Secondo le linee guida adottate dalla Commissione Ue sull’economia collaborativa, il divieto totale di attività come quella di Uber deve essere solo una misura estrema. Inoltre gli stati membri devono distinguere tra chi mette a disposizione l’auto occasionalmente per arrotondare e chi invece lo fa a tempo pieno per mestiere. “Sono le stesse proposte che ha fatto l’Autorità dei trasporti in Italia, ma che finora il Governo non ha voluto accogliere per paura delle proteste dei tassisti”.
Massimiliano Dona, Segretario dell’Unione Nazionale Consumatori, ha commentato così il parere della Commissione Ue.
L’Autorità di Regolazione dei Trasporti, infatti, ha inviato esattamente un anno fa al Governo e al Parlamento un atto di segnalazione sull’autotrasporto di persone non di linea, ossia taxi, noleggio con conducente (NCC) e servizi tecnologici per la mobilità, con la quale si volevano ricondurre i servizi come quelli offerti da Uber al regime del lavoro occasionale.
I servizi tecnologici per la mobilità consentono di intercettare una domanda di servizi che non viene raggiunta dai tassisti. “Si tratta, quindi, di stabile le regole del gioco, ampliando l’offerta per il consumatore”, ha proseguito Dona. L’Unione Nazionale Consumatori ricorda che secondo la ricerca condotta dall’associazione, le piattaforme di sharing sono il mezzo di trasporto “serale” preferito dal 17% dei consumatori. In particolare, si affidano alle piattaforme di sharing i giovani: il 22% tra i 18 ed i 40 anni, a fronte di un 9% di chi ha un’età compresa tra i 41-80 anni. La sharing economy, insomma, rappresenta il nuovo che avanza, soprattutto tra i più giovani. A proposito di taxi, il servizio è ritenuto sicuro, efficiente e ben regolamentato dal 33% dei consumatori, ma più della metà (56% delle risposte) lo considera troppo costoso se paragonato alla qualità.
L’intervento della Commissione Ue sulla questione Uber ha però suscitato la reazione anche da parte di Confcommercio: “Non so quanto le dichiarazioni del Commissario Katainen siano il frutto di un’effettiva conoscenza della materia” ha dichiarato il vice presidente di Confcommercio e presidente di Conftrasporto, Paolo Uggè. Secondo il parere dell’UNC, in realtà è Confcommercio a sottovalutare il fenomeno della sharing economy che, sottolinea Dona “sta spopolando in tutta Europa e fenomeni come Uber o Airbnb non sono ostacolate da normative antidiluviane”. Quanto alla dichiarazione del vice presidente Uggè, secondo il quale il Governo sarebbe rimasto a lungo alla finestra, “è vero esattamente l’opposto, dato che sono recentissime le modifiche che costringono a dover rientrare in rimessa dopo ogni singolo servizio, volute dai tassisti contro il servizio di noleggio con conducente”.
Sul piano della sicurezza del consumatore, vanno al più presto accolte le proposte che ha fatto l’Autorità dei trasporti che ha richiesto, per chi svolge attività di sharing di questo tipo, la sussistenza requisiti di idoneità del guidatore e del veicolo: assicurazione per responsabilità civile aggiuntiva, conducente con più di 21 anni e almeno 3 anni di guida, nessun provvedimento di sospensione della patente, riconduzione al regime del lavoro occasionale delle prestazioni dei conducenti non professionisti.

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1 thought on “Uber, Commissione Ue: divieto dell’attività può essere solo una misura estrema

  1. La Legge 21/92 che regola il trasporto TAXI – NCC è preistorica e deve essere cambiata. Indubbiamente a riscriverla non possono essere i TAXI perché è evidente che le loro modifiche sono restrittive a protezione di privilegi non più accettabili (vedi esenzione IVA, almeno fino alla distanza di 50km dal capolugo a cui fa riferimento la licenza – esenzione RICEVUTA FISCALE con conseguente potenziale di evasione fiscale e possibilità a chi richiede le ricevutine in bianco, di farsi rimborsare cifre di gran lunga superiori a quelle effettivamente pagate – i loro veti nei confronti dei Comuni di adeguare il numero delle licenze TAXI, ma anche quelle delle autorizzazioni NCC, alla domanda crescente di trasporto pubblico anche in conseguenza di una maggiore esigenza di mobilità ad esempio nel turismo.
    Bisogna fare però attenzione a non permettere a chi non ha requisiti professionali di improvvisarsi autisti. La SICUREZZA e la TRASPARENZA FISCALE sono punti fermi che non possono essere trascurati.
    Attualmente i livelli di professionalità, a mio parere, sono troppo scarsi in un settore dove tutti sono in grado di guidare una macchina (tutti siamo in grado di cucinare un uovo, ma dal farlo bene e poi aprire un ristorante….). Esiste poi il rischio che, per fare una corsa in più, venga fatto il servizio in modo affrettato o correndo e mettendo a rischio sia i passeggeri che altri automobilisti, ciclisti, pedoni.
    Ecco perché ritengo che il settore richieda una Legge che liberalizzi il settore, ma preveda che i livelli di professionalità siano elevati e quindi, oltre al tasso alcolemico 0 e revisione annuale dell’auto, assicurazione auto adeguata, anche corsi specifici di GUIDA SICURA ed ecologica, maggiori controlli periodici sullo stato di salute dell’autista (attualmente non previsti) (tossicologici e non solo).

Parliamone ;-)

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