Dati rubati, Garante Privacy crea task force interdipartimentale (Foto di Gerd Altmann da Pixabay)

Il Garante Privacy ha creato una task force interdipartimentale sui caso dei dati rubati, l’enorme inchiesta che sta scoperchiando il caso degli accessi abusivi alle principali banche dati dello Stato.

«Il fenomeno degli accessi abusivi alle banche dati pubbliche e private è da sempre all’attenzione del Garante per la protezione dei dati personali – ha detto il presidente Pasquale Stanzione – e negli anni è stato oggetto di numerosi provvedimenti volti ad innalzare le misure di sicurezza sia da un punto di vista tecnico che organizzativo».

«A seguito delle recenti notizie di stampa – ha proseguito il Garante Privacy – abbiamo creato una taskforce interdipartimentale che coinvolge i settori di competenza per individuare prontamente le attività da intraprendere e le maggiori garanzie a protezione delle banche dati. Definendo, tra l’altro, misure di sicurezza, tecniche e organizzative, adeguate riguardo agli accessi da parte del personale autorizzato, ma anche al complesso delle operazioni svolte dagli incaricati della loro gestione e manutenzione. Oltre a proseguire le attività ispettive nei confronti di società già individuate».

Dati rubati e rivenduti, l’inchiesta

Il caso è di enorme portata e in pieno sviluppo. La Direzione distrettuale antimafia (DDA) di Milano sta indagando su quello che è stato definito un «gigantesco mercato delle informazioni riservate», una enorme inchiesta su un sistema di accesso illegale a banche dati dello Stato violate per avere informazioni su personaggi in vista, imprenditori, politici, istituzioni, e rivenderle per attività di spionaggio industriale o personale.

L’ipotesi principale di reato è l’associazione a delinquere finalizzata all’accesso abusivo a sistemi informatici. Le banche dati coinvolte, con la sottrazione di dati sensibili, sarebbero fra le altre lo SDI, il Sistema Di Indagine a cui accedono le forze dell’ordine per controllare le segnalazioni sulle persone, le indagini e i loro precedenti penali, gli archivi dell’Inps, la banca dati Serpico dell’Agenzia delle Entrate (Fonte: il Post).

Il Garante Privacy ha segnalato che negli ultimi anni, secondo le segnalazioni ricevute, «risulta un incremento del fenomeno collegato alla rivendita di informazioni riservate presenti nelle banche dati pubbliche da parte di società private – conclude Stanzione – che, anche avvalendosi di agenzie di investigazione privata, offrono servizi di “informazioni investigate” a chiunque ne abbia interesse, anche attraverso opachi meccanismi di reperimento dei dati».

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