didattica online bambina al pc

Povertà educativa digitale, lo studio di Save the Children

La didattica a distanza non salva dalla povertà educativa digitale. Anzi. La scuola fatta con gli strumenti tecnologici durante l’emergenza coronavirus ha sicuramente sconvolto la vita degli studenti. Ma ha anche messo in evidenza che la povertà ha molte dimensioni e fra queste c’è la povertà educativa digitale, che attiene alla mancanza di competenze e preparazione per affrontare il mondo digitale. E porta alla mancanza di opportunità.

A denunciare questa dimensione è Save the Children nella ricerca “Riscriviamo il Futuro: una rilevazione sulla povertà educativa digitale”.

La dad e la povertà educativa digitale

«Nell’anno di pandemia – dice Save the Children –  la didattica a distanza ha caratterizzato le vite di milioni di studenti e studentesse in Italia. Ma nonostante il tanto tempo passato di fronte agli schermi di pc e tablet, molti di loro risultano impreparati e senza le necessarie competenze per affrontare il mondo digitale che si è loro aperto davanti. Si è configurato in questo periodo una nuova dimensione della povertà educativa, la povertà educativa digitale».

 

bambino con tablet

 

Gli studenti, le tecnologie e la povertà digitale

Oltre il 29% degli studenti non sa come scaricare un file dalla piattaforma della scuola. Un terzo ha difficoltà nell’usare un browser per fare attività didattica. Uno su dieci non sa condividere lo schermo durante una videochiamata.

Del resto proprio la didattica a distanza ha messo in evidenza le carenze in termini di dotazioni informatiche e competenze digitali delle famiglie, nonché la difficoltà di portare la scuola a casa quando in casa non ci sono abbastanza pc o tablet.

Tra gli studenti che hanno preso parte allo studio, dice ancora Save the Children, «coloro che dichiarano di non avere a disposizione nessun tablet a casa sono il 30.4%, mentre il 14.2% afferma di non avere un personal computer. Più della metà (54%) vive in abitazioni dove ciascun membro della famiglia ha a disposizione meno di un dispositivo».

Li chiamano “nativi digitali”, ma secondo quanto emerge dal rapporto sulla povertà educativa digitale «una percentuale significativa di studenti intervistati mostra evidenti lacune nella conoscenza e l’utilizzo degli strumenti tecnologici, nonostante l’immersione nella “dimensione digitale” subita in quest’ultimo anno –dice Save the Children – Tanto che un quinto dei ragazzi che hanno partecipato a questa inedita rilevazione sulla povertà educativa digitale non è ancora in grado di eseguire semplici operazioni utilizzando gli strumenti informatici, come condividere uno schermo durante una chiamata con Zoom (11%) o scaricare un documento condiviso da un insegnante sulla piattaforma della scuola (29,3%)».

La povertà educativa digitale diventa dunque privazione della possibilità di studiare e apprendere ma anche di usare in modo creativo e libero gli strumenti digitali.

«Circa un quinto (20,1%) dei minori che hanno partecipato all’indagine non è in grado di rispondere correttamente a più della metà delle domande proposte per valutare le competenze di base nell’utilizzo degli strumenti digitali, come identificare una password sicura, condividere lo schermo durante una videochiamata (1 su 10), inserire un link in un testo, scaricare un file da una piattaforma della scuola (29,3%), utilizzare un browser per l’attività didattica (32,8%). Un risultato – prosegue Save the Children – che non dovrebbe stupire se consideriamo che l’82% dichiara di non aver mai utilizzato prima della pandemia il tablet a scuola, percentuale che si assesta al 32.5% per la lavagna interattiva multimediale (LIM)».

Le disuguaglianze di partenza

Come per altri aspetti, le disuguaglianze di partenza si riproducono all’interno delle famiglie e pesano anche sui minori e sulle loro possibilità di studiare e crescere.

Sulle competenze digitali e sulla povertà educativa digitale influisce la condizione socioeconomica della famiglia, così che maggiore è il titolo di studio della madre o del padre, minore è l’incidenza della povertà educativa legata alle competenze digitali necessarie per effettuare operazioni di base con la tecnologia. Questo dato è anche legato al fatto che le famiglie più svantaggiate e con meno risorse economiche sono anche quelle dove ci sono meno tablet e computer.

Scrive per noi

Sabrina Bergamini
Sabrina Bergamini
Giornalista professionista. Responsabile di redazione. Romana. Sono arrivata a Help Consumatori nel 2006 e da allora mi occupo soprattutto di consumi e consumatori, temi sociali e ambientali, minori, salute e privacy. Mi appassionano soprattutto i diritti e i diritti umani, il sociale e tutti quei temi che spesso finiscono a fondo pagina. Alla ricerca di una strada personale nel magico mondo del giornalismo ho collaborato come freelance con Reset DOC, La Nuova Ecologia, Il Riformista, IMGPress. Sono laureata con lode in Scienze della Comunicazione alla Sapienza con una tesi sul confronto di quattro quotidiani italiani durante la guerra del Kosovo e ho proseguito gli studi con un master su Immigrati e Rifugiati. Le cause perse sono il mio forte. Ho un libro nel cassetto che prima o poi finirò di scrivere. Hobby: narrativa contemporanea, fotografia, passeggiate al mare. Cucino poco ma buono.

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