consumi

Non si arresta il calo dei consumi: a marzo 2014 l’Istat registra -0,2% delle vendite al dettaglio rispetto a febbraio. A diminuire sono soprattutto gli acquisti alimentari (-0,4%). Ma il dato eclatante è quello sull’intero anno: rispetto a marzo 2013 le vendite al dettaglio registrano una flessione del 3,5%, con il valore record di -6,8% delle vendite di prodotti alimentari. La crisi colpisce tutte le forme distributive: sia la grande distribuzione che segna un -5,1% delle vendite, sia i piccoli negozi (-2,3%)
Nei primi tre mesi del 2014, l’indice grezzo diminuisce dell’1,8% rispetto allo stesso periodo del 2013. Le vendite di prodotti alimentari segnano una flessione del 2,9% e quelle di prodotti non alimentari dell’1,3%.
“Il crollo delle vendite dei prodotti alimentari è un vero e proprio grido d’allarme della situazione di estrema difficoltà in cui si trovano le famiglie – commentano Federconsumatori e Adusbef –  È noto, infatti, che la domanda relativa al comparto alimentare è l’ultima ad essere intaccata in una situazione di crisi, proprio per questo è tradizionalmente considerata anelastica. Questi dati dimostrano quanto sia urgente intervenire per un rilancio del potere di acquisto delle famiglie, i lavoratori a reddito fisso, ma anche incapienti e disoccupati. Chiediamo al Governo di impiegare le risorse ricavate dai tagli agli sprechi, ai privilegi ed agli abusi, dall’incremento della lotta all’evasione fiscale, nonché dalla vendita di parte delle risorse auree (il 15-20%) per:

  • lo stanziamento di congrui investimenti per la ricerca e lo sviluppo tecnologico, a partire dalla banda larga nelle telecomunicazioni per l’incremento della produttività di sistema;
  • l’avvio di un piano strategico per lo sviluppo del turismo;
  • la modernizzazione e la creazione di infrastrutture soprattutto al Sud;
  • la messa in sicurezza dell’edilizia scolastica.

“Gli acquisti alimentari sono tornati indietro di oltre 33 anni sui livelli minimi del 1981 – commenta Coldiretti – Con tagli che hanno colpito a marzo tutti i principali canali distributivi dagli ipermercati (-7,1%) ai supermercati( -6,9%), dai piccoli negozi (-6,6%) fino addirittura ai discount (-1,5%)”. Coldiretti ricorda che la spesa alimentare per abitante era sempre stata tendenzialmente in crescita dal dopoguerra fino al 2006 e poi è iniziata a crollare progressivamente ed in misura crescente ogni anno. Gli italiani nei primi anni della crisi hanno rinunciato soprattutto ad acquistare beni non essenziali, dall’abbigliamento alle calzature, ma una volta toccato il fondo hanno iniziato a tagliare anche sul cibo riducendo al minimo gli sprechi e orientandosi verso prodotti low cost. Di fatto è tornata l’economia domestica con quasi 3 famiglie su 4 (73%) che hanno tagliato gli sprechi a tavola, l’80% che fa la spesa in modo piu’ oculato, e il 26% riducendo le dosi acquistate.
Confesercenti lancia l’allarme anche sulle chiusure delle attività commerciali: nei primi 4 mesi dell’anno non si è arrestata l’emorragia di negozi: secondo i dati dell’Osservatorio Confesercenti, da gennaio ad aprile hanno cessato l’attività un totale di 20.297 imprese – più di 166 al giorno – a fronte di sole 9.352 nuove aperture, per un saldo finale di -10.945 unità. “Altro che allarme rosso – commenta Confesercenti – Questo scenario non solo riaccende i rischi di deflazione, ma può avere conseguenze nefaste anche a monte della filiera commerciale aggravando lo stato già critico delle imprese che lavorano per il mercato interno. E’ inutile tergiversare. A questo punto occorre un pacchetto di interventi forti: va ridotta significativamente per tutti, imprese e famiglie, una pressione fiscale incompatibile con una speranza di ripresa economica; va combattuto con maggiore energia il fenomeno dell’abusivismo che affossa interi settori economici; vanno liberate le imprese al più presto dell’onere pesantissimo degli adempimenti fiscali e burocratici, che sono diventati una sorta di girone infernale con mille incertezze, mutamenti improvvisi di scadenze e regole, ricorsi improvvidi alla retroattività delle norme”.

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Redazione
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1 thought on “Vendite al dettaglio, Istat: -3,5% in un anno, crollo record di alimentari (-6,8%)

  1. La riduzione degli immani sprechi nella spesa pubblica, della concorrente corruzione macroscopica, ed anche microscopica, se efficace anche tramite licenziamenti in tronco con sequestro di beni in ridotti tempi e gradi di giudizio, insieme ad una seria , mirata e progressiva lotta all’evasione, devono essere il principale obbiettivo del governo per poter finanziare l’inderogabile (chiaro anche ai pesci) necessità di riduzione fiscale sul cittadino che paga esose tasse (a cascata=tassa sulla tassa) anche per gli evasori corrodendo s tipendi, pensioni ,risparmi e la sicurezza familiare, casa compresa (bene e rendita rifugio di chi ha tanto sudato).
    Chiaro che il cittadino mazziato dall’inezia dei suoi stessi rappresentanti e della colpevole macchina burocratica riduce al lumicino qualsiasi consumo e spreco familiare, ed anche il cibo. Non si venga a dire che in queste condizioni il cibo viene sprecato, ed anche a causa dei sistemi di datazione delle scadenze. Su queste basi la produzione ristagna o diminuisce, le aziende produttive e commerciali oberate anche dai crediti non riscossi (molti nei confronti dello stato) sono costrette a chiudere, Equitalia e la speculazione vanno a nozze, i posti di lavoro diminuiscono, e i giovani diventano disoccupati cronici.
    Le solite cassandre : sindacati, enti inutili, commissioni, TUTTI PAGATI PROFUMATAMENTE DAI CONTRIBUENTI, pontificano senza dare una mano fattiva alla risoluzione dei problemi. Compito di un governo che per almeno due anni metta da parte le ideologie è : TAGLIARE, TAGLIARE, RAZIONALIZZARE. anche rischiando di fare una quota di errori, ma SENZA FERMARSI.

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