Malpensa o Linate? Sembra una domanda amletica, che a volte ritorna, ma sempre senza risposta. Il tema è stato rilanciato in questi giorni grazie ad una ricerca dello Studio Ambrosetti, presentata a Cernobbio, dal titolo: “La gestione intelligente delle infrastrutture di trasporto aereo”. Nello studio si ipotizza un maggior sviluppo dell’aeroporto di Malpensa, a scapito di Linate, che dovrebbe mantenere solo i voli nazionali per Roma.
Un’inversione di rotta, quindi, come prevedeva proprio il progetto iniziale (di oltre 10 anni fa) dell’aeroporto di Malpensa: creare un hub intercontinentale. Ma ancora oggi Malpensa è una “cattedrale nel deserto” come sottolinea il Segretario dell’Aduc, Primo Mastrantoni. “Doveva essere l’hub italiano per eccellenza, in concorrenza con Francoforte e Parigi ma, di quei sogni di gloria, non ne è rimasta traccia”.
“Il tutto, ovviamente, a spese del contribuente, che ha tirato fuori dalle proprie tasche circa 482 milioni di euro (contributo statale) per un hub nel deserto – denuncia Mastrantoni – Se viene riattivato lo scalo di Malpensa occorrerà chiudere quello di Linate, la gallina dalle uova d’oro dell’Alitalia, che porterà al collasso la nostra compagnia di “bandiera” (anch’essa pagata con i soldi dei contribuenti)”.


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