ECONOMIA. Pil, agricoltura in controtendenza. Confesercenti: “Tagli alla spesa e meno tasse”

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Pil in calo: l’agricoltura è in controtendenza ma le stime complessive Istat sono di crisi e per questo, se dagli agricoltori arriva il riconoscimento del trend del settore produttivo, la Confesercenti chiede invece "tagli rigorosi della spesa" e "meno tasse". Sono i primi commenti arrivati ai dati odierni dell’Istat che parlano di un meno 0,9% del Pil nel 2008 rispetto al 2007.

"L’agricoltura è l’unico settore in controtendenza che fa registrare una crescita percentuale del valore aggiunto nel 2008 a conferma che la campagna può svolgere un ruolo anticiclico a sostegno dell’economia": è quanto afferma la Coldiretti, per la quale "in Italia occorre superare le distorsioni nel passaggio degli alimenti dal campo alla tavola che colpiscono i redditi delle imprese e dei consumatori". Per l’associazione bisogna affrontare i rapporti di filiera perché, afferma, fra i prodotti alimentari "solo 17 centesimi sui 100 spesi dai consumatori rimangono nelle tasche degli agricoltori che devono anche affrontare crescenti costi di produzione". La Cia-Confederazione italiana agricoltori sottolinea però che il dato positivo fa seguito a un triennio di flessioni: "L’agricoltura è l’unico settore produttivo che segna una crescita. Il valore aggiunto, secondo le prime stime, dovrebbe aumentare nel 2008 dell’1,2%. Un incremento che, tuttavia, non deve trarre in inganno – commenta il presidente Giuseppe Politi – Il dato positivo dell’anno passato fa, infatti, seguito ad un triennio (2005-2007) di continue e preoccupanti flessioni che sono state affatto recuperate. Non solo. Lo scenario del mondo agricolo italiano resta difficile, con imprese in grande affanno, sempre più strette da pesanti costi produttivi e da gravosi oneri contributivi e burocratici".

Molto critica la posizione di Confesercenti. "I dati del Pil ci dicono che il peggio è davanti a noi. Se in soli sei mesi del 2008 si è accumulato gran parte di quel meno 0,9% finale e se quest’anno si parte già con un handicap di meno 1,8% rischiamo di vedere materializzarsi le peggiori previsioni sulla crescita con conseguenze pesanti su imprese e occupati: solo nel commercio il saldo negativo di 38 mila imprese del 2008 finirà per toccare quota 50 mila nel 2009 con oltre centomila posti di lavoro perduti. A questo punto non bastano gli incentivi, occorre più coraggio: tagli forti e rigorosi alla spesa in primo luogo perché non possiamo permetterci più spese improduttive. E riduzioni efficaci di una pressione fiscale insostenibile con una rivisitazione al ribasso – che pretendiamo – per gli studi di settore. Se non si agisce in questa direzione ci si assume una gravissima responsabilità di fronte al Paese".

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