“È il momento di porre fine allo stigma dell’HIV”. Molte cose sono cambiate negli ultimi venti o trent’anni ed è ora che questo aspetto deleterio, che fatica a scomparire, sia abbandonato una volta per tutte. Questa la promessa con cui si guarda alla Giornata mondiale di lotta contro l’Aids, celebrata come ogni anno il primo dicembre. In Italia, per questa occasione, il Servizio di counselling Telefono Verde AIDS e Infezioni Sessualmente Trasmesse – 800861061 dell’Istituto Superiore di Sanità e co-finanziato dal Ministero della Salute, sarà attivo dalle 10.00 alle 18.00.

stop-stigma-aidsIl Servizio, anonimo e gratuito, si avvale anche della presenza di un consulente in materia legale. La Giornata è anche occasione per monitorare la situazione. Nel 2015 c’è stata in Italia una lieve diminuzione sia del numero delle nuove diagnosi di infezione da Hiv che dell’incidenza (casi/popolazione) di Hiv; l’Italia si colloca al 13° posto in termini di incidenza Hiv tra le nazioni europee. Le modalità di trasmissione sono cambiate nel tempo: accade meno per via iniettiva mentre sono di più i casi che si possono attribuire a trasmissione sessuale. I dati vengono dall’Istituto Superiore di Sanità, che evidenzia come l’anno scorso siano giunte al Centro Operativo AIDS (COA) dell’ISS 3.444 segnalazioni di nuove diagnosi di infezione da HIV (che potrebbero aumentare a causa del ritardo di notifica), pari a un’incidenza di 5,7 nuovi casi di infezione ogni 100.000 residenti. Un’incidenza che colloca l’Italia al 13° posto tra i paesi UE.

Lazio, Lombardia, Liguria ed Emilia-Romagna risultano le regioni con l’incidenza più alta, mentre i maschi che fanno sesso con altri maschi (MSM) tra le principali modalità di trasmissione. Sono questi, in sintesi, i dati principali pubblicati dall’Istituto Superiore di Sanità in un fascicolo del Notiziario dedicato all’aggiornamento al 31 dicembre 2015 dei flussi di sorveglianza inviati dalle regioni e dai centri segnalatori al COA. Si assiste a una leggera diminuzione  rispetto ai tre anni precedenti sia del numero delle nuove diagnosi di infezione da HIV che dell’incidenza (casi/popolazione), ad un aumento dell’età mediana alla diagnosi (39 anni per i maschi e 36 anni per le femmine, con un’incidenza maggiore nella fascia 25-29 anni: 15,4 nuovi casi ogni 100.000 residenti) e  come detto a un cambiamento delle modalità di trasmissione dall’inizio dell’epidemia ad oggi: diminuisce la proporzione di consumatori di sostanze per via iniettiva, ma aumenta quella dei casi attribuibili a trasmissione sessuale.

Rimane costante e alta la quota delle persone con una nuova diagnosi di infezione da HIV in fase clinica avanzata, mentre aumenta la proporzione delle persone con nuova diagnosi di AIDS che scopre di essere HIV positiva nei pochi mesi precedenti la diagnosi. Oltre il 50% dei casi di AIDS segnalati è costituito, infatti, da persone che non sapevano di essere HIV-positive. Nel 2015, la maggioranza delle nuove diagnosi di infezione da HIV era attribuibile a rapporti sessuali non protetti, che costituivano l’85,5% di tutte le segnalazioni (eterosessuali 44,9%; MSM 40,6%). I casi di AIDS conclamato nel 2015 sono stati 789, pari a un’incidenza di 1,4 nuovi casi per 100.000 residenti. Dall’inizio dell’epidemia (1982) a oggi sono stati segnalati oltre 68.000 casi di AIDS, di cui più di 43.000 deceduti. Negli ultimi dieci anni, sottolinea ancora l’ISS, è aumentata la proporzione delle persone con nuova diagnosi di AIDS che ignorava la propria sieropositività e ha scoperto di essere HIV positiva nei pochi mesi precedenti la diagnosi di AIDS, passando dal 20,5% del 2006 al 74,5% del 2015. Il numero di decessi per AIDS resta stabile.

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