neutralità della rete

Prima pronuncia della Corte Ue sulla neutralità della rete

La Corte di Giustizia dell’Unione europea ha interpretato per la prima volta il regolamento della Ue che stabilisce la neutralità della rete. E ha stabilito che, nell’ottica di una rete aperta, un fornitore di accesso a Internet non può privilegiare alcuni servizi applicando loro una “tariffa zero” e limitando gli altri con misure di blocco.

In ballo ci sono i diritti degli utenti di accedere a Internet e di usare servizi e contenuti e il diritto di fornire applicazioni, contenuti e servizi. E ancora l’obbligo di trattamento equo e non discriminatorio del traffico.

Secondo la Corte di giustizia Ue, dunque, «gli obblighi di protezione dei diritti degli utenti di Internet e di trattamento non discriminatorio del traffico ostano a che un fornitore di accesso a Internet privilegi talune applicazioni e taluni servizi, mediante pacchetti che consentono a tali applicazioni e servizi di beneficiare di una «tariffa zero» e che assoggettano l’utilizzo delle altre applicazioni e degli altri servizi a misure di blocco o di rallentamento».

 

 

neutralità della rete

 

Il principio della neutralità della rete

Secondo il principio della neutralità della rete, «qualsiasi forma di comunicazione elettronica che sia veicolata da un operatore dovrebbe essere trattata in modo non discriminatorio, indipendentemente dal contenuto, dall’applicazione, dal servizio, dal terminale, nonché dal mittente e dal destinatario» (Agcom).

La neutralità della rete, o net neutrality, garantisce di fatto che internet sia e rimanga un bene pubblico e che un provider non faccia favoritismi sulla fruizione dei contenuti, ad esempio bloccando un sito o facendolo pagare o facendo pagare i produttori di contenuti – e favorendo, in questo modo, solo le imprese più grandi.

Il caso davanti alla Corte

Il caso sul quale si è pronunciata la Corte riguarda una società, con sede in Ungheria, che fornisce servizi di accesso a internet.

Fra i servizi proposti ci sono due pacchetti di accesso preferenziale (cosiddetti a «tariffa zero») per i quali il traffico di dati generato da alcuni servizi e applicazioni specifici non è computato nel consumo del volume di dati acquistato dai clienti. I clienti, esaurito il volume di dati, possono continuare a usare queste applicazioni e servizi senza restrizioni, mentre agli altri servizi sono applicate misure di blocco o di rallentamento del traffico.

In ballo c’è dunque il rispetto del regolamento europeo 2015/2120 che stabilisce misure riguardanti l’accesso a un’Internet aperta.

Il caso è arrivato alla Corte di Giustizia Ue, alla quale è stato chiesto come debba essere interpretato il regolamento in una serie di suoi articoli che garantiscono un certo numero di diritti agli utenti dei servizi di accesso a Internet, vietano ai fornitori di servizi di adottare accordi o pratiche commerciali che limitino l’esercizio di questi diritti e sanciscono un obbligo generale di trattamento equo e non discriminatorio del traffico.

Neutralità della rete, la pronuncia della Corte

Nella sua sentenza del 15 settembre 2020, la Corte, in Grande Sezione, ha dunque interpretato per la prima volta il regolamento 2015/2120, che sancisce il principio essenziale dell’apertura di Internet (colloquialmente «neutralità della rete»).

Per la Corte, in sintesi, la conclusione di accordi per cui ci sia una tariffa zero per alcuni clienti e misure di blocco o rallentamento del traffico per altri «è idonea a limitare l’esercizio dei diritti degli utenti finali» su una parte significativa del mercato.

«Siffatti pacchetti – spiega la Corte – sono tali da incrementare l’utilizzo delle applicazioni e dei servizi privilegiati e, correlativamente, tali da rarefare l’utilizzo delle altre applicazioni e degli altri servizi disponibili, tenuto conto delle misure mediante le quali il fornitore di servizi di accesso a Internet rende quest’ultimo utilizzo tecnicamente più difficoltoso, se non impossibile. Inoltre, quanto più il numero di clienti che concludono siffatti accordi è rilevante, tanto più l’impatto cumulativo di tali accordi può, tenuto conto della sua portata, comportare una notevole limitazione all’esercizio dei diritti degli utenti finali, o addirittura compromettere l’essenza stessa di tali diritti».

Le misure di rallentamento o di blocco, se basate su motivazioni commerciali, sono dunque incompatibili con il rispetto dell’obbligo generale di trattamento equo e non discriminatorio del traffico. Per la Corte di Giustizia pacchetti come quelli posti all’esame del giudice sono tali da violare il regolamento europeo sull’accesso a internet aperta.

Scrive per noi

Sabrina Bergamini
Sabrina Bergamini
Giornalista professionista. Responsabile di redazione. Romana. Sono arrivata a Help Consumatori nel 2006 e da allora mi occupo soprattutto di consumi e consumatori, temi sociali e ambientali, minori, salute e privacy. Mi appassionano soprattutto i diritti e i diritti umani, il sociale e tutti quei temi che spesso finiscono a fondo pagina. Alla ricerca di una strada personale nel magico mondo del giornalismo ho collaborato come freelance con Reset DOC, La Nuova Ecologia, Il Riformista, IMGPress. Sono laureata con lode in Scienze della Comunicazione alla Sapienza con una tesi sul confronto di quattro quotidiani italiani durante la guerra del Kosovo e ho proseguito gli studi con un master su Immigrati e Rifugiati. Le cause perse sono il mio forte. Ho un libro nel cassetto che prima o poi finirò di scrivere. Hobby: narrativa contemporanea, fotografia, passeggiate al mare. Cucino poco ma buono.

Parliamone ;-)