tutela consumatore

Da quando è stata pubblicata la sentenza del Consiglio di Stato, che è intervenuta sulle competenze delle Autorità indipendenti di regolazione, ha fatto discutere sollevando molte voci di dissenso. A cominciare dall’Antitrust, seguita nelle sue preoccupazioni dalle Associazioni dei consumatori. La sentenza del Consiglio di Stato, che ha annullato alcune multe inflitte dall’Antitrust a Telecom e Wind, ha affermato che, in presenza di normative organiche settoriali, volte a tutelare espressamente il consumatore, esse vanno applicate dall’Autorità garante delle comunicazioni e non dall’Antitrust”. Quale sarà allora il ruolo dell’Antitrust? Non c’è il rischio che si creino dei vuoti normativi sulla tutela del consumatore? La questione è ad oggi irrisolta e si è certato di dare qualche risposta durante un convegno organizzato presso il Cnel, dal titolo “La competenza in materia di tutela dei consumatori: evoluzione alla luce dei recenti indirizzi del Consiglio di Stato”, cui hanno partecipato esponenti delle Autorità indipendenti, rappresentanti di alcune aziende e il Presidente del Consiglio di Stato Giancarlo Coraggio.
Secondo il Consiglio di Stati l’Antitrust avrebbe competenza a verificare eventuali profili anticoncorrenziali di clausole contrattuali, che configurino abusi di posizione dominante o intese restrittive della concorrenza. Questa interpretazione eviterebbe possibili duplicazioni di procedimenti a carico dello stesso operatore e garantirebbe una maggiore certezza nell’interpretazione della disciplina vigente. “L’esigenza di porre ordine sulla legislazione riguardante le Autorità indipendenti, frutto di numerosi interventi normativi non coordinati tra loro, è sicuramente condivisibile anche se non è sempre univoca la valutazione sulla presenza di normative organiche”.
L’Antitrust e le Associazioni dei consumatori sono però preoccupate per lo svuotamento di fatto dei poteri finora esercitati dall’Autorità garante del mercato e della concorrenza nella tutela dei consumatori. Le Associazioni hanno scritto una lettera al Ministero dello Sviluppo Economico esprimendo le loro perplessità e chiedendo che la competenza relativa all’applicazione della normativa del Codice del Consumo, e in particolare relativamente alle pratiche commerciali scorrette, torni di competenza dell’Antitrust su tutti i settori, anche quelli in cui vi sia un’autorità specifica.
Al centro del convegno di oggi c’è stato l’intervento di Coraggio che ha cercato di spiegare, in primis al Presidente dell’Antitrust Giovanni Pitruzzella seduto di fianco a lui, i principi che hanno ispirato la sentenza in questione. “Le linee di fondo cui ci siamo ispirati sono i principi del diritto amministrativo europeo – ha detto Coraggio – che è un diritto ancora in fieri e non completamente assestato. Ma il futuro del diritto amministrativo è la tutela dei diritti fondamentali e questi diritti vanno presi dalla Costituzione ma anche dai Trattati che hanno portato alla creazione dell’Unione Europea. Questa pluralità delle fonti dà al giudice un ruolo diverso rispetto al passato”.
Il Presidente del Consiglio di Stato ha quindi fatto riferimento ad un vero e continuo dialogo tra giudice ed amministratore che ha avuto alla base la garanzia del rispetto dei diritti. E quali sono i principi a cui le Autorità indipendenti non si sono attenute? “Innanzitutto la buona amministrazione, intesa come riduzione degli oneri amministrativi su cui sono dovuti tornare più volte gli organismi europei. Poi c’è il principio della certezza del diritto”.
A questo punto Giancarlo Coraggio ha spiegato che la certezza del diritto è fondamentale per la tutela del mercato e per la libertà di impresa: “Che certezza del diritto ha un’impresa che si vede esposta al rischio di due sanzioni e, soprattutto di due procedimenti lunghi e costosi quali sono quelli amministrativi? Si tratta di una vera e propria discriminazione all’incontrario per le imprese che operano in Italia e questo scoraggia anche gli investimenti delle imprese straniere”.
“Sinceramente – ha concluso il Presidente del Consiglio di Stato – credo che le critiche a questa sentenza siano scarsamente fondate. Anche quelle arrivate dalle Associazioni dei consumatori sono sbagliare di principio perché il consumatore prima di essere tale è un lavoratore e se non viene tutelato in questo come può diventare consumatore?”
di Antonella Giordano
 
 

Scrive per noi

Redazione
Redazione
Marco Fratoddi, giornalista professionista e formatore, insegna Scrittura giornalistica al Dipartimento di Lettere e Filosofia dell’Università di Cassino dove ha centrato il proprio corso sulla semiotica della notizia ambientale e le applicazioni giornalistiche dei nuovi media. È direttore responsabile del periodico culturale "Sapereambiente", ha contribuito a fondare la “Federazione italiana media ambientali” di cui è divenuto segretario generale nel 2014. Collabora con il Movimento difesa del cittadino come caporedattore del progetto "Io scrivo originale" per l'educazione alla legalità nelle scuole della Campania, partecipa come direttore artistico all'organizzazione del Festival della virtù civica di Casale Monferrato (Al). E' stato Direttore editoriale dell’Istituto per l’ambiente e l’educazione Scholé futuro-Weec network di Torino, ha diretto dal 2005 all’ottobre 2016 “La Nuova Ecologia”, il mensile di Legambiente, dove si è occupato a lungo di educazione ambientale e associazionismo di bambini. Fa parte di “Stati generali dell’innovazione” dove segue in particolare le tematiche ambientali e le attività di comunicazione. Fra le sue pubblicazioni: Salto di medium. Dinamiche della comunicazione urbana nella tarda modernità (in “L’arte dello spettatore”, Franco Angeli, 2008), Bolletta zero (Editori riuniti, 2012), A-Ambiente (in Alfabeto Grillo, Mimesis, 2014).

Parliamone ;-)