Google, Tribunale Ue conferma la multa. Dovrà pagare 4,1 miliardi (foto pixabay)

Il Tribunale Ue conferma, “in larga misura”, la sanzione inflitta della Commissione europea a Google per abuso di posizione dominante, per aver imposto restrizioni illegali ai produttori di dispositivi mobili Android e agli operatori di reti mobili, al fine di consolidare la posizione dominante del suo motore di ricerca. Il Tribunale ritiene appropriato infliggere a Google una multa di 4,125 miliardi di euro (di poco inferiore ai 4,3 miliardi che la Commissione aveva deciso nel 2018) anche se il ragionamento del Tribunale si discosta in alcuni punti da quello della Commissione.

La multa a Google

Nel 2018 la Commissione europea ha inflitto a Google una multa di 4,34 miliardi di euro per violazione delle norme antitrust dell’UE. Dal 2011, evidenziava la Commissione, Google impone ai produttori di dispositivi Android e agli operatori di reti mobili restrizioni illegali volte a consolidare la propria posizione dominante nel comparto delle ricerche generiche su Internet. Col sistema operativo Android, nel luglio 2018, erano equipaggiati circa l’80% dei dispositivi mobili intelligenti utilizzati in Europa, secondo la Commissione europea.

Con decisione del 18 luglio 2018 la Commissione ha sanzionato Google per aver abusato della sua posizione dominante, imponendo restrizioni contrattuali anticoncorrenziali ai produttori di dispositivi mobili nonché agli operatori di reti mobili, per alcuni sin dal 1° gennaio 2011.

Come spiega il Tribunale Ue in una nota, le restrizioni esaminate erano di tre ordini:

  • in primo luogo, quelle inserite negli «accordi di distribuzione», che impongono ai produttori di dispositivi mobili di preinstallare le applicazioni di ricerca generica (Google Search) e di navigazione (Chrome) per poter ottenere da Google una licenza operativa per il suo portale di vendita (Play Store);
  • in secondo luogo, quelle inserite negli «accordi antiframmentazione», che condizionano la concessione delle licenze operative necessarie alla preinstallazione delle applicazioni Google Search e Play Store da parte dei produttori di dispositivi mobili all’impegno di questi ultimi ad astenersi dal vendere dispositivi equipaggiati con versioni del sistema operativo Android senza l’approvazione di Google;
  • in terzo luogo, quelle inserite negli «accordi di ripartizione del fatturato», che subordinano il rimborso di una parte degli introiti pubblicitari di Google ai produttori di dispositivi mobili e agli operatori di reti mobili interessati all’impegno, da parte di questi ultimi, a rinunciare alla preinstallazione di un servizio di ricerca generica concorrente su un portafoglio predeterminato di dispositivi.

Secondo la Commissione, queste restrizioni avevano tutte lo scopo di proteggere e rafforzare la posizione dominante di Google in materia di servizi di ricerca generica e, pertanto, gli introiti ottenuti da quest’impresa mediante gli annunci pubblicitari collegati a queste ricerche. La multa della Commissione ammontava a 4,343 miliardi di euro, l’ammenda più importante l’ammenda più importante mai inflitta in Europa da un’autorità di vigilanza sulla concorrenza.

Google, la decisione del Tribunale Ue

Il Tribunale della Ue ha oggi confermato la multa, anche se con qualche rilievo e un ragionamento che in parte si discosta da quello della Commissione. In ogni caso, la sanzione che Google dovrà pagare supera i 4 miliardi di euro.

«Il ricorso proposto da Google – si legge in una nota stampa del Tribunale Ue – è essenzialmente respinto dal Tribunale, il quale si limita ad annullare la decisione soltanto nella parte in cui essa constata che i summenzionati accordi di ripartizione del fatturato per portafoglio costituirebbero, di per se stessi, un abuso. Tenuto conto delle circostanze specifiche del caso, il Tribunale giudica parimenti adeguato, in applicazione della sua competenza estesa al merito, di determinare l’importo dell’ammenda inflitta a Google come pari a EUR 4,125 miliardi».


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