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Un manifesto che rivendica «un’economia a misura d’uomo contro la crisi climatica», firmato da esponenti del mondo economico, sociale e politico. È il documento uscito dalla giornata conclusiva del Forum Internazionale dell’Agricoltura promosso da Coldiretti a Cernobbio.

Primi firmatari sono Ermete Realacci, presidente Fondazione Symbola, Ettore Prandini, presidente Coldiretti, Vincenzo Boccia, presidente Confindustria, Francesco Starace, Amministrazione Delegato Gruppo Enel, Catia Bastioli, Ad Novamont, Enzo Fortunato, Direttore Sala Stampa Sacro Convento Assisi. Ci sono fra le firme quelle dell’architetto e senatore a vita Renzo Piano e di Carlo Petrini, presidente e fondatore di Slow Food. E poi ancora WWF, Legambiente e Kyoto Club, Asvis e Fondazione Sviluppo Sostenibile.

 

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Crisi climatica e futuro

«Affrontare con coraggio la crisi climatica non è solo necessario ma rappresenta una grande occasione per rendere la nostra economia e la nostra società più a misura d’uomo e per questo più capaci di futuro – si legge nel manifesto – È una sfida di enorme portata che richiede il contributo delle migliori energie tecnologiche, istituzionali, politiche, sociali, culturali. Il contributo di tutti i mondi economici e produttivi e soprattutto la partecipazione dei cittadini. Importante è stato ed è in questa direzione il ruolo dell’Enciclica Laudato Si’ di Papa Francesco».

I firmatari si dichiarano convinti che, con politiche lungimiranti, sia possibile «azzerare il contributo netto di emissione dei gas serra entro il 2050», una sfida che può dare centralità all’Europa e vedere l’Italia in prima fila perché già in diversi settori il paese è riconosciuto come protagonista dell’economia circolare e sostenibile.

Dopo aver rivendicato la bontà della green economy e i problemi dell’Italia, a partire da illegalità e disuguaglianze, il manifesto dichiara che l’Italia «è anche in grado di mettere in campo risorse ed esperienze che spesso non siamo in grado di valorizzare. Noi siamo convinti che non c’è nulla di sbagliato in Italia che non possa essere corretto con quanto di giusto c’è in Italia».

Un mondo sicuro e civile

«La sfida della crisi climatica può essere l’occasione per mettere in movimento il nostro Paese in nome di un futuro comune e migliore – conclude il documento – Noi, in ogni caso, nei limiti delle nostre possibilità, lavoreremo in questa direzione, senza lasciare indietro nessuno, senza lasciare solo nessuno. Un’Italia che fa l’Italia, a partire dalle nostre tradizioni migliori, è essenziale per questa sfida e può dare un importante contributo per provare a costruire un mondo più sicuro, civile, gentile».

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