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Il futuro dopo il Covid, le previsioni degli italiani

Ci sarà un ritorno al lockdown ma più circoscritto. La mascherina andrà giù ma bisognerà rimanere distanti. Continuerà lo smart working. Ma sapremo cosa fare per non farci prendere dallo sconforto. Sono diversi i modi in cui gli italiani reagiscono alla domanda su come sarà il futuro dopo il Covid.

Una parte, il 65% circa, si interroga sulle prossime evoluzioni dell’emergenza. Il restante 35% cerca di identificare cosa resterà dell’esperienza appena vissuta. Rispetto ai mesi precedenti, però, opinioni e aspettative sono meno estreme.

Il futuro dopo il Covid, approfondimento BVA Doxa

BVA Doxa si sta interrogando sulle opinioni e previsioni degli italiani all’epoca del Coronavirus, nell’ambito di un osservatorio settimanale iniziato lo scorso 20 marzo.

All’inizio di giugno ha riproposto questa domanda: «Immagina di svegliarti domani mattina e di scoprire che a fronte di nuovi dati sull’emergenza in corso è stato deciso di avviare una nuova fase, con cambiamenti e con l’introduzione di nuove norme. Prova a descrivere quello che succederà durante questa nuova fase, racconta nel dettaglio in che modo cambierà la quotidianità e cosa accadrà nel concreto rispetto alla fase attuale».

 

il futuro post covid secondo gli italiani
Il futuro post Covid secondo gli italiani. Fonte: Doxa 2020

 

Gli italiani e il futuro dopo il Covid

Le risposte evidenziano le percezioni del futuro post Covid degli italiani.

«L’immaginario che emerge dall’analisi T@lk è mutato rispetto alla precedente rilevazione – dice BVA Doxa – Le prospettive future si fanno meno estreme e gli italiani stanno iniziando a riflettere su quanto potrà e dovrà rimanere dell’esperienza vissuta durante l’emergenza Covid-19 e le sue conseguenze».

Gli italiani si dividono in due macrotendenze. Da una parte, che corrisponde al 65% di chi risponde, ci si concentra sull’evoluzione dell’emergenza, prefigurando o il ritorno al lockdown o il miglioramento generale della situazione.

Dall’altra parte, pari al 35% degli intervistati, l’attenzione è rivolta a quanto rimarrà in futuro di ciò che è stato provato e vissuto in questi mesi straordinari.

A loro volta, queste due grandi tendenze si dividono ciascuna in altre due aree – a seconda degli aspetti evidenziati dalle risposte.

Back to lockdown

Il 33% degli intervistati viene chiamato “Back to lockdown…”.

«Riunisce – dice Doxa – tutti coloro che credono che il virus potrebbe tornare a diffondersi, obbligando a un nuovo lockdown che per alcuni potrà essere totale come nella fase 1, mentre per altri sarà localizzato e limitato alle zone in cui nasceranno nuovi focolai. In ogni caso, rispetto alla precedente rilevazione, anche le prefigurazioni sull’evoluzione negativa dell’emergenza sono meno estreme. A maggio, infatti, prevaleva l’idea che, qualora la situazione fosse peggiorata, si sarebbero rese necessarie delle misure restrittive ancora più severe di quelle messe in atto durante la fase 1».

 

coronavirus

 

Mask off, life on

Un altro 32% rientra invece nel gruppo “Mask off, life on”. Giù la mascherina, la vita continua con qualche accortezza in più.

In questo caso ci si concentra su una soluzione positiva dell’emergenza e si ipotizzano scenari in cui non si dovrà più rispettare alcuni obblighi di contenimento del contagio. Allo stesso tempo, non si arriva a immaginare una vita uguale a quella di prima. Quindi? Ci si toglierà la mascherina, ma nel ritorno alla vita di tutti i giorni si continuerà a mantenere sempre le distanze dagli altri.

Vita digitale e smart working

L’altro 35% di italiani immagina quali sarà l’eredità di questi mesi di emergenza. Dividendosi fra chi fa riferimento allo smart working e chi invece valorizza l’idea di non farsi trovare impreparati.

«Il primo gruppo, pari al 20% e denominato “Digitalizing Life”, descrive il futuro post Covid-19 immaginando quel che rimarrà del lavoro da casa a cui tanti si sono dovuti abituare in questo periodo. La prefigurazione – spiega Doxa – è quella che lo smart working sarà il primo passo per una ripartenza verso una nuova normalità, con la speranza che porti a un equilibrio migliore tra vita lavorativa e vita personale».

No surrender

Il restante 15% viene chiamato “No surrender” e punta l’attenzione soprattutto sull’attitudine delle persone. Indipendentemente da quello che accadrà, ci sarà la voglia di non farsi trovare impreparati e di essere diventati capaci di affrontare il cambiamento senza farsi abbattere. L’idea è insomma quella di affrontare il futuro con meno paura e più speranza.


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