Un diamante è per sempre? Sperano di no le associazioni dei consumatori che continuano a protestare per la vicenda dei diamanti da investimento che ha fatto perdere soldi a centinaia di risparmiatori. Sabato 6 aprile Adiconsum e Federconsumatori stanno organizzando una protesta a Verona, all’ingresso del Cattolica Center, dove si svolgerà l’annuale assemblea dei soci del Banco Bpm, uno degli istituti bancari coinvolti nella vicenda. I consumatori coinvolti nella vendita dei preziosi, clienti del Banco, manifesteranno per sollecitare la banca alla completa restituzione del capitale investito.

Al 31 gennaio di quest’anno, ricordano le due associazioni, per chiedere la restituzione dei risparmi hanno fatto reclamo 13.300 persone per complessivi  430 milioni di euro. “Ad oggi le proposte formulate dalla banca si attestano mediamente al 50% dell’investimento iniziale, proposta che gli interessati giudicano non soddisfacenti – denunciano Adiconsum e Federconsumatori – È auspicabile che il Banco Bpm si allinei alle buone prassi degli altri istituti coinvolti e che rifonda la differenza tra il capitale investito dai risparmiatori ed il valore stimato delle pietre”.

Si muove anche il Centro Tutela Consumatori Utenti (CTCU) di Bolzano, che ha deciso di lanciare una class action contro la Banca popolare di Milano per la vendita dei diamanti da investimento. “Tanti anni fa, De Andrè cantava “dai diamanti non nasce niente” e tale realtà l’hanno imparata, purtroppo, decine di migliaia di risparmiatori che hanno comprato i diamanti tramite le banche”, denuncia l’associazione. Non potrà però essere applicata la nuova class action, quella approvata ieri, che sposta l’azione di classe dal Codice del Consumo al Codice di Procedura Civile. Commenta al riguardo il Direttore del CTCU, Walther Andreaus: “Le nuove norme sono di certo un passo nella giusta direzione, ma prima che si possa dare il là alle prime azioni passeranno probabilmente degli anni. La nuova class action vale infatti per infrazioni commesse dopo la sua entrata in vigore; per il nostro procedimento, la nuova class action sarebbe stata molto utile”.

La questione dei diamanti da investimento è ancora lontana da una soluzione. La Procura della Repubblica di Milano ha deciso di aprire un’indagine sul caso e a febbraio c’è stato il sequestro preventivo di oltre  700 milioni di euro a carico delle due società di commercializzazione dei diamanti e di cinque banche (Banco BPM, Banca Aletti, UniCredit, Intesa SanPaolo e Monte dei Paschi di Siena). Le ipotesi di reato contestate sarebbero di truffa aggravata e di autoriciclaggio sulla vendita dei diamanti, attraverso i canali bancari, a prezzi superiori rispetto al loro valore effettivo. L’inchiesta si riferisce ai fatti che vanno dal 2012 al 2016. E l’accusa è che il prezzo dei diamanti sarebbe stato gonfiato con la complicità delle banche che agivano da intermediari e proponevano l’investimento ai correntisti.

“UniCredit e Intesa SanPaolo, evidentemente resesi conto della grave situazione, già mesi fa hanno proposto delle intese con i risparmiatori, con l’acquisizione dei diamanti da parte delle banche e la restituzione integrale del prezzo pagato dai risparmiatori – ricorda il CTCU – Banco BPM, invece, ha proposto transazioni per percentuali notevolmente inferiori”. Per questo motivo l’associazione ha lanciato un’azione di classe contro Bpm con l’obiettivo di ottenere l’integrale risarcimento dei danni per i risparmiatori, e di di costituirsi parte civile nel successivo procedimento penale che si dovesse instaurare.

Sui diamanti da investimento era intervenuta, a settembre 2017, l’Autorità Antitrust che aveva deciso sanzioni a imprese e banche per oltre 15 milioni di euro in totale. Alle società sono state contestate informazioni ingannevoli su quotazioni di mercato, loro andamento e prospettive di liquidità. Gli istituti bancari sono stati chiamati in causa in quanto proponevano l’investimento come bene rifugio e davano credibilità al materiale promozionale delle due società. In pratica l’informazione data ai consumatori era ingannevole e fuorviante perché l’investimento in diamanti era presentato come investimento in un “bene rifugio” in grado di conservare ed accrescere il suo valore nel tempo.

Secondo il provvedimento dell’Antitrust, ricorda ancora Adiconsum, “il valore delle vendite intermediate dal Banco BPM dal 2011 al 2016 è stato complessivamente di oltre 600 milioni di euro, concentrate prevalentemente nell’ultimo biennio. I clienti interessati dall’acquisto di diamanti sono stati circa 30.000-40.000, il 40-50% di essi ha acquistato pietre tra il 2015 e il 2016”.

 

Notizia pubblicata il 04/04/2019 ore 16.39

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Sabrina Bergamini
Sabrina Bergamini
Giornalista professionista. Responsabile di redazione. Romana. Sono arrivata a Help Consumatori nel 2006 e da allora mi occupo soprattutto di consumi e consumatori, temi sociali e ambientali, minori, salute e privacy. Mi appassionano soprattutto i diritti e i diritti umani, il sociale e tutti quei temi che spesso finiscono a fondo pagina. Alla ricerca di una strada personale nel magico mondo del giornalismo ho collaborato come freelance con Reset DOC, La Nuova Ecologia, Il Riformista, IMGPress. Sono laureata con lode in Scienze della Comunicazione alla Sapienza con una tesi sul confronto di quattro quotidiani italiani durante la guerra del Kosovo e ho proseguito gli studi con un master su Immigrati e Rifugiati. Le cause perse sono il mio forte. Ho un libro nel cassetto che prima o poi finirò di scrivere. Hobby: narrativa contemporanea, fotografia, passeggiate al mare. Cucino poco ma buono.

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