L’apertura del mercato e l’aumento della concorrenza in alcuni settori potrebbero far risparmiare 900 euro all’anno ad ogni famiglia italiana. E’ quanto stima Casper – Comitato contro le speculazioni e per il risparmio, formato da Adoc, Codacons, Movimento Difesa del cittadino e Unione Nazionale Consumatori, che accoglie positivamente quanto espresso nella bozza del provvedimento sulle liberalizzazioni.
“Finalmente il Governo ha ascoltato i consumatori, le liberalizzazioni proposte, seppure non confermate, si allineano a quanto da noi richiesto e potrebbero comportare un risparmio minimo di 900 euro l’anno per le famiglie  – spiegano le associazioni in una nota – 350 euro di risparmio deriverebbero dalla liberalizzazione del commercio al dettaglio; 200 euro dalle liberalizzazioni nel settore carburanti; per i farmaci la riduzione di spesa potrebbe attestarsi sui 50 euro l’anno, mentre la liberalizzazione delle professioni e del settore notarile potrebbe portare ad un risparmio di 200 euro a famiglia; dal settore trasporti, quale ferrovie e taxi, la diminuzione di spesa arriverebbe a 100 euro l’anno”. “Ci auguriamo che le liberalizzazioni proposte trovino conferma e applicazione pratica, visto che i consumatori fin’ora hanno patito troppe lacrime e sangue – prosegue Casper –  Auspichiamo, inoltre, un’estensione del provvedimento anche a quei settori, quale telefonia, gas ed energia, finora non toccati”.
Ma c’è un punto che ancora non è chiaro: il progetto di riforma della class action ex 140bis del codice del consumo. “Dalle indiscrezioni sembrerebbe che si voglia allentare il rigore di dover avere tutti i consumatori diritti “identici” per agire insieme, essendo sufficienti diritti “omogenei”.
“Questo è certamente un passo avanti positivo – scrive Casper – ma per rendere la class action “all’italiana” realmente utile ai consumatori andrebbero innanzitutto introdotti i cosiddetti DANNI PUNITIVI, trasformando l’azione collettiva in uno strumento realmente deterrente contro le micro-lesioni messe in atto quotidianamente da banche, assicurazioni e multinazionali, e andrebbero posti A CARICO DELL’AZIENDA E NON DEL CONSUMATORE, a seguito dell’avvenuta ammissibilità dell’azione, i costi della pubblicità della stessa, per permettere la conoscenza e la conseguente adesione realmente di massa dei cittadini”.


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