Ieri, 6 aprile, si è ricordata la tremenda tragedia del sisma che esattamente 5 anni fa colpì l’Aquila e altri paesi dell’Abruzzo: dopo 5 anni però i conti non tornano perché sono troppo pochi gli edifici ricostruiti nel centro del capoluogo abruzzese e in molte delle 56 frazioni colpite. Con circa 8 miliardi e mezzo di euro spesi, la devastazione dei centri è ancora tutta lì, il tempo quasi sospeso. I dati sulla ricostruzione forniti dal comune dell’Aquila parlano di 11.825 interventi di ripristino conclusi a fine dicembre 2103 sui 22.841 previsti. Mentre sono 18.657 le persone assistite, che vivono ancora in alloggi provvisori, di cui 11.699 nelle new town (progetto C.A.S.E L’Aquila) e 2.464 nei moduli abitativi provvisori (progetto map L’Aquila).
Un conteggio delle risorse stanziate, impegnate e spese lo fa invece il Ministero della Coesione territoriale (soppresso dall’attuale il governo) in una nota sullo stato di attuazione degli interventi per la ricostruzione e lo sviluppo dell’Aquila e degli altri Comuni di gennaio 2014: 12 i miliardi di euro stanziati ad oggi per l’emergenza, gli interventi di ricostruzione e di sviluppo per L’Aquila e gli altri comuni colpiti: 10,5 miliardi stanziati fino al 2012 a cui vanno aggiunti 1,2 miliardi stanziati nel 2013 e 600 milioni stanziati nella legge di stabilità per il 2014.
Escludendo questi ultimi 600 milioni, gli 11,4 miliardi di risorse stanziate si possono raggruppare in tre categorie: emergenza, assistenza e altro (4,7 miliardi), ricostruzione edilizia pubblica (1,5 miliardi), ricostruzione edilizia privata (5,2 miliardi). Nel complesso, sono stati impegnati 8,3 miliardi di euro e spesi 6,3 miliardi, di cui 3,5 durante la fase dell’emergenza per attività differenti dalla ricostruzione pubblica e privata.
Dei 1,5 miliardi stanziati per l’edilizia pubblica, 900 milioni sono stati impegnati da parte degli enti attuatori e 200 milioni circa sono stati spesi. Restano da impegnare circa 600 milioni. Sui 5,2 miliardi stanziati per l’edilizia privata, 3,8 miliardi sono stati impegnati e 2,6 spesi. Rimangono da impegnare 1,4 miliardi.
“A fronte dei soldi spesi, solo il 20% del centro storico dell’Aquila è stato ricostruito – commenta Rossella Muroni, direttore generale di Legambiente – il resto è ancora un groviglio di ponteggi e puntellamenti, una parte dei quali necessiterebbe di manutenzione, e quel 20% è quasi tutto riferito alla ricostruzione residenziale. Soltanto una chiesa è stata restaurata e riaperta al culto. Le frazioni, poi, in molti casi sono ancora alle prese con la progettazione di un piano di ricostruzione. E’ evidente che la ricostruzione, dell’edilizia pubblica e privata, deve cambiare passo, insieme all’impegno della politica – prosegue Rossella Muroni – che ci auguriamo possa essere concreto, diverso da quelle promesse a effetto che hanno prodotto ben pochi risultati per la rinascita dell’Aquila e dei luoghi simbolo della sua identità, il ripristino dei piccoli comuni e il ritorno alla normalità della vita dei loro abitanti”.
“Nonostante il tempo perso, l’Aquila deve essere ricostruita in modo corretto e senza speculazioni – aggiunge Francesca Aloisio, presidente del circolo Legambiente dell’Aquila – Siamo convinti che, con la volontà di portarla avanti e il dovuto controllo, una ricostruzione ecosostenibile e all’insegna della legalità sia possibile. L’Aquila può diventare un esempio modello di città sostenibile e un punto di riferimento per l’urbanistica mondiale”.


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