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Italiani e turisti appassionati di street food

Agli italiani piace il cibo di strada. Un fenomeno che si rinnova con forza durante l’estate, quando è più facile, veloce ed economico comprare qualche leccornia da gustare mentre si sta fuori casa, per un pasto veloce o uno snack sfizioso. Quasi sette italiani su dieci, il 69%, consumeranno street food durante l’estate.

 

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Cibo di strada, declinazioni nuove di un fenomeno antico

L’elenco dei cibi che si possono apprezzare è lunghissimo, dagli arancini ai supplì, dagli arrosticini alla piadina, per non parlare delle varianti di importazione come hot dog e kebab. Nonostante sia stato associato, specialmente in passato, al junk food, in realtà negli ultimi anni c’è stata una forte riscoperta del cibo di strada, anche in occasione di festival, feste e sagre dedicate, che hanno portato a riscoprire specialità enogastronomiche che si credevano perdute.

Lo street food affonda le sue radici molto indietro nel tempo. Come ricorda la testata Cibo360, «il cibo di strada ha origini antichissime, esisteva già all’epoca dei Greci e dei Romani, durante la quale si potevano trovare molti banchetti in strada che vendevano pesce fritto (ancora oggi una specialità di Roma), zuppa di ceci o altre leccornie. Anche nel’Antico Egitto c’era l’abitudine di vendere riso con carne di agnello in strada, e così in tutto il Medio Oriente (si pensi al kebab), in Cina e un po’ in tutto il mondo».

 

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Piadina batte kebab?

Nell’estate di quest’anno quasi sette italiani su dieci gusteranno street food, forma di vendita particolarmente apprezzata da vacanzieri e turisti, specialmente se abbinata e favorita da iniziative enogastronomiche nei luoghi di vacanza. La stima è di Coldiretti/Ixè che riporta anche una “classifica” del cibo di strada preferito.

«Tra coloro che mangiano cibo di strada ad essere nettamente preferito dal 74% – dice Coldiretti – è il cibo della tradizione locale che va dalla piadina agli arrosticini fino agli arancini, mentre il 16% sceglie quello internazionale come gli hot dog e solo il 10% i cibi etnici come il kebab, in netto calo rispetto al passato».

E se il cibo di strada ha radici che risalgono indietro nel tempo, ricorda ancora Coldiretti, l’Italia «con le sue numerosissime golosità gastronomiche può vantare una tradizione millenaria come dimostrano le diverse specialità locali apprezzate dagli amanti dello street food come gli arancini siciliani, la piadina romagnola, le olive ascolane, i filetti di baccalà romano, gli arrosticini abruzzesi, la polenta fritta veneta, le focacce liguri, il pesce fritto nelle diverse località marittime e gli immancabili panini ripieni con le tipiche farciture locali che vanno dai salumi ai formaggi senza dimenticare la porchetta laziale».

Un elenco di prelibatezze che però l’associazione declina in chiave “sovranista”, per dirla con una parola che va molto di moda nell’ultimo periodo. Tanto è vero che titola il suo comunicato “Piadina batte kebab”.

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Di kebab, frutta esotica e pizza

Forse con qualche allarmismo di troppo, inoltre, gli agricoltori parlano di «perdita del radicamento territoriale» e di «impoverimento della varietà dell’offerta». Puntano il dito nei confronti dell’omologazione che porta, o porterebbe, a trovare gli stessi cibi in ogni angolo del pianeta, da Milano a New York. «Si assiste, in particolare, ad una progressiva tendenza alla vendita nei centri storici di alimenti lontani dalle tradizioni gastronomiche locali, con un appiattimento e una omologazione verso il basso che distrugge le distintività – afferma Coldiretti – Il risultato è che i turisti trovano da Palermo a Milano gli stessi cibi di New York, Londra o Parigi a scapito dei cibi più rappresentativi dell’identità alimentare nazionale».

Questa presa di posizione diventa però di fatto un attacco ai cibi e alle specialità gastronomiche in senso lato “estere”, di importazione, che siano il kebab o il sushi o la frutta esotica.

Ma se qualche interrogativo può suscitarlo la frutta che arriva dall’altro capo del mondo (più che altro per questioni ambientali, emissioni di gas serra, sfruttamento delle terre) o che non rispetta più le stagioni e le mezze stagioni, davvero i consumatori si preoccuperanno della carta d’identità del cibo apprezzato durante le vacanze? La pizza, per dire, è quanto di più italiano e al tempo stesso globale si possa trovare nel mondo.

Scrive per noi

Sabrina Bergamini
Sabrina Bergamini
Giornalista professionista. Responsabile di redazione. Romana. Sono arrivata a Help Consumatori nel 2006 e da allora mi occupo soprattutto di consumi e consumatori, temi sociali e ambientali, minori, salute e privacy. Mi appassionano soprattutto i diritti e i diritti umani, il sociale e tutti quei temi che spesso finiscono a fondo pagina. Alla ricerca di una strada personale nel magico mondo del giornalismo ho collaborato come freelance con Reset DOC, La Nuova Ecologia, Il Riformista, IMGPress. Sono laureata con lode in Scienze della Comunicazione alla Sapienza con una tesi sul confronto di quattro quotidiani italiani durante la guerra del Kosovo e ho proseguito gli studi con un master su Immigrati e Rifugiati. Le cause perse sono il mio forte. Ho un libro nel cassetto che prima o poi finirò di scrivere. Hobby: narrativa contemporanea, fotografia, passeggiate al mare. Cucino poco ma buono.

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