Iva sugli assorbenti, riparte Close the Gap contro la Tampon Tax (Fonte immagine https://www.change.org/p/stoptampontax-il-ciclo-%C3%A8-ancora-un-lusso)

Obiettivo: 1 milione di firme. “Il ciclo è ancora un lusso” e “La tassa di essere donna” sono le parole d’ordine con cui riparte la campagna Close the Gap che chiede l’abbassamento dell’Iva sugli assorbenti. L’iniziativa è giunta al quarto anno e conta al momento 704 mila firme. Dopo la decisione del Governo Meloni di rialzare l’Iva sui prodotti mestruali dal 5% al 10%, riparte dunque la sottoscrizione alla petizione “Il ciclo è ancora un lusso!” lanciata dal collettivo Onde Rosa nel 2019 e sostenuta da Coop fin dal 2021.

Iva sugli assorbenti, passo indietro

Il 2024 si è infatti aperto con un passo indietro sui prodotti mestruali. Dopo soli 12 mesi l’Iva sugli assorbenti, che era stata abbassata al 5% nel gennaio 2023, è tornata al 10%. Con lo slogan “La tassa di essere donna” da gennaio Coop ha riproposto la sottoscrizione alla petizione che chiede il definitivo abbassamento dell’IVA sui prodotti mestruali al 5%, come gli altri beni di prima necessità. Da gennaio fino a maggio, Coop si impegna inoltre a “neutralizzare” questo aumento simulando, sugli assorbenti a marchio, l’IVA al 5%.

 

 

Stop Tampon Tax, torna la mobilitazione contro l’Iva al 10% sugli assorbenti (Foto Sora Shimazaki per Pexels)

 

Assorbenti, si può fare di più

Una tassa diversa sugli assorbenti è possibile. Secondo il monitoraggio fatto da Wash United a livello globale, in 27 paesi del mondo l’acquisto di assorbenti è esente da Iva. Ci sono nell’elenco Regno Unito, Irlanda, Canada e Australia.

L’Italia con l’attuale regime fiscale è uno dei 21 paesi che prevede l’Iva differenziata sugli assorbenti ma fra le più alte: in Germania l’Iva sui prodotti igienici femminili è al 7% (abbassata nel 2020 dal 19% dopo una mobilitazione nazionale che ha raccolto poco meno di 200 mila sottoscrizioni), in Francia al 5,5% e negli Stati Uniti all’8,3%.

L’Iva sugli assorbenti riguarda in Italia quasi 13 milioni di donne che nella loro vita consumeranno, secondo alcune stime, almeno 12 mila assorbenti. A quale costo? L’ultima stima ufficiale della legge di Bilancio stimava la spesa media di una donna per i prodotti mestruali in 70 euro l’anno.

Negli ultimi tempi e anni, abitudini e acquisti delle donne hanno dovuto affrontare i rincari dell’inflazione. Già nel 2022 una donna su quattro aveva ridotto la quantità dei prodotti per cura e igiene personali comprati e il 13% si era vista costretta a ridurne la qualità. Secondo i dati omnicanale Nielsen nel corso del 2023 le vendite di assorbenti sono aumentate in valore (da 412,7 a 419 milioni di euro), ma il numero di confezioni vendute è diminuito di circa mezzo milione (da 198,8 a 198,3 milioni), con un aumento medio dei prezzi per confezione del 2% su base annua. Per le donne a rischio di povertà o in povertà assoluta l’acquisto di prodotti per la cura e l’igiene personale diventa un lusso e costringe a ridurre drasticamente la spesa annua.

«Ci sembra molto importante che su certi temi non si facciano passi indietro, anche considerando la grande difficoltà che il nostro Paese ha nel compiere degli avanzamenti sulla gender equality» osserva Maura Latini presidente di Coop Italia. Che aggiunge: «L’Italia vive un periodo economicamente difficile e ci sono dimensioni che per le donne sono biologicamente ineliminabili quindi ci sfugge la logica con cui i prodotti che suppliscono a queste dinamiche non siano inclusi nei beni di prima necessità. Ci dicono che l’inflazione ha vanificato l’effetto della riduzione dell’IVA, ma questo ci sembra solo un motivo in più per tenerla stabile al 5% piuttosto che incrementarne ancora di più il costo per le donne».

L’adesione alla petizione è stata estesa a figure illustri del panorama sociale ed economico nazionale e un appello verrà ufficializzato in occasione del prossimo 8 marzo, Giornata Internazionale delle Donne.


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