Sovraindebitamento, Consumatori: “Fondi e rete nazionale per non lasciare soli i cittadini”

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A Roma il convegno promosso da Movimento Consumatori, Acli e Adiconsum. La direttiva europea sul credito al consumo obbliga l’Italia a garantire entro il 2026 servizi gratuiti e professionali di debt advice. Ma senza risorse adeguate e una rete strutturata, il rischio è di restare indietro.

Sovraindebitamento

https://pixabay.com/it/photos/moneta-ricchezza-finanza-risparmio-3077900/ (Foto Pixabay)

Il convegno “Riparto: costruire il futuro del debt advice in Italia”, ospitato presso Unioncamere, ha messo al centro il recepimento della direttiva (UE) 2023/2225 sul credito al consumo e sovraindebitamento.

La norma impone agli Stati membri, entro novembre 2026, di garantire servizi di consulenza indipendente e gratuita per i cittadini sovraindebitati. In Italia, dove si registrano solo esperienze frammentarie, la questione è cruciale: secondo Istat ed Eurostat, nel 2024 circa 1,4 milioni di famiglie erano in arretrato con mutui, affitti, bollette o rate.

Il nodo delle risorse

La legge 91/2025 ha affidato al Governo il compito di disciplinare i servizi di debt advice, ma senza prevedere fondi dedicati. Una scelta che, secondo le associazioni promotrici del progetto Riparto, rischia di compromettere la piena attuazione della direttiva. La Commissione europea stima in 157 milioni di euro l’investimento necessario per costruire una rete nazionale di sportelli di consulenza.

Le proposte delle associazioni

Movimento Consumatori, Acli e Adiconsum chiedono l’istituzione di un Fondo pubblico permanente, alimentato da risorse statali ed europee, ma anche da contributi obbligatori del settore finanziario e del gioco d’azzardo.

I servizi dovrebbero essere affidati esclusivamente a soggetti indipendenti e senza scopo di lucro – associazioni dei consumatori, fondazioni antiusura, enti del Terzo settore – con comprovata esperienza. Da escludere invece organizzazioni lucrative, incompatibili con la gratuità della consulenza.

Le associazioni propongono inoltre di rafforzare la presenza territoriale dei centri, offrendo assistenza sia in presenza che online, e di sviluppare collaborazioni con reti locali per un supporto integrato, legale, economico, psicologico e sociale.

L’esperienza di Riparto

Il progetto “Riparto” ha già attivato 32 sportelli, un helpdesk telefonico e virtuale e una rete di operatori specializzati, fornendo assistenza a migliaia di cittadini e microimprese. Il modello multidisciplinare sviluppato integra competenze tecniche, giuridiche e psicologiche, in linea con gli Obiettivi dell’Agenda 2030. Per i promotori, si tratta di un esempio concreto che dimostra la fattibilità di un sistema nazionale di debt advice.

Le voci dei promotori

“Oggi serve un salto di qualità – ha dichiarato Alessandro Mostaccio, presidente di Movimento Consumatori – senza finanziamenti adeguati e senza una rete nazionale rischiamo di lasciare soli migliaia di cittadini in difficoltà”.

Italo Sandrini, vicepresidente delle Acli, ha ricordato che il debito “non è solo un problema finanziario ma anche familiare, psicologico e sociale”, sottolineando la necessità di un approccio integrato e di prossimità.

Per Carlo De Masi, presidente di Adiconsum, “circa un milione di italiani vive in condizioni di sovraindebitamento cronico, con effetti pesantissimi sulla vita quotidiana. Riparto dimostra che una rete nazionale è possibile, ma servono regole chiare e il coinvolgimento del Terzo settore”.

Una questione di giustizia sociale

Dal confronto è emersa una richiesta unitaria: trasformare l’esperienza di Riparto in un modello stabile, diffuso e sostenuto da adeguate risorse. Perché, senza un sistema strutturato di debt advice, l’Italia rischia di mancare un appuntamento europeo e, soprattutto, di abbandonare milioni di famiglie in difficoltà al peso solitario dei propri debiti.

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