SICUREZZA ALIMENTARE. Aranciate senza arancia, è protesta

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Possibilità di vendere sul mercato bibite al gusto d’arancia senza neanche una minima percentuale di agrumi. La novità è prevista dal progetto di Legge Comunitaria che taglia l’obbligo del contenuto minimo del 12% di succo di agrumi previsto per queste bevande. Il Senato, nel recepire l’annuale Legge Comunitaria, ha infatti approvato l’art. 21 della legge che prevede la possibilità di commercializzare bibite con colore e aroma d’arancia pur essendo prive del vero succo d’agrume. Ora la legge dovrà essere ridiscussa alla Camera.

Per la Coldiretti, "la sostituzione del succo con aromi e coloranti non è solo un inganno per i consumatori ma pone seri dubbi sugli effetti per la salute considerato che molte di queste sostanze sono oggetto di studi e verifiche per il loro supposto effetto negativo sui bambini (iperattività). D’altra parte l’elevato contenuto di zuccheri ha sicuramente effetti negativi sul preoccupante aumento della percentuale di casi di obesità e sovrappeso tra i giovani". L’organizzazione ricorda inoltre i dati dell’indagine "Okkio alla Salute" condotta dall’Istituto Superiore di Sanità nel 2008: l’abbandono della dieta mediterranea, con una diminuzione del 20% dei consumi di frutta e verdura negli ultimi cinque anni, è una delle cause dell’aumento dell’obesità insieme alla scarsa attività fisica. Si stima che un terzo dei bambini fra 6 e 11 anni sia obeso o sovrappeso.

Per Adoc si tratta di una "decisione gravissima" che danneggia consumatori e Made in Italy. "Approvare il commercio di aranciate finte, prive di vero succo d’arancia, è gravissimo – dichiara Carlo Pileri, presidente dell’Adoc – i consumatori, soprattutto i più giovani, subiranno un gravissimo danno, sia economico che nutrizionale, si mette a rischio la salute e la qualità dell’alimentazione dei cittadini. Non solo, permettendo la messa in vendita di tali bibite, si crea un danno di centinaia di milioni di euro ai produttori di arance e al Made in Italy". Per l’associazione è "opportuno agire a livello europeo con l’intento di realizzare, al massimo livello, un’uniformità normativa in merito alla produzione dei beni agroalimentari".

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