Poste in PagoPA, Assoutenti: rischi per la concorrenza (Foto di Karolina Grabowska da Pixabay)

La possibile cessione di PagoPA all’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato e a Poste Italiane solleva dubbi e interrogativi su concorrenza e ricadute sui consumatori. PagoPA è la piattaforma digitale che permette di effettuare i pagamenti verso la pubblica amministrazione. Le norme inserite nel recente DL PNRR permettono l’ingresso di Poste Italiane in PagoPa Spa, ad oggi 100% di proprietà del Ministero dell’economia. La norma attribuisce all’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, in misura non inferiore al 51%, e per la restante quota di partecipazione a Poste Italiane, i diritti di opzione per l’acquisto dell’intera partecipazione azionaria detenuta dallo Stato nella società.

Un passo indietro

PagoPA è la società per azioni, finora proprietà al 100% del Ministero dell’economia e delle finanze, che permette a imprese e persone di pagare alla Pubblica amministrazione le somme dovute attraverso la piattaforma.

Il Consiglio dei Ministri del 26 febbraio scorso ha approvato un decreto legge relativo a disposizioni urgenti finalizzate a garantire l’attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR). Nel decreto si prevedono misure in materia di digitalizzazione, con modifiche al Codice dell’amministrazione digitale e si istituisce il “Sistema di portafoglio digitale italiano (Sistema IT-Wallet)”, quale soluzione di portafoglio digitale pubblico. La responsabilità per la realizzazione e la gestione dell’infrastruttura organizzativa e tecnologica necessaria per l’attuazione del Sistema IT Wallet è affidata alla società PagoPA S.p.A. e all’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato.

In questo ambito, si legge nel comunicato di Palazzo Chigi, “i diritti di opzione per l’acquisto dell’intera partecipazione azionaria detenuta dallo Stato nella PAGOPA (società in house della Presidenza del Consiglio dei Ministri) sono attribuiti in misura maggioritaria a all’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato e, in misura minoritaria, a POSTE spa”.

PagoPA ha gestito nel 2023 un totale di oltre 386 milioni di transazioni per un importo medio di 216 euro a transazione. Quest’anno si contano a oggi 83.984.129 per un transazione media di 206 euro. I pagamenti sono diretti soprattutto verso utility, pubbliche amministrazioni centrali, Aci, Comuni, scuola, regioni, Università e salute locali (dal sito di PagoPA).

Assoutenti: rischi sul fronte della concorrenza

Assoutenti ha espresso preoccupazione per le novità e per il possibile ingresso di Poste in PagoPA. Ci sono una serie di criticità, specialmente sul fronte della concorrenza, che potrebbero portare un intervento dell’Antitrust. Criticità che l’associazione illustrerà al Parlamento nel corso di un’audizione prevista domani dinanzi la Commissione trasporti, poste e tlc della Camera.

“Come noto – spiega l’associazione – in base a quanto stabilito dal DL PNRR Bis, approvato alla seduta del Consiglio dei Ministri del 26 febbraio scorso, il capitale di PagoPA passerebbe all’Istituto Poligrafico Zecca dello Stato per il 51% e a Poste Italiane per il restante 49%. Una situazione che si presta ad effetti distorsivi del mercato e a portare a conseguenze negative sul fronte della concorrenza, con possibili ricadute per cittadini e imprese in termini di aumento dei costi dei servizi PagoPA. Infatti Poste oltre a partecipare alla piattaforma al pari di altri prestatori ne sarebbe anche proprietaria”.

Assoutenti solleva il tema del ruolo e della posizione di Poste Italiane che già ora “sfrutta la sua presenza sul territorio per vendere al pubblico servizi che nulla hanno a che vedere con il servizio universale di corrispondenza, ad esempio servizi telefonici, polizze assicurative e forniture energetiche – spiega l’associazione – Quindi, un eventuale ingresso anche in PagoPa determinerebbe nuovi indubbi ed enormi vantaggi ad una società che gode già di immensi sostegni economici da parte dello Stato e opera come impresa privata in molteplici ambiti”.

Risultato? Per Assoutenti tutto questo comporterebbe “una evidente distorsione del mercato, contrazione della concorrenza a danno di altri operatori e potenziali effetti sull’utilizzo dei servizi PagoPA da parte di cittadini e imprese”.


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