La riforma del terzo settore deve tendere ad affermare il principio di legalità, creando gli strumenti per rendere effettivo l’accesso alla giustizia da parte delle associazioni che vogliono tutelare i diritti di consumo, ambientali, i diritti civili e il diritto alla salute. E si potrebbe prevedere anche una class action per le associazioni di promozione sociale. Questi alcuni dei suggerimenti che il Movimento Consumatori ha inviato alla consultazione pubblica lanciata dal Governo, che si chiuderà domani.
La consultazione sulle linee guida in vista della riforma del terzo settore è stata aperta il 13 maggio e si chiuderà domani. Nelle due settimane successive il Governo predisporrà il disegno di legge delega che dovrebbe arrivare sul tavolo del Consiglio dei Ministri il 27 giugno. Come si legge nel documento pubblicato online sul sito del Ministero del Lavoro, “esiste un’Italia generosa e laboriosa che tutti i giorni opera silenziosamente per migliorare la qualità della vita delle persone. E’ l’Italia del volontariato, della cooperazione sociale, dell’associazionismo no-profit, delle fondazioni e delle imprese sociali. Lo chiamano terzo settore, ma in realtà è il primo”. Quali gli intenti della riforma? “Tra gli obiettivi principali vi è quello di costruire un nuovo Welfare partecipativo, un secondo obiettivo è valorizzare lo straordinario potenziale di crescita e occupazione insito nell’economia sociale e nelle attività svolte dal terso settore; il terzo obiettivo della riforma è di premiare in modo sistematico con adeguati incentivi e strumenti di sostegno tutti i comportamenti donativi o comunque prosociali dei cittadini e delle imprese, finalizzati a generare coesione e responsabilità sociale”.
Il Movimento Consumatori ha dunque redatto un contributo per la consultazione pubblica. Partendo da una considerazione: l’associazione riconosce l’importanza di una riforma organica del terzo settore ma “confessa” una ulteriore aspirazione, ovvero che “questa riforma sia l’occasione per aiutare il nostro Paese a cambiare orizzonte culturale: tendendo, per la prima volta, verso l’affermazione del principio di legalità”.
Ecco dunque la proposta del Movimento Consumatori: “Pensiamo che il Terzo Settore ed in particolare l’associazionismo di promozione sociale possa contribuire all’affermazione del principio di legalità se è messo nelle condizioni di accedere realmente alla giustizia in nome di interessi collettivi. Per Movimento Consumatori questa riforma dovrebbe creare gli strumenti (o meglio rivedere tutti quelli già esistenti) per rendere effettivo l’accesso alla giustizia della associazioni che si siano costituite proprio per tutelare, difendere e promuovere i diritti di cui chiedono accesso alla giustizia, ottenendo che chi ha sbagliato non possa reiterare gli illeciti e risarcisca i danni. Non ci riferiamo solo alla materia del consumo, di fondamentale importanza per lo squilibrio tra consumatore e imprese, ma, anche alla materia ambientale, dei diritti civili, del diritto alla salute. Chiediamo, insomma che la lesione degli interessi collettivi possa trovare una risposta vera, anche di natura risarcitoria nell’ordinamento italiano”.
L’ottica è quella di far emergere le imprese che si sono date una etica sociale di mercato. In Italia, spiega l’associazione, “‘formalmente’, è già previsto il diritto delle associazioni di promozione sociale di promuovere azioni giurisdizionali ad esempio per intervenire in giudizi civili e penali per il risarcimento dei danni derivanti dalla lesione di interessi collettivi concernenti le finalità generali perseguite dall’associazione, ma il vissuto ci insegna che raramente i cittadini organizzati in associazioni riescono a difendere i diritti collettivi (civili, ambientali, di consumo). Si ritiene essenziale promuovere e affermare la tutela dei diritti collettivi dei cittadini/consumatori tramite una migliore esplicitazione degli strumenti giudiziari a disposizione delle associazioni e in particolare delle associazioni di promozione sociale nonché tramite la revisione della disciplina del gratuito patrocinio e del risarcimento degli interessi collettivi e della costituzione di parte civile”.
Movimento Consumatori chiede però al Governo di riflettere anche se, oltre a riformare l’accesso alla giustizia per le associazioni, “possa essere opportuno provvedere anche ad una radicale riforma della class action permettendole così di divenire un vero strumento di deterrenza portandola fuori dal ristretto ambito del consumerismo per aprirla a contesti nuovi e diversi quali quelli in cui operano le associazioni di promozione sociale, insomma, una class action, per le associazioni di promozione sociale”.
Altro tema riguarda il fisco: in quest’ambito, l’associazione chiede di non applicare più l’IRAP sulle associazioni di promozione sociale che non svolgono attività commerciale. Spiega Movimento Consumatori: “L’esenzione oggi vale solo per le onlus ed è facoltativa, le regioni, i comuni, le province possono prevederla o meno. Per questo Movimento Consumatori chiede che la riforma recuperi una discriminazione delle APS nei confronti delle onlus che non è giustificata prevedendo però l’esenzione per legge nazionale, eliminando ogni discrezionalità da parte degli enti locali e delle regioni. Non è possibile che un’associazione venga tassata se crea lavoro. Le APS non sono associazioni di volontariato. Hanno potenzialità occupazionali considerevoli. Ma ad oggi – aggiunge l’associazione – se Movimento Consumatori, ad esempio, prende a contratto a progetto 3 persone per realizzare un progetto di educazione alimentare nelle scuole, dovrà pagare l’IRAP per aver creato lavoro, pur non avendo creato profitto/utile tramite quel lavoro che è stato impiegato per realizzare un progetto di utilità sociale e non utili per i soci”.

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