AMBIENTE. Il clima cambia la primavera e l’agricoltura: incontro Coldiretti
Le anomalie della primavera 2008? Rondini avvistate in gennaio, orsi già svegli dal letargo, fioriture anticipate di mandorli e peschi, prodotti fuori stagione, api in crisi e anche allergie in anticipo rispetto al passato. L’anno in corso si piazza al quindicesimo posto fra i più caldi degli ultimi duecento anni e registra una diminuzione delle precipitazioni del 27 per cento, secondo quanto indicano i dati dell’Istituto di Scienze dell’Atmosfera e del Clima del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Bologna, rispetto al periodo 1961-1991. A rilevare le ripercussioni dei cambiamenti climatici su natura, ambiente e colture è la Coldiretti nell’ambito dell’incontro "Il clima cambia la primavera" organizzato per "fare il punto" sui cambiamenti climatici in occasione della primavera 2008.
Con i cambiamenti climatici si spostano anche le colture: l’olivo, ad esempio, si è spinto fin quasi a ridosso delle Alpi. "Gli effetti del surriscaldamento del pianeta non sono solo la migrazione a nord delle principali colture mediterranee, ma anche – precisa la Coldiretti in una nota – il cambiamento delle condizioni ambientali tradizionali per la stagionatura dei salumi, per l’affinamento dei formaggi o l’invecchiamento dei vini. Una situazione che di fatto mette a rischio di estinzione il patrimonio di prodotti tipici Made in Italy che devono le proprie specifiche caratteristiche "essenzialmente o esclusivamente all’ambiente geografico comprensivo dei fattori umani e proprio alla combinazione di fattori naturali e umani". Un paniere di prodotti che ha superato i 20 miliardi di euro in valore e che registra primati mondiali nei vini, nei prodotti a denominazione di origine e nelle specialità tradizionali".
"Aumento dell’intensità delle precipitazioni, sfasamenti stagionali con autunno caldo e primavera anticipata, numero di giorni consecutivi con temperature estive elevate, modificazione dei regimi pluviometrici e aumento medio della temperatura sono i principali cambiamenti climatici osservati": è quanto afferma Simone Orlandini, Direttore del Centro di Bioclimatologia all’Università di Firenze. Per il presidente della Coldiretti Sergio Marini "l’Italia è tra i paesi più esposti agli effetti dei cambiamenti climatici e i riflessi che questo provoca sull’ambiente e sulla natura, mettendo a rischio il patrimonio di biodiversità e le coltivazioni tradizionali, non possono essere trascurati". Oltre la metà del territorio italiano è a rischio desertificazione. Si tratta di processi che rappresentano dunque una sfida per l’agricoltura, la quale – rileva Coldiretti – deve interpretare il cambiamento e volgere a una gestione dell’acqua con sistemi di irrigazione a basso consumo e con lo sviluppo di coltivazioni a basso fabbisogno idrico.
E per i consumatori attenti al risparmio energetico? L’organizzazione ricorda le opportunità offerte dai prodotti "a chilometri zero" che non devono subire lunghi spostamenti: "Secondo le stime della Coldiretti consumando prodotti di stagione una famiglia può risparmiare fino a una tonnellata di anidride carbonica (CO2) all’anno, tenuto conto che per trasportare a Roma un chilo di ciliegie dall’Argentina in aereo per una distanza di 12mila km si consumano 5,4 kg di petrolio mentre per un kg di pesche dal Sudafrica nel viaggio di 8mila chilometri si bruciano 4,35 kg di petrolio e infine gli arrivi di ogni kg di uva dal Cile richiedono la combustione di 5,8 kg di petrolio".
