L’obiettivo delle liberalizzazioni è quello di incrementare la produttività e rendere competitivi beni e servizi, ridurre i costi dei fattori di produzione, a cominciare da quelli del lavoro, rilanciare i consumi interni e intercettare i mercati transnazionali. Tuttavia non è sempre così: il caso italiano e il suo lento e tortuoso cammino verso la liberalizzazione dei mercati e la riduzione della spesa e dell’intervento pubblico è certamente uno degli esempi più emblematici della difficoltà che il riorientamento della regolazione dell’economia in senso liberista incontra.
La ricerca condotta dall’Universita’ di Catania e presentata nel corso di Consumeeting ha tracciato il percorso delle liberalizzazioni nel nostro Paese. Il 2006 è stato per il nostro Paese un anno di ‘svolta’ e il merito è dell’allora ministro dello Sviluppo Economico, Pierluigi Bersani, che per la prima volta affrontava il tema delle liberalizzazioni quale leva per promuovere il benessere per i cittadini e avvia un processo di confronto istituzionalizzato con gli attori coinvolti. Tuttavia, il risultato dell’azione liberalizzatrice di Bersani resta comunque magro a causa del fatto che alcuni provvedimenti si perdono nelle maglie della difficile mediazione interna al centro sinistra o con gli stessi stakeholder coinvolti (es: scompare la norma per il rimborso automatico del cittadino in caso di ritardo nella consegna della corrispondenza, la liberalizzazione nell’apertura delle sale cinematografiche, ma anche proposte incisive sui servizi pubblici locali), altri ancora si perdono nei meandri dell’iter legislativo, travolti anche dalla precoce caduta del governo Prodi (es: il caso della terza lenzuolata che non vedrà mai la luce e che includeva riforme importanti come la liberalizzazione del rifornimento dei carburanti oppure la libera vendita dei farmaci di Fascia C).
Dopo quell’esperienza, è il governo Monti a dare un ulteriore accelerazione al processo: un’esperienza ‘contenuta’ che tuttavia ha prodotto risultati positivi. I risultati dell’Indice di Liberalizzazione dell’Istituto Bruno Leoni segnano, infatti, un graduale aumento del livello di liberalizzazione del nostro paese negli ultimi sei anni che sembrano indicare un bilancio in attivo delle ultime azioni intraprese anche se non vi sono le tracce della “rivoluzione” spesso annunciata.

Scrive per noi

Redazione
Redazione
Marco Fratoddi, giornalista professionista e formatore, insegna Scrittura giornalistica al Dipartimento di Lettere e Filosofia dell’Università di Cassino dove ha centrato il proprio corso sulla semiotica della notizia ambientale e le applicazioni giornalistiche dei nuovi media. È direttore responsabile del periodico culturale "Sapereambiente", ha contribuito a fondare la “Federazione italiana media ambientali” di cui è divenuto segretario generale nel 2014. Collabora con il Movimento difesa del cittadino come caporedattore del progetto "Io scrivo originale" per l'educazione alla legalità nelle scuole della Campania, partecipa come direttore artistico all'organizzazione del Festival della virtù civica di Casale Monferrato (Al). E' stato Direttore editoriale dell’Istituto per l’ambiente e l’educazione Scholé futuro-Weec network di Torino, ha diretto dal 2005 all’ottobre 2016 “La Nuova Ecologia”, il mensile di Legambiente, dove si è occupato a lungo di educazione ambientale e associazionismo di bambini. Fa parte di “Stati generali dell’innovazione” dove segue in particolare le tematiche ambientali e le attività di comunicazione. Fra le sue pubblicazioni: Salto di medium. Dinamiche della comunicazione urbana nella tarda modernità (in “L’arte dello spettatore”, Franco Angeli, 2008), Bolletta zero (Editori riuniti, 2012), A-Ambiente (in Alfabeto Grillo, Mimesis, 2014).

Parliamone ;-)