Donne e cultura finanziaria, una leva per proteggersi dalla violenza economica (foto pixabay)

Nel 2020 oltre un terzo delle donne che si è rivolto a un centro antiviolenza lo ha fatto per violenza economica. È una violenza subdola, che rende la donna finanziariamente dipendente, controlla le sue risorse e limita la sua libertà. Il tema del legame fra donne e cultura finanziaria è al centro di un’iniziativa organizzata da Notariato e Banca d’Italia per promuovere la cultura giuridica e finanziaria delle donne in condizioni di fragilità sociale.

In occasione del mese dedicato all’educazione finanziaria, compie un anno il progetto “Donne e cultura finanziaria – Conoscere per Proteggersi”.

«In Italia si parla ancora troppo poco di violenza economica anche se si tratta di un fenomeno molto diffuso, in tutti i livelli socio-economici, e spesso può costituire il primo passo prima della vera e propria violenza fisica», afferma il Notariato.

 

Torna il Mese dell’educazione finanziaria (foto pixabay)

 

Donne e cultura finanziaria, il progetto

Consiglio Nazionale del Notariato e Banca d’Italia hanno presentato ieri il bilancio di un anno del progetto dedicato alla formazione giuridico-finanziaria delle donne in condizione di fragilità sociale: 14 incontri pubblici in tutta Italia, il coinvolgimento di circa 120 associazioni che si occupano di tutela delle donne, centri Anti Violenza e corpi intermedi e altrettanti in programma nei prossimi mesi.

L’iniziativa “Donne e cultura finanziaria – Conoscere per Proteggersi” «è l’occasione per ribadire la necessità di continuare l’azione di sensibilizzazione sugli strumenti economici e giuridici di tutela delle donne e della propria autonomia, per fornire loro la conoscenza necessaria a prevenire gli abusi, agevolare la loro partecipazione al mondo del lavoro e contribuire a realizzare una vera parità di genere».

Cosa è la violenza economica?

La violenza economica è un tipo di abuso che rende la vittima finanziariamente dipendente, controllando le sue risorse finanziarie, negando l’accesso al denaro e la partecipazione al mondo del lavoro, escludendola dalle scelte di spesa. Non c’è libertà per la vittima. Un esempio di violenza economica è quello di dissuadere la donna dal lavorare per poi giungere a chiedere il controllo del bancomat e della carta di credito, di fatto controllando le sue spese, e impedirle in modo sistematico di godere dei beni della famiglia come l’auto e la casa. È violenza economica la richiesta di prestare garanzie per debiti assunti da compagni o mariti trovandosi poi indebitate per moltissimi anni se questi non adempiono alle loro obbligazioni.

Donne, violenza economica, cultura finanziaria

I numeri su donne, cultura finanziaria e violenza economica evidenziano che questi casi sono trasversali alla società. Nel 2020, secondo l’Istat, 15.837 donne si sono rivolte ad un centro antiviolenza e il 37,8% lo ha fatto per violenza economica.  Secondo una ricerca condotta da Episteme dal titolo “Le donne e la gestione famigliare” nel 2019, quasi il 40% di donne italiane non possiede un proprio conto corrente e la percentuale arriva a toccare il 100% per chi ha un basso livello di scolarizzazione. I casi di violenza economica – secondo lo sportello ‘Mia Economia’ di Fondazione Pangea – sono vissuti da donne di ogni classe e livello di reddito e riguardano principalmente la fascia d’età tra i 40 e i 60 anni.

Questi i numeri ricordati da Notariato in occasione dell’evento sulla cultura finanziaria. Una competenza oggi ancor più importante se si considera la situazione di crisi economica e sociale e l’accentuazione delle disuguaglianze, che pesano di più sulle categorie più fragili.

«Un’adeguata alfabetizzazione finanziaria aiuta a proteggere i consumatori anche nei momenti difficili. Oggi, con inflazione elevata e prospettive economiche complesse, una scarsa alfabetizzazione economica e finanziaria rischia di penalizzare proprio i soggetti più fragili, di avvantaggiare chi ha più mezzi finanziari e maggiori conoscenze, accentuando le diseguaglianze – ha sottolineato Magda Bianco, Capo dipartimento di Tutela della clientela ed Educazione finanziaria di Banca d’Italia – Per questo raggiungere chi è in situazioni di fragilità, e in particolare le donne, che in media hanno minori competenze finanziarie è urgente».

«L’emancipazione femminile passa sempre più dall’acquisizione di una piena consapevolezza giuridico-economica – ha detto Giulio Biino, Presidente del Consiglio Nazionale del Notariato – La violenza economica nei confronti delle donne rappresenta un problema subdolo e poco visibile rispetto alla violenza fisica, ma altrettanto invalidante. In questa prospettiva, il progetto avviato un anno fa con Banca d’Italia punta all’ampliamento della conoscenza degli strumenti di tutela da parte delle donne in condizione di fragilità sociale, quale passaggio fondamentale per realizzare una piena, autentica e soddisfacente autonomia».

“Conoscere per proteggersi”

La Commissione Pari  Opportunità del Consiglio Nazionale del Notariato ha realizzato il Vademecum “Conoscere per proteggersi” (scaricabile gratuitamente sul sito www.noriato.it ) che illustra gli istituti giuridici necessari ad affrontare la quotidianità della vita familiare (matrimonio, convivenza, genitori e figli, casa in affitto, comprare casa, farsi rappresentare, perché fare testamento, le disposizioni anticipate di trattamento), della vita lavorativa (lavorare nell’impresa familiare e partecipare a società) e della gestione finanziaria della famiglia (accesso al credito).


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Sabrina Bergamini
Sabrina Bergamini
Giornalista professionista. Direttrice di Help Consumatori. Romana. Sono arrivata a Help Consumatori nel 2006 e da allora mi occupo soprattutto di consumi e consumatori, società e ambiente, bambini e infanzia, salute e privacy. Mi appassionano soprattutto i diritti, il sociale e tutti quei temi che spesso finiscono a fondo pagina. Alla ricerca di una strada personale nel magico mondo del giornalismo ho collaborato come freelance con Reset DOC, La Nuova Ecologia, Il Riformista, IMGPress. Sono laureata con lode in Scienze della Comunicazione alla Sapienza con una tesi sul confronto di quattro quotidiani italiani durante la guerra del Kosovo e ho proseguito gli studi con un master su Immigrati e Rifugiati. Le cause perse sono il mio forte. Hobby: narrativa contemporanea, cinema, passeggiate al mare.

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