Sulla vicenda del decreto Salva-banche e della questione dei rimborsi interviene Rete Consumatori Italia (Assoutenti, Codici e Casa del Consumatori) che ha presentato oggi alcune proposte a Banca d’Italia, indicando ipotesi di soluzioni alternative, di supporto e sviluppo di nuovi modelli bancari che vadano oltre l’emergenza e la crisi. “Riteniamo che il contenuto del Salva-banche sia solo un banale errore umano dovuto alla concitazione del momento della decisione – commentano le Associazioni – Pur nella encomiabile volontà di evitare danni peggiori alla nostra economia si è prodotto un precedente pericolosissimo per la certezza della proprietà privata e del diritto”.
La proposta di RCI prevede che l’esproprio effettuato con il decreto di novembre venga letto come “separazione funzionale” in tre tronconi di una banca che rimane unica e di proprietà dei vecchi azionisti di cui due tronconi momentaneamente sono in sosta o sotto l’egida di Banca d’Italia.
I creditori della banca, quindi anche i subordinati e le banche che hanno partecipato al salvataggio con prestiti, riceveranno in cambio del loro prestito nuovi titoli della banca unica di valore nominale pari al prestito vantato. Quindi il credito fiscale e il relativo sacrificio del contribuente non avranno ragione di essere. Questi titoli avranno rendimento fisso del 1-1,5% e sono privi di condizioni oscure. Il rendimento sarà pagato dalla banca unica e garantito dal fondo interbancario.
Questi titoli non dovranno avere scadenza e quindi verranno rimborsati quando lo deciderà il management della banca unica e quindi andranno contabilizzati non tra i debiti, ma nel patrimonio della banca unica. Il risultato sarà che gli obbligazionisti avranno diritto di presenza nel Cda al pari degli azionisti; ma non al dividendo. I titoli dovranno essere quotati in mercati liquidi. In questo modo diventeranno interessanti per gli investitori retail ed istituzionali, perché offriranno: un rendimento positivo virtualmente “eterno”; gli stessi vantaggi delle azioni (incorporano il diritto di sedere in Cda); un rendimento garantito da un fondo più grande delle banche debitrici.
La nuova “banca unica” dovrà tonificare il proprio conto economico con la utilizzazione integrale della comma 246 art 1 legge di stabilità 2015 introducendo un suo allargamento ai nuovi mutui e ai vecchi.
Risultati attesi
– RENDIMENTO: i nuovi titoli conserveranno grande appetibilità fino a quando i rendimenti usualmente praticati sul mercato saranno negativi (cioè per moltissimo tempo).
– TRASPARENZA e PROFITTABILITA’: se qualche banca vuole controllare la nuova “banca unica” potrà comprare sul mercato i titoli degli attuali obbligazionisti subordinati.
-RENDIMENTO: “la banca unica” potrà lucrare dalla vendita dei crediti deteriorati (che torneranno ad essere sotto la propria gestione anche se “separata”).
-FINANZIAMENTO: il finanziamento della Banca “nuova” realizzato con la emissione che si propone potrà essere ridotto qualora il management dovesse trovare forme di aumento di capitale prive di costi (aumento di capitale con emissione di nuove azioni).
-CRESCITA DI VALORE: capitale della banca crescerà dell’importo delle subordinate più quello dei prestiti effettuati dalle banche salvatrici.
“La Banca d’Italia ha dato prova di grande disponibilità nell’ascolto delle nostre proposte – commenta Luigi Gabriele del Codici – proposte che vanno oltre alla crisi odierna, ma guardano al futuro! A breve presenteremo le nostre soluzioni anche al Presidente delle 4 banche  Nicastro, sperando di trovare tutti insieme una soluzione costruttiva”


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