WELFARE. Cala la spesa per interventi sociali dei Comuni. I risultati del V° Rapporto Spi Cgil
I Comuni capoluogo mostrano divari enormi nella spesa pro-capite per gli interventi sociali, che nel 2003 ha messo in mostra una battuta di arresto, con una contrazione di risorse addirittura del 20% al Sud. Hanno inoltre ridotto a partire dal 2003 la spesa corrente e, in particolare, le risorse destinate al welfare e agli interventi per la gestione dell’ambiente e del territorio. Questi i risultati principali emersi dal 5° Rapporto sul welfare locale svolto dall’Osservatorio nazionale del Sindacatao pensionati (Spi) della Cgil e presentati oggi a Roma.
A determinare il ridimensionamento dell’intervento di spesa – ha commentato Michele Mangano, segretario nazionale Spi Cgil gli effetti del patto di stabilità sui vincoli della spesa e anche la contrazione delle entrate, determinate da un progressivo taglio ai trasferimenti erariali.
In particolare, l’indagine ha esaminato la spesa, per il triennio 2001-2003, dei Comuni di grandi dimensioni, con popolazione superiore ai 200mila abitanti. Questi – si legge nel rapporto – hanno ridotto di circa il 2% le spese correnti. I tagli sono stati giustificati con le operazioni di "razionalizzazione degli sprechi e inefficienze, ma a subirne le conseguenze sono stati anche i servizi alle persone e per lo sviluppo delle comunità, visto che la spesa corrente qualifica l’azione amministrativa nell’assicurare la qualità della vita sotto il profilo sociale, culturale ed economico. Sul fronte dei tagli alle spese correnti primeggia Roma (-7,67%), seguita da Bari (-5,55%), Padova (-4,97%) e Napoli (-4,68%). Al contrario proprio nella capitale (+281,71%), a Napoli (+118,43) e a Venezia (+130,45) si sono registrati gli incrementi più elevati delle spese in conto capitale. Questa accelerazione – continua il rapporto – deriva in parte dai cospicui finanziamenti straordinari messi in campo dai fondi strutturali, dalle risorse Cipe e dall’avvio dei cantieri per le grandi opere.
Il 2005 anno nero per le politiche di contrasto alla povertà e all’esclusione sociale. Secondo il rapporto, rispetto al 2004, famiglie e persone a rischio di disagio hanno perduto contributi per circa 700 milioni di euro, ai quali potrebbero essere aggiunte alcune centinaia di milioni di euro, destinati in passato agli enti locali, per la realizzazione di interventi integrati e di promozione sociale. Secondo l’indagine il ridimensionamento dei fondi sociali è stato causato dalla disputa Stato-Regione sulle competenze istituzionali in materia di assistenza e le scelte adottate dal Governo nella lotta alla povertà, che hanno privilegiato la leva fiscale piuttosto che la promozione dei servizi sociali mirati alla persona.
Dalla ricerca è emerso inoltre un forte squilibrio territoriale esistente nel welfare dei comuni. Le diversità si registrano in quelle regioni dove scarseggia la cultura del sociale che viene vissuto in termini assistenziali e non invece, nell’ottica della riproduzione sociale. "Il risultato – ha dichiarato Mangano – è che i cittadini riescono a fruire dei diritti non tanto in ragione della loro necessità e dei bisogni ma in dipendenza del luogo in cui tali bisogni emergono".
L’Osservatorio ha abbinato alla presentazione del rapporto sulla spesa sociale nei comuni l’illustrazione di una ricerca del Cer sulla transizione al federalismo in sanità con particolare riferimento ai dati relativi alla spesa farmaceutica. In particolare, il rapporto Cer ha rilevato che dopo l’abolizione dei ticket nazionali sulle ricette le regioni hanno percorso strade diverse per contenere la spesa. "La cosa certa – ha aggiunto Mangano – è che all’inizio dell’abolizione dei ticket nazionali, il primo risultato è stato un incremento del 40% della spesa farmaceutica. Alcune regioni introdussero il ticket per contrastare questo andamento di crescita, ma queste azioni non furono la vera determinante del rallentamento che ci fu in seguito. Un ruolo prevalente è stato svolto dalla diminuzione che si è stati capaci di indurre nei prezzi dei farmaci e nel costo medio delle ricette". "Il federalismo – ha proseguito l’On. Rosy Bindi – ha determinato un aumento del divario tra il nord ed il sud della penisola. Per intervenire sul sistema sanitario è prima di tutto necessaria una riforma più generale di tutta la politica del welfare".
