“Il percorso per riportare l’Italia sulla strada della crescita è iniziato, ma deve rafforzarsi. I cambiamenti richiederanno tempo, impegno, sacrifici”. E le politiche economiche devono avere “una veduta lunga”. In tutto questo, non si può pensare di risolvere i problemi economici nazionali con l’uscita dall’Unione economica e monetaria. L’uscita dall’euro causerebbe infatti “rischi gravi di instabilità”. Sono le parole del Governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco, nelle considerazioni finali espresse oggi.

È un’illusione pensare che la soluzione dei problemi economici nazionali  possa essere più facile fuori dall’Unione economica e monetaria – ha detto il Governatore di Bankitalia –  L’uscita dall’euro, di cui spesso si parla senza cognizione di causa, non servirebbe a curare i mali strutturali della nostra economia; di certo non potrebbe contenere la spesa per interessi, meno che mai abbattere magicamente il debito accumulato. Al contrario, essa determinerebbe rischi gravi di instabilità. La competitività dell’Italia non soffre per un cambio sopravvalutato; le partite correnti della bilancia dei pagamenti sono in avanzo; è stato difeso il potere d’acquisto. Le regole europee di finanza pubblica contengono elementi di flessibilità, da utilizzare prestando sempre attenzione alle dimensioni e al rinnovo del debito”. Per Visco, dunque, “l’Europa deve restare un’ancora salda in un mondo che appare sempre più instabile e politicamente imprevedibile. La disponibilità a una cooperazione più stretta su temi quali l’immigrazione, la difesa, la sicurezza, la giustizia e la rappresentanza internazionale costituisce un indubbio segnale positivo. Bisogna proseguire su questa strada, sciogliendo i nodi che ancora ostacolano l’efficacia del governo economico dell’area”.

Soffermandosi sugli anni della crisi, Visco ha sottolineato che “per l’economia italiana sono stati gli anni peggiori della sua storia in tempo di pace. Le conseguenze della doppia recessione sono state più gravi di quelle della crisi degli anni Trenta. Dal 2007 al 2013 il PIL è diminuito del 9 per cento; la produzione industriale di quasi un quarto; gli investimenti del 30 per cento; i consumi dell’8. Ancora oggi nel nostro paese il prodotto è inferiore di oltre il 7 per cento al livello di inizio 2008; nel resto dell’area lo supera del 5”. Il Governatore di Bankitalia ha evidenziato anche che “in Italia l’espansione dell’economia, ancorché debole, si protrae da oltre due anni”. Quali dunque le prospettive? “Agli attuali ritmi di crescita il PIL tornerebbe sui livelli del 2007 nella prima metà del prossimo decennio – spiega Visco –  Al di là degli eventi congiunturali, lo sviluppo economico del nostro paese è frenato dalle rigidità del contesto in cui operano le imprese, dalla debole dinamica della produttività, dall’insufficiente tasso di occupazione. Le decisioni di investimento potranno essere incoraggiate dalla prosecuzione dello sforzo di riforma volto a favorire l’attività di impresa. I segnali positivi vanno consolidati”.

Servono dunque politiche con una “veduta lunga”, argomenta il Governatore, e il rafforzamento del percorso che riporta l’Italia verso la crescita. Sostiene Visco: “Il percorso per riportare l’Italia sulla strada della crescita è iniziato, ma deve rafforzarsi. I cambiamenti richiederanno tempo, impegno, sacrifici. Interventi di sostegno alla domanda potranno lenire i costi economici e sociali della transizione, ma le politiche economiche devono avere una veduta lunga, mettere in evidenza i benefici per i cittadini. Il consenso va ricercato con la definizione e la comunicazione di programmi chiari, ambiziosi, saldamente fondati sulla realtà”.

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