Codici: il consumatore nel mercato dell’energia, Homer Simpson o Superman?

Energia, consumi e comportamento dell’utente finale. Questi i temi principali al centro di un incontro che si è svolto nella mattinata di oggi presso la sede del Cnel, organizzato da Codici (Centro per i diritti del cittadino). Alla tavola rotonda erano presenti autorità pubbliche del settore, rappresentanti del mondo delle imprese erogatrici dei servizi e di alcune associazioni di consumatori. Lo scopo della discussione è stato di comprendere il vero atteggiamento dell’utente nei confronti della scelta della compagnia e della tariffa di luce, acqua e gas a lui più congeniale. Una delle prime riflessioni emerse ha evidenziato che il comportamento del consumatore è tutt’altro che perfettamente razionale nelle sue preferenze. Di fatto, per essere tale, dovrebbe avere a disposizione un ampio panorama di informazioni su cui basare le sue scelte ma nella realtà dei fatti non è mai così.

Luigi Gabriele, Responsabile Relazioni istituzionali di Codici, e Stefano Bruni, Gdl Istat, sottolineano che, dati alla mano, tra il 53% degli italiani che leggono la bolletta, il 40% lo fa solo quando i consumi gli sembrano troppo alti e, quando si tratta di scegliere l’operatore a cui affidarsi per l’erogazione del servizio, lo si fa sulla spinta emotiva data da una più o meno reale possibilità di risparmio. Attualmente, però, non è presente alcuno strumento che consenta al consumatore di valutare puntualmente il suo utilizzo di energia, sia essa elettrica, termica o idrica, e quindi scegliere realmente l’offerta che più lo fa risparmiare. Una carenza che, secondo il Senatore del Movimento 5 Stelle, Gianni Girotto, va sanata al più presto al fine di indirizzare il consumatore verso preferenze che siano a vantaggio del suo interesse economico e producano esternalità positive sulla società attuale e futura.

In tempi di crisi, infatti, le spese per i servizi rappresentano una voce considerevole per i bilanci delle famiglie. Per questo, le scelte dei consumatori vanno orientate al risparmio e ai benefici estesi sull’intera collettività, in un’ottica di sviluppo sostenibile anche per le generazioni a venire. Parametri di valutazione come il Pil non sembrano oggi sufficienti a descrivere la complessità e le condizioni del sistema economico e sociale. Per questo da tempo si parla di una sostituzione con altri misuratori come il BES (Benessere Equo e Sostenibile). Si tratta di un indicatore che tiene conto contemporaneamente di fattori economici, sociali e ambientali che determinano la qualità della vita.

Il settore dei servizi energetici ha un ruolo importante nel miglioramento del benessere generale e le imprese giocano un ruolo fondamentale nel grado di soddisfazione del cliente. “Al momento”, dice Laura Vecchi, dirigente della Divisione Sistemi e mercati elettrici del Ministero dello sviluppo economico, “tale livello di soddisfazione percepito è piuttosto basso a causa di una consistente carenza informativa”. Tale mancanza di informazione si ripercuote sulla consapevolezza delle scelte da parte del consumatore che finisce con l’assumere il comportamento di un “Homer Simpson” totalmente disorientato e volubile. Cosa fare dunque, per invertire la rotta? L’approdo ottimale sarebbe quello, spiegano dal Codici, di far diventare l’educazione al consumo una materia scolastica vera e propria. Più realisticamente e in tempi più brevi si potrà, forse, intervenire sul miglioramento della qualità dell’informazione dalle aziende erogatrici di servizi verso gli utenti. “Informazione che”, aggiunge Girotto, “dovrà essere chiara, semplice e puntuale”.

 

di Elena Leoparco

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