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Moda e sostenibilità, l'Europa propone prodotti tessili sostenibili e circolari

La moda deve andare nella direzione della sostenibilità. Bisogna superare l’idea dei vestiti usa e getta e dell’abbigliamento che finisce per diventare un’altra fonte di rifiuti, e andare verso un tessile sostenibile che renda fuori moda la fast fashion. Nel pacchetto sull’economia circolare presentato qualche giorno fa dalla Commissione europea c’è anche la Strategia Ue per prodotti tessili sostenibili e circolari. Sotto i riflettori la moda pronta o fast fashion e la necessità di cambiare rotta per favorire la scelta di abiti di qualità, destinati a durare, che possano essere usati per più tempo e riutilizzati. Moda e sostenibilità possono andare di pari passo.

«Molte delle pressioni esercitate dal consumo di prodotti tessili sono riconducibili alla moda pronta, ossia capi di abbigliamento di bassa qualità e a basso costo prodotti a grande velocità, spesso in condizioni di lavoro inadeguate al di fuori dell’UE», spiega Bruxelles nelle Faq sulla strategia per prodotti tessili sostenibili. Per quanto riguarda i consumatori, «la strategia incoraggerà una transizione verso la qualità, la durabilità, l’utilizzo per più lungo tempo, la riparazione e il riutilizzo».

Fast fashion fuori moda, la strategia Ue per prodotti tessili sostenibili

Nella visione al 2030 della Commissione europeala fast fashion è fuori moda” e i consumatori traggono vantaggio più a lungo da tessuti di alta qualità.

Perché agire sui prodotti tessili?

«Il consumo europeo di prodotti tessili ha il quarto maggiore impatto sull’ambiente e sui cambiamenti climatici, dopo l’alimentazione, l’alloggio e la mobilità – spiega ancora la Commissione – È il terzo settore per maggiore utilizzo di acqua e suolo e il quinto per l’uso di materie prime primarie e di emissioni di gas a effetto serra».

La fast fashion è una moda che produce rifiuti.

«In media, ogni cittadino europeo butta via ogni anno 11 kg di prodotti tessili – prosegue Bruxelles – Nel mondo ogni secondo l’equivalente di un camion di prodotti tessili viene collocato in discarica o incenerito. La produzione mondiale di prodotti tessili è quasi raddoppiata tra il 2000 e il 2015 e il consumo di capi di abbigliamento e calzature dovrebbe aumentare del 63 % entro il 2030. Parallelamente a questa costante espansione, gli impatti negativi sulle risorse, l’acqua, il consumo di energia e il clima continuano a aumentare».

 

vestiti

 

La visione al 2030 dei prodotti tessili

Secondo la “visione al 2030” dei prodotti tessili da parte della Commissione europea, da qui al 2030, tutti i prodotti tessili immessi sul mercato europeo devono essere durevoli, riparabile e riciclabili; in gran parte costituiti da fibre riciclate; privi di sostanze pericolose; prodotti nel rispetto dei diritti sociali. In questo contesto, devono essere molto diffusi i servizi di riuso e riparazione dei prodotti tessili.

Nella visione al 2030 della moda e del settore tessile, la norma è rappresentata dagli abiti circolari e non dalla moda usa e getta. C’è una sufficiente capacità di riciclo dei prodotti tessili mentre incenerimento e conferimento in discarica sono ridotti al minimo.

La Commissione sta dunque lavorando a un percorso di transizione per l’ecosistema tessile perché raggiunga con successo la transizione verde e digitale. Nell’Unione europea, quasi 9 europei su 10 (88%) pensano che l’abbigliamento dovrebbe essere fatto per durare più a lungo. Circa 5,8 milioni tonnellate di tessuti vengono gettati via ogni anno nella Ue, equivalente a 11,3 kg a persona.

Un altro dato da tenere a mente è che fino al 35% di tutte le microplastiche rilasciate nel l’ambiente può essere riconducibile ai prodotti tessili.

Azioni chiave nella Strategia europea

Nella strategia per i prodotti tessili della Commissione ci sono dunque una serie di azioni chiave: stabilire i requisiti di progettazione dei tessuti per farli durare più a lungo, renderli più facili da riparare e riciclare, nonché i requisiti su contenuto minimo riciclato; aumentare la consapevolezza dei consumatori sulla moda sostenibile e affrontare il tema del greenwashing; invertire la direzione rispetto alla sovrapproduzione e al consumo eccessivo e scoraggiare la distruzione dei tessuti invenduti; limitare l’esportazione di rifiuti tessili e promuovere tessuti sostenibili a livello globale; incentivare modelli di business circolari, compresi i settori del riutilizzo e della riparazione.

Il rilascio di microplastiche

Un’altra azione prevede di affrontare il rilascio involontario delle microplastiche da prodotti tessili sintetici. I tessuti costituiti da fibre sintetiche, come il poliestere e l’acrilico, sono una delle principali fonti di rilascio accidentale di microplastiche nell’ambiente.

Le misure per prevenire e ridurre il rilascio involontario di microplastiche «potranno riguardare la progettazione dei prodotti, il miglioramento dei processi di fabbricazione, il pre-lavaggio negli stabilimenti industriali di fabbricazione, l’etichettatura e la promozione di materiali innovativi».


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Scrive per noi

Sabrina Bergamini
Sabrina Bergamini
Giornalista professionista. Responsabile di redazione. Romana. Sono arrivata a Help Consumatori nel 2006 e da allora mi occupo soprattutto di consumi e consumatori, temi sociali e ambientali, minori, salute e privacy. Mi appassionano soprattutto i diritti e i diritti umani, il sociale e tutti quei temi che spesso finiscono a fondo pagina. Alla ricerca di una strada personale nel magico mondo del giornalismo ho collaborato come freelance con Reset DOC, La Nuova Ecologia, Il Riformista, IMGPress. Sono laureata con lode in Scienze della Comunicazione alla Sapienza con una tesi sul confronto di quattro quotidiani italiani durante la guerra del Kosovo e ho proseguito gli studi con un master su Immigrati e Rifugiati. Le cause perse sono il mio forte. Ho un libro nel cassetto che prima o poi finirò di scrivere. Hobby: narrativa contemporanea, fotografia, passeggiate al mare. Cucino poco ma buono.

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