Sono circa 27 milioni gli italiani che preferiscono usare gli Atm per prelevare il denaro, conoscere il proprio saldo, ma anche compiere operazioni come avere informazioni sui prodotti finanziari. 11 milioni di cittadini li usano per pagare multe e tasse, fare versamenti, ordinare bonifici, o anche acquistare ricariche telefoniche.

È stato calcolato, infatti, che almeno un terzo dei clienti di un istituto di credito entri in contatto con la sua banca più volte alla settimana, almeno l’8% ogni giorno, molto di più di quanto faccia con qualsiasi altro fornitore di servizi.

Il problema è che parallelamente aumenta anche il rischio di frode online. Infatti, lo 0,14% dei clienti Retail dei servizi di E-banking ha dichiarato di essere stato derubato delle proprie credenziali nel 2015, attraverso il metodo più utilizzato per rubare contante che è il phishing.

Con lo sviluppo dell’economia digitale aumenta quindi l’impegno del mondo bancario nella lotta ai crimini informatici, attraverso presidi tecnologici, iniziative di formazione del personale e campagne di sensibilizzazione della clientela.

Secondo quanto rilevato da Abi, Associazione Bancaria Italiana, ogni anno le banche italiane spendono oltre 250 milioni di euro per la sicurezza informatica. Grazie a questo lavoro e alla collaborazione con le forze dell’ordine il 95% delle operazioni fraudolente viene bloccato e i clienti vittime di frode sono solo lo 0,002% del totale di quelli che operano su home banking, pari ad uno su 50 mila.

Maggiore tutela anche per le operazioni digitali che prevedono il coinvolgimento di terze parti. Infatti, con l’entrata in vigore della direttiva europea PSD2 (Payment services directive), fissata per gennaio 2018, saranno definiti i rapporti tra banche e i nuovi attori non bancari che potranno operare nell’ecosistema dei pagamenti.

“Nell’attuare la nuova normativa”, afferma il Direttore Generale dell’Abi, Giovanni Sabatini, “si dovrà fare particolare attenzione a che, nell’accedere alle informazioni del conto dell’utente, l’operatore “terza parte” possa accedere solo a quelle informazioni per cui l’utente ha dato il suo consenso”.


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