civile. Ho avuto così modo di occuparmi di argomenti diversi, dall'ambiente alla cybersecurity e tutto ciò che riguarda i diritti del consumatore. Coltivo da anni la passione per i media e il giornalismo e mi piace tenermi sempre aggiornata sui nuovi mezzi di comunicazione. Una parte della mia vita, professionale e non, è dedicata al teatro e al cinema.

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