Nonostante la proroga al 28 marzo dell’offerta pubblica di transazione proposta da Veneto Banca e Banca Popolare di Vicenza, non è stata raggiunta la soglia dell’80% di adesioni ritenuta necessaria per avere il via libera al salvataggio con soldi pubblici da parte della Bce e dell’Europa. Il destino dei due istituti bancari è dunque nelle mani delle istituzioni europee, anche se il bail-in sembra avvicinarsi: secondo quanto scrive FinanzaOnline, “diversi opinionisti parlano ormai di un destino già deciso, quello del bail-in” e le autorità europee “potrebbero rispondere no alla richiesta di salvataggio dei due istituti, che lo scorso mese hanno presentato un piano che prevede aiuti di Stato per un valore fino a 3,3 miliardi di euro e una conversione di bond subordinati per un valore di circa 1,2 miliardi di euro”.

veneto-bancaLe adesioni alla proposta di transazione sono inferiori all’80%. Per Popolare di Vicenza si fermano al 71,9% mentre per Veneto Banca si attestano a un livello inferiore. Veneto Banca informa in una nota che “al netto delle posizioni irrintracciabili,  la percentuale degli azionisti aderenti è pari al 75%  circa del totale, corrispondenti al 68,2% delle azioni VB rientranti nel perimetro dell’Offerta di Transazione. Le strutture della Banca completeranno nel minor tempo possibile i controlli necessari per disporre di un dato certo e definitivo circa il risultato dell’Offerta, così da consentire, in occasione della riunione consiliare dell’11 aprile”, di “decidere in merito alla rinuncia alla condizione sospensiva rappresentata dal raggiungimento della soglia dell’80% delle adesioni e di procedere, conseguentemente, al versamento del riconoscimento economico spettante agli azionisti che abbiano aderito all’Offerta”.

Veneto Banca ricorda poi che il 7 marzo ha deciso di costituire “un fondo per  complessivi 30 milioni di euro a sostegno degli azionisti che versano in condizioni disagiate. L’iniziativa, – prosegue l’istituto – subordinata all’efficacia dell’Offerta di Transazione, si basa sulla consapevolezza della presenza di situazioni di impoverimento e grave disagio sociale che coinvolgono alcuni azionisti risparmiatori di Veneto Banca, oltreché sulla forte volontà di ricostruire un rapporto di fiducia tra la Banca e i suoi soci risparmiatori”.

Una situazione che ovviamente desta la preoccupazione delle associazioni dei consumatori. Adiconsum chiede alle Autorità di vigilanza europee di non rimandare ulteriormente le decisioni sugli istituti bancari e al tempo stesso chiede alle banche di attivare una conciliazione paritetica. “Vogliamo discutere con le due banche alla pari sia sull’offerta transattiva che sull’ISEE di 13.000 euro per accedere al tavolo del welfare”, dice l’associazione.

“Sono circa 190.000 gli azionisti coinvolti in questa vicenda di ennesimo risparmio tradito – ha detto Walter Meazza, presidente di Adiconsum nazionale –  che hanno visto i risparmi di una vita divenire carta straccia. Non solo: le lungaggini delle autorità europee che da due anni vigilano sulle banche venete stanno danneggiando seriamente i già precari equilibri patrimoniali di queste due banche che, a seguito del panico dei depositanti, da ormai un anno stanno perdendo 1 miliardo di euro al mese di raccolta.  Invece che agire allo scaricabarile da parte della Vigilanza Unica – dice Meazza – chiediamo al Governo di procedere rapidamente e senza ulteriori indugi, ad attuare quanto previsto nel decreto “salva risparmio” in materia di ricapitalizzazione precauzionale”.

“L’offerta transattiva fatta ai risparmiatori delle due banche – dichiara Carlo Piarulli, responsabile nazionale Credito di Adiconsum – è assolutamente insoddisfacente, come insoddisfacente riteniamo sia il reddito ISEE di 13.000 euro indicato dal tavolo del welfare quale criterio per valutare se innalzare o meno l’offerta del valore delle azioni in possesso delle famiglie. Vogliamo discutere alla pari con le due banche su entrambe le offerte rivolte ai risparmiatori e in mancanza di tale confronto le uniche strade percorribili per loro sono quella della giustizia ordinaria e del ricorso all’Arbitro bancario finanziario (ABF) e, dal 9 gennaio scorso, all’Arbitro per le controversie finanziarie (ACF). Abbiamo già avviato 100 cause pilota, i cui esiti dovrebbero arrivare per il prossimo giugno. Nel frattempo rimane sempre valida la nostra proposta alle due banche di aprire la procedura della conciliazione paritetica, che potrebbe essere utile per riappacificare le banche col territorio”. 

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